Dosio Federica

POESIA: Accumulo i pensieri in un cassetto
Li strappo
Li accartoccio
Li attorciglio e li riprendo
Fisso il vuoto e mi spavento
Ascolto il cuore
E mi lamento
Non c’è più niente,
Dentro il mio petto.
Mi punge il tormento
Sul collo
Di un ricordo
Con il fiato corto.
Ha sapore di birra
Ma puzza di morte
Non c’è sentimento
Non c’è orgoglio
Non c’è vita in questo castello
Abbandonato alle sue fosse
Come occhiaie
Con il sangue sulle porte
Senza scaccia incubi
Con le gambe troppo corte
Per scappare
E mura troppo alte
Da scavalcare
La notte.
È nascosto sotto il letto
Quando dormo e poi mi sveglio
O quando sveglia poi mi cerco
Scappa il buio
Inciampando
In una trappola per topi
Poi i mostri zoppicano fuori
E rido,
Rido di gusto
Rompendo il silenzio.
L’ironia della sorte
È che adesso li guardo negli occhi
Senza avere più paura
Senza provare compassione
O dolore
Senza provare niente.
Affido a te l’onore di uccidermi ancora
Per ritrovare il sole
Ma prima sei tu
Che devi trovarmi
E sarà difficile
Se nemmeno io
So dove mi trovo.
Forse non avevo ragione
E non ne ho mai avuta davvero
Forse è stata tutta una bugia
Ma almeno è bastato
Quell’attimo
Per scrivere ancora.
Vediamoci al mare
Ma non quest’estate
Ci sarebbe troppa gente a guardare
Portami d’inverno
Portami l’inverno
Perché devo urlare
Perché voglio le onde
Fredde
Che non si riescono a toccare
Dovresti frugare tra le mie ossa
Per vedermi soffrire
Non esser buona con me
Il mondo mi ha detto che non lo merito.

La mia vita è da riscrivere
Aiutami,
Ti presto un foglio.

Sono incastrata tra le mie parole
E preferisco le tue. | sorgente: https://www.google.it/ – 18/12/2017

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Furlan Giacomo

POESIA: SIBILLA

Libellula d’argento
ingerita nel grembo
dell’inganno
risorgi dall’oblio
e danza
nell’estasi
delle sibille
tra le viole
appassite
dell’imbrunire
infuria selvaggia
la sementa
di pura gioia.

| sorgente: http://www.poetipoesia.com/ – 18/12/2017

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Mancuso Prizzitano Maria Giulia

POESIA: Una scatola scura sta
al centro del mio petto.
Dentro, l’otre di Eolo
conserva il ricordo
di tutti i venti;
stanno immobili quelli,
qualche volta si spostano,
qualche volta si mescolano,
ascoltano, respirano.
La mia scatola non ha
braccia per farsi luce,
non ha gambe per scappare,
non sa cantare,
non può vedere.
Scura aspetta al centro
del mio petto.
E tu di tanto in tanto
col tuo fragile dito
la fai traballare. – 18/12/2017

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Torelli Mattia

POESIA: Sogno
Ti ho sognata che mi stringevi la mano, così forte da poter sentire il tuo battito confondersi con il mio..
Ti ho sognata,davanti a me, che con un passo dopo l#039;altro ti avvicinavi facendomi emozionare come solo tu sai..
Ti ho sognata con il vento nei capelli che arrivava dalle tue spalle impedendomi di guardarti fisso negli occhi, con i tuoi capelli color mogano che disegnavano iperbole..
Quei capelli che coprivano in parte il tuo viso sorridente e i tuoi occhi che sanno cosa cercano..
Ti ho sognata sentendo il tuo odore inebriante per la mia anima e che allo stesso tempo mandava in estasi le mie cellule, che a gran voce memorizzavano il tuo nome e lo tatuavano a fuoco su ciò di più caro che hanno..
Ti ho sognata lì,come non ti avevo mai vista , con la felicità negli occhi e la gioia nel cuore..
Quella gioia che solo una persona così pura d#039;animo può avere..
Ti ho sognata xké una Donna così non si può pretendere di avere ,ma che solo sognandola riesci a guardarla nel cuore..
Quel cuore che si intravede nei suoi occhi quando sorride,anche se martoriato dalla vita, ma che è stupendo come lo hai plasmato..
Ti ho sognata e continuerò a farlo xke penso che qualcuno li su ha ascoltato le mie parole..
Adesso che ti vedo riesco a toccare la tua mano,sentire il tuo battito ,ascoltare la tua voce soave e sentire il tuo profumo.
Adesso posso essere anche ad occhi aperti perchè il mio sogno è lì davanti a me, e costi quel che costi io voglio continuare a sognare.
Cit. Mattia | sorgente: https://www.google.it/ – 18/12/2017

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Pezzulli Edwige

POESIA: Se mi fondo dentro il freddo
lo raffreddo, gli tolgo l’anima.
Le odio le parole.
Melense suonerie che non sanno
che pretendono.
Giù, nelle foci fredde dello stomaco
c’è molto altro.

Io le odio le parole.

E quel tuo sguardo
che mai saprà dirmi
fino a dove ti ho conosciuta. – 18/12/2017

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cappiello valentina

POESIA: Il tempo
E’ passato tanto tempo ma da cosa?
Dall’amore, dall’odio,
dalla pace, dalla sofferenza,
dalla gioventù…
Il tempo non sa spiegarsi,
ci passa addosso come una ruota
rigandoci dell’oblio
che a volta ci giova,
a volte ci distrugge.
Perchè sarebbe bello se
amore ci ricordasse,
se amore ci rimanesse,
in nome della sincerità.
Il tempo amico della pazienza
per farci giungere alla vittoria.
Il tempo nemico a volte
della vita che ci allontana
dalle cose belle.
Il tempo spesso dispettoso
quando passeggia sotto il
braccio della malinconia,
facendoci buttar giù una lacrima.
Il tempo umile fratello della speranza
d#039;un cambiamento.
La gioventù acerba chiama il tempo,
che vuole correre sulla vita impaziente.
La sofferenza caccia via il tempo,
sperando che passi e ci soffia su con l’affanno.
La vecchia richiama il tempo,
quello che è passato glorioso e,
cerca di riportarlo sui suoi capelli bianchi.
L’attesa consuma il tempo sotto i
suoi passi.
L’ipocrisia si fa scudo del tempo,
coprendosene con la scusa che non ne ha.
Solo l’amore ha la potenza di fermare il tempo,
rendendone identica la sembianza col passato.

| sorgente: http://www.poetipoesia.com/concorso-poeti-e-poesia/ – 18/12/2017

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Tamo Lucia

POESIA: La Rosa

Eccomi….disse!
La farfalla piena di colori…
Vuole entrare nel giardino
Ad annusare i fiori.
Tutti le dicono bellissima…
Cerca il suo fiore….
Trova una rosa…vi si posa,
la guarda cercando le sfumature
con quella rosa vuole rompere muri…
Ma non sa…
La farfalla colorata ha solo un giorno di vita….
Poi, morirà. | sorgente: http://m.facebook.com/ – 18/12/2017

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Indiveri Silvia

POESIA: La moltiplicazione, come la divisione

Non è incredibile la moltiplicazione, come la divisione?
Che un numero se avvicinato da un altro numero possa diventare grandissimo, o piccolissimo, contro le sue stesse aspettative, sue del primo numero.
Un po’ come per le persone che si uniscono.
Le forze che si originano. | sorgente: https://l.facebook.com/ – 18/12/2017

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Gardoni Diletta

POESIA: Periodo ipotetico
(Se)
Incontrassi un volto
Riconoscessi un’anima
Periodo ipotetico incompiuto
Paralisi sintattica
(Se)
Visitassi un luogo
Stabilissi corrispondenze
Sintassi sospende
Quel che l’anima attende
(Se)
Attendessi un segno
Sperimentassi il forse

Isola è tangibile
Il mare dona spuma

Conchiglie vuote
Sulla rena
| sorgente: http://m.facebook.com – 18/12/2017

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Catalano Rocco

POESIA: racconto:

Strazianti sussurri dell’animo.
Antonio aveva avuto da sempre nell’animo l’idea di scrivere una poesia vera. Una di quelle poesie che, una volta lette, rimangono impresse, per sempre, nell’anima e nella memoria di ogni persona capace di recepire il senso di: “amor che al cor gentil ratto s’apprende.”; ma aveva sempre rimandato a questa evenienza pensando che al titolo della poesia si sarebbe associato immancabilmente il suo nome: Antonio. Cosa, questa, che lo corrucciava parecchio. Riteneva questo nome non adatto ad un poeta. “Avrebbero potuto darmene un altro, Alessandro, per esempio”, pensava. Compativa nello stesso tempo i suoi genitori perché a loro non era stata data la possibilità di avere la sua cultura. Un’altra ragione dei suoi indugi era inerente al suo lavoro: faceva il bidello. Anche questa occupazione sarebbe stata sottolineata allorché la sua poesia sarebbe venuta alla luce e passata al vaglio della critica. Si consolava però pensando che altri uomini grandi, prima di lui, avevano svolto lavori ben più umili. Così, un giorno, anzi una sera molto tardi, quando a causa di questo pensiero non riusciva a dormire, si alzò dal letto, prese una penna, un blocco note, si sedette al tavolo e assunse l’atteggiamento riservato, confacente con la dignità propria di un poeta intento ad attingere i suoi versi dal cielo puro della poesia. “Un giorno o l’atro doveva pur accadere”, commentò con se stesso. Ripercorse con la mente i passi più significativi della sua vita e si fermò su di un episodio che gli era sempre stato caro e che custodiva nei luoghi più recessi dell’anima : quella ragazza con i capelli neri, uscita dal collegio in occasione della festa del paese, che lo aveva guardato per tutta la durata della processione e poi, all’imbrunire, quando stava per salire la scala esterna di casa sua ,si era girata per guardarlo ancora, con quel gesto della mano con cui si scostava i capelli dalla fronte per meglio osservarlo e fargli vedere i suoi occhi luccicanti. Quello sguardo limpido, non equivoco, pieno d’amore per lui, Antonio non lo aveva mai dimenticato, anzi aveva dato un senso alla sua vita. Ancora, a distanza di anni, conservava questo ricordo nella parte intoccabile dell’anima, come a non danneggiarne l’immagine scolpita nella pellicola della memoria con l’uso rivangante dei ricordi. Quel momento, Antonio, l’avrebbe saputo descrivere in modo poetico. Volse lo sguardo verso la finestra socchiusa e vi scorse, tra il telaio ed il battente, uno spicchio di cielo stellato. Antonio rimase impietrito. Un ricordo lo riportò sui banchi di scuola lontano negli anni, quando il suo professore di lettere, in cattedra, con i capelli spioventi su ambedue i lati della fronte, commentava i versi del “Poeta”: <>. Gli venivano in mente le parole non udite, ma intuite, del professore, quando il preside gli rispose: <>. Antonio trattenne a stento un singhiozzo. Ora i suoi occhi fissavano il vuoto. Quando si riprese, disse a se stesso: << No, non posso toccarlo, questo mondo appartiene solo a “Lui”! Se tentassi di avvicinarlo con la mia penna lo contaminerei, e al nome, Antonio, si aggiungerebbe anche “plagio”. Rimase seduto, chino sul tavolo. Dalla vallata sottostante giungeva il coro notturno dei canti degli animaletti delle notti estive ed emise una voce: <<papà!>>. Si scosse e temette che sua madre dalla camera accanto avesse potuto sentirlo. Si accertò che la madre in quel momento dormiva e ritornò al suo tavolo. Poggiò la fronte sulle braccia incrociate sul tavolo fino a quando il sonno e la stanchezza lo vinsero. Si alzò e sedette sul letto, poi, pian piano, scivolò sotto la coperta ed il tepore lo portò in viaggio per orizzonti irreali. E nel viaggio sentiva che i pensieri si snodavano e li perdeva uno ad uno. Il giorno dopo era domenica. Antonio si svegliò quando il sole era ormai alto e filtrava attraverso le persiane della finestra. Cercò subito di riallacciarsi mentalmente ai pensieri profondi della sera prima. Ma ora le parole con cui li aveva tradotti le scordava, ed anche quegli stessi ricordi che lo avevano commosso, li sentiva sbiaditi, insignificanti, lontani. Ma ciò che maggiormente lo scoraggiava era che sentiva mancargli la capacità di legarli fra loro con un filo che avrebbe dato un valore poetico alla poesia. Ad un tratto udì il borbottio della madre che parlava con se stessa, proveniente dalla stalla :<<è quasi mezzogiorno e ancora dorme, Voleva fare anche il poeta! >>. Quella voce, si ricordava Antonio con amarezza, lo aveva sempre umiliato, aveva spento in lui la forza di uscire da quella sua vita inutile, ed ebbe, per un momento, un sentimento d’odio per tutto quello che gli stava attorno.
rocco catalano.

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