Fulvio Michele Vanacore



POESIA: IL GERMOGLIO

Ci furono dei giorni in cui mi sentivo come addormentato.
Era molto tempo indietro
un milione o forse due
milioni d’anni fa.

più o meno
un milione e settecentocinquemila anni orsono
c’erano dei giorni in cui ero proprio
come addormentato.
Mi alzavo di buon’ora
come avessi dovuto fare chissà che
un lavoro
una riunione
un vertice di guerra.
Ed invece io mi alzavo
cucinavo
poi leggevo
qualche pagina
e nemmeno tutti i giorni
poi mangiavo
e mi sedevo
ed ero stanco.
Come avessi lavorato.
E mi chiedevo: « C’é forse davvero qualche male
in questo lasciar correre il mio tempo
e nel frattanto crescere
all’interno
un pochetto
un giorno dopo l’altro?».
Perché non succedeva niente forse
fuori
ma dentro…
Un uomo germogliava in quell’involucro di carne
che sciabattava dalla sala al cucinotto e poi sul letto
ed il divano e sul balcone con il cuore a pezzettini
l’aria muta ed immutabile
serafica
un risolino qualche volta.
Quello li
non ero io
era come un terreno coltivato
in pieno inverno
sotto un cielo monocromo
qualche corvo
vento freddo
E dentro
in fondo
come fosse stato a quattro metri
sottoterra di quel campo coltivabile sotto un cielo monocromo
la sotto a quattro metri stava un seme
che era rotto
e dalla spaccatura
un piccolo germoglio
con gran calma
ed una forza spaventosa
di millimetro in millimetro
si faceva strada in quella terra dura
che era fatta dei detriti di una vita
di ricordi
amori infranti
parolacce
arrabbiature
inettitudini bestemmie malumori
quel germoglio risaliva le scorie di una vita
con la fede
che al momento
quello giusto
finalmente
sarebbe stato il cielo. – 19/02/2017

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