Malagnino Marino José



POESIA: Abbandonata al sonno davi avanspettacolo,
morbido lento come una macchina. Sulla faccia
non sono pronosticabili i tuoi sonni. E bisogna
stare attenti ai balletti di sopracciglia e musetto
quando imitano lo stropiccìo di un cisto
ma senza emettere alcun odore
E con mellifluo sguardo involuto ad ape mellifera o a calabrone…

Con la punta delle mani cerco fra le tue
mani la linea della vita quelle sue interpunzioni
per determinare quanto lunga sarà e se sarò
quello che stringerà quotidianamente, come il pane,
un salmo al banchetto, il palmo in mezzo alla folla confusa o metto al dito un anello oppure lo porto all’altare
con finte felicitazioni. Un ghigno e torno a tuffarmi nei ricordi…

Le pinne restano sul bordo di graniglia
E lasciavi m’immergessi senza boccaglio
Senza vestito. Tu priva di muta e piena di acca che va
messa sempre comunque
fai i compiti con le labbra. Cifrari mormorati
E centinaia di lepidotteri nei reciproci stomaci
a quel tempo immerso nel tuo corpo acquatico di saliva sudore e umori.

Disimparavo il naso se non per respirarti
fatta d#039;aria come eri fatta d’aria come il tuo zodiaco
Faccia stanca di sbuffi. Purchessia una taumaturga.
Ha attraversato già il trentaduesimo canto, quelle basse temperature:

Le immagini di Doré, che scaldano il torso
all’altezza del petto, come una storia vera
con la legna finita
e l’unica possibilità è un’emozione, un’aritmia, un sussulto

che ti incendi i lobi
delle orecchie, di porpora,
adesso di gesso albicante. Non sposta
un dito ne aspetta dieci su di sé fatti teneri rastrelli. Giacché

la noia è l#039;inferno della indifferenza
a cui bisogna scampare, non fare il filarino.
Guarisce la tua presa.
Se ti dai o prendi il risultato è uguale la concessione è tua
La gelosia è un monocolo sui palchi spogli
Così la notte, le notti senza calma.

Come mi vedevi con gli occhi chiusi e sonnecchiosi
non eri tu. Eri tutta l’umanità. E si v
a bisdosso si trotta o si cavalca con l’eleganza di un andaluso dal baio manto

o sul tuo slavato manto
sempre più perlaceo. Muovo una mano
sul tuo viso ogni volta che non è un viso da foto
Chiedo ai tuoi occhi di portare fuori gli ombrelli

e si tengano la pioggia, perché a volte è anche un guizzo di risa,
però purché portino via
dalla tua testa e non tornino più i pensieracci del mattino | sorgente: http://www.poetipoesia.com/scrivi-al-direttore/ – 19/12/2017

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