POESIA: Mi resi conto in quell’istante che tutto era stato vano
Il sogno sarebbe rimasto li, a morire nell’anima
Li proprio dove era cresciuto
a pulsare e pulsare nelle vene battenti.
un urlo concepibile solo agli occhi di dio – 18/04/2017
Mese: aprile 2017
Paolo Crotti
POESIA: LA STELLA PIU’ VICINA
Così come la goccia,
perfetta nella sua forma
scende dalla punta del dito
per depositarsi sul palmo
raccogliendo il riflesso
dello sguardo che si alza
così la stella,
quella stella così vicina,
raccoglie i pensieri
che cadono dagli occhi
occhi così distanti
dal punto in cui si unisce la forma
che a stento il respiro dell’anima
si riprende
un leggero arcobaleno di pensieri
si rincorre
su quella strada segnata
che porta lontano, distraendosi
qualche volta
per gustarsi quella stella,
la stella più vicina
che raccoglile i suoni
che cadono dalle orecchie
una leggera brezza
da destra a sinistra
sfiora il gemito di due labbra
piene di calore
che girando verso
quello spicchio di cielo
raccolgono il bagliore di quella stella
la stella più vicina
quella stella che
raccoglie le parole
che cadendo dalle labbra
si spandono a goccioline
luminose che senza sforzo
si raccolgono sulla punta del dito – 18/04/2017
Iolanda Trotta
POESIA: Respiro,
la vita
dalle radici che
mi hai dato,
ormai fragili,
sotto una terra
avara,
ove il destino
ha infranto
le ali
del tuo canto.
Ti cerco
nel respiro
degli affanni,
ma non riesco
ad aprire la tua
porta,
eppure ci sei…
Ti percepisco
come pura evanescenza,
nei colori dorati
del sole,
nelle perle di rugiada
del mattino,
nella schiuma
briosa
dell’onda remota.
Tu hai
voluto che fossi
alito,
alito d’amore,
da quando
mi volesti
nel tuo mondo,
e mi conducesti
sull’irto sentiero
del respiro.
Un’immensa lastra
di cristallo
unisce la terra
al cielo.
Solo lì,
io mi ritrovo,
oltre il confine
dei monti,
oltre l’azzurro
manto
del mare.
Lì, dove si unisce
e si confonde
il respiro
dell’immenso.
Qualcosa di me…
– 18/04/2017
Zailla Tosi
POESIA:
Leggera volavo,
strappata a un pettirosso
appena di rosso tinta
io piccola piuma…
mi alzavo e abbassavo
nel tepido vento
dell’incipiente primavera.
Passeggiavo leggera piuma
tra gli alberi
e le case della grande città .
mi posai alfin su le foglie verdi
di un vaso posto a rischio
su un davanzale
e subito mi parve esser sbocciato
come vago e prematuro fiore…
il primo fiore di primavera.
Improvvisa una folata di vento
mi portò lontana.
Dai vetri mi seguirono curiosi
due occhi delusi di un bambino.
Zailla 4 Ottobre 2016 – 18/04/2017
Massimo Quadrana
POESIA: Che cosa abbiamo da perdere?
Cosa rimane da salvare?
I nostri sguardi tristi,
Persi nel maestrale della sera?
I nostri risvegli sempre più bruschi,
Sempre più duri?
Abbiamo perso per sempre i nostri giovani anni.
Salvami amore,
Salva il mio respiro sul tuo cuscino,
Io salverò il tuo,
Brezza leggera ,
Mare mai troppo vicino. – 18/04/2017
Silvia Minelli
POESIA: L’ALTRO MONDO
Vola pensiero
più in alto di questo cielo
più in alto di questi muri
che impediscono di immaginare.
Aldilà di questo mondo
oltre questa mia vita
c’è un qualcosa di più vero.
Lo so non potrò mai afferrare l’infinito
ma potrò avere la libertÃ
come un uccello colorato
ti fa volare oltre questi muri
ti fa credere negli uomini
Finché non avremmo afferrato l’infinito
l’arcano non si svelerÃ
dovremmo far volare ancora il pensiero
librarlo nei cieli della fantasia. – 18/04/2017
Anna Avelli
POESIA: PER LE STRADE DEL MONDO
Senza te, solo desolazione.
No, non si può aspettare!
Tu ci hai insegnato,
ma noi non abbiamo imparato,
non abbiamo voluto,
non abbiamo saputo? E ora…
Il sapore di polvere dentro la bocca,
l’odore di sangue s’infiltra,
nelle narici permane…
Quando l’hai vista una volta, la morte
é giá troppo,
se ingiusta, é giá troppo…
Braccati, gli infelici, vagano
attendendo la tua discesa.
Aspettare, questo solo rimane!
Come un pendolo tic tac, tic tac,
tac, tac, tac..
I secondi eterni,
si specchiano
nelle orbite vuote di chi
non può più
attendere…
Ma chi arriverá,
lo farà anche per loro…
Anche per
loro.
Anna Avelli. – 18/04/2017
FRANCESCO LAMARRA FRANCESCO
POESIA: IL RITORNO
Tanti anni sono passati
da quel giorno che decisi di andare via
troppi-troppo tempo lontano dai miei cari e dai posti dove ho passato la mia fanciullezza.
Adesso sento tanta amarezza,
sento la mancanza più di tutto
della mia Mamma
ed è a lei che rivolgo queste mie parole che il cuore mi detta.
Ti chiedo perdono per averti sottratto
la possibilità di prenderti cura di me,
con i tuoi piccoli gesti “come rincalzarmi il letto ,oppure prepararmi da mangiare con le tue mani d’oro, la possibilità di curarmi quando stavo male”.
MAMMA…….
Perdonami per tutto il male che ti ho fatto: Emigrando, ma sappi che quando sarà , che il Signore mi chiamerà ,
RITORNERO’ ,
e mi rifuggirò fra le tue braccia
fino alla fine dei giorni . – 18/04/2017
GIANCARLO ROSATI (poeta dell’amiata)
POESIA: ANNI DI FELICE POVERTA’
I ricordi vanno e vengono, direzione infinita,
quegli anni eran belli e verdi della mia vita,
quando il divertimento non era il telefonino,
un semplice gioco tra ragazzini, nascondino.
O giocare nella piazzetta di erba e di terra fatta,
due sassi per porta un pallone rotto pieno di carta,
sudati fradici correndo per quella piazza,
esultando ad ogni goal come giocatori di razza.
Poi le corse su quelle strade sterrate o imbrecciate,
ogni caduta sbucciature e degli amici le risate,
si vince, si perde, a volte si piange di dolore,
vorresti esser uomo ma ancora non è pronto il cuore.
Figlio di brava gente che puzzava di sudore, contadini,
sveglia presto il mattino tanto lavoro pochi quattrini,
con pioggia o neve andavo a piedi a scuola, niente bici,
solo la domenica pomeriggio andavo con gli amici.
Tanti ricordi, tanti sogni sfumati, qualche amore passato,
tanta voglia di esser qualcuno, per esser ricordato,
poi succede che la vita ti porta dove il destino vuole,
dei miei tanti sbagli e imposizioni tuttora mi duole.
– 18/04/2017
Patrizia Angelozzi
POESIA: Parte da un’intuizione, da un pensiero traverso,
a volte molesto. Esulta, fuoriesce, scomposta e dannata, mesta e silenziosa, urla e distesa regala.Sui fianchi e nei resti di cibo masticato in fretta, per non perdere una briciola di fame.
L’eccezione è animale e selvaggia, casta, nuda e pura. E’ ardente mentre si attarda nel consumare l’ultimo carbone acceso, il residuo di fresco legno che un po’ resiste al fuoco mentre si lascia bruciare.
E’ il salto ad occhi chiusi, dentro, in fondo, in superficie, sullo strato erboso, dentro una nube di neve, ad occhi aperti dentro un’onda che arriva .. – 18/04/2017