Francesco Meo



POESIA: L’anima di metallo

Strilla urla si ferma, sbuffa.
Il traghettatore di metallo è arrivato.
Spalanca le sue innumerevoli bocche,
pronto ad inghiottirmi in un vortice di ricordi
e dolori che difficilmente andrà via.

Tre i gradini che mi portano su.
Tre, come gli anni assieme a lei,
Tre, come le ore che separavano i nostri sguardi
in una notte.

Un brivido mi congela, non c’è nessuno,
vagoni lunghi e vuoti,
che tanto somigliano alle mie giornate.

È la resa dei conti.

Siamo io e il mostro.
I miei occhi sono già lì,
ancor prima che me ne accorga
affondano in una pozza d’acqua.

È qui, tra queste lamine di ferro,
che ho lasciato la mia anima.
È qui, che il tempo sembra non passare mai.

È qui, soltanto qui,
che nel inutile vagar l’anima si dispera,
ricordando giorni di un tempo, che era ciò che era.

Ancora una volta vinci tu, Mostro,
portandomi in un mondo estinto… il nostro.
– 16/01/2017

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