Paolo Giordano



POESIA: Nascita prematura.

Son qui,
incastrato in un oblio,
ancora non son io,
non penso
non vedo
non sorrido,
non provo nessun emozione
per ora apatia è il mio nome.
Voglio evadere,
dar forma al mio essere, pensare
scoprire un mondo vuoto, da colorare.
Da qui dentro percepisco una soffice melodia,
la mente mia…
Non la tengo più, è svelta.
Prima di immergermi per la prima volta
penso,
sogno di non essere in me
cerco di innescarmi in un fanciullo,
ancora racchiuso in tutti i suoi perchè.
Forse sarà solo perdita di tempo,
mi convinco di vivere in un fottuto condizionamento,
in un lamento in continuo mutamento
non lo tengo più, è svelto.
Smetter di sognare…
non riesco,
non mi posso limitare,
l’immaginazione racchiude in me un complesso maldestro,
mi lacera dentro,
segnando in me un istante.
Dimenticare…no non voglio,
pensieri tangenti al mio essere,
immergono me stesso in infinite tenebre.
Giungere alla velocità della luce è il mio più grande obbiettivo,
saremo eterni
come ogni singolo astro,
li osservo,
ordine perfetto delle azioni che completano la mia vita,
ogni singola coincidenza,
ogni petalo che completa quella magnifica rosa,
la mia vita.
Un giorno sarò:
invincibile,
come la mente di un bambino
un mondo vuoto, da colorare.
Infinito,
come i tuoi occhi,
colmi di un colore intenso,
rispecchiano ogni momento, emozione,l’ amore…
Sarò anche intelligente…
proprio come un folle.
Il pensiero mi sale,
la vista colora il mio essere neutrale.
Accenno il mio primo sorriso,
lui solo mi può cambiare,
padrone di me medesimo e del mio sognare.
A seguire do inizio ad un pianto,
percepisco per la prima volta un sentimento,
gioisco mediante un lamento.
Finalmente sono in grado di colmare il momento,
libertà,
colorerò pura libertà.
Coglierò l’affascinante composizione di illusioni,
la vastità del mondo creato mediante le nostre mani.
Il mio scopo è innalzare un ente che rimani,
pura follia giace nelle mie mani.
Eccomi qui, un semplice bambino
non mi accontenterò di divenire un semplice manichino,
respirerò,
sognerò,
e nel mio io protesterò.
Suscito in me una speranza che supera lo stesso dio
io,
credo in tutto questo.
Desidero riposare immerso in tale verso,
vegliare ogni singola notte,
privo del vuoto.
Emergo dal sogno e vivo…
apro i miei occhi,
nulla di reale,
forse sto suonando, non sognando
cerco armonia
e poso il mio pensiero:irreale,
il vuoto immenso colma l’intero viale,
forme e ombre
potrei anche cadere,
non saprei concepire il vero dolore.
Son incastrato in ciò che ero,
tutto è generato,
ogni lamento,
ogni significato è stato già inventato.
Si fotta la ragione,
la FOLLIA è l’unica soluzione,
un’ anemia sta sovrastando l’anima mia.
Si fotta la mente mia, schiva.
Ricerco disperatamente armonia,
unica malattia in grado di spingerti oltre l’apatia
credo in lei come fosse verità, pura sincerità.
Percepisco solo gelo,
è più grande di me, è ormai troppo lontano questo cielo.
Nonostante tutto questo, dirigo il mio pensiero
in un emblema inconscio
non son sincero,
per paura di morir davvero.
Attendo una giornata,
fingendo.
Affanno apatico
in preda al panico
quasi potrei divenir psicopatico
rientro in un ordine caotico
in preda a convulsioni di tipo etico
rendo tale momento unico
mentre logora il mio nervo ottico.
Il mio pensiero muta in un essere maniaco
un paziente anemico
folle pensar che sia sadico.
Folle creder che non esista un ordine cosmico
il quale mi riporti ad un bene mistico,
non più scettico.
Ma è un sentimento tossico demoniaco
stanco d’esser utopico,
euforico di fronte all’illogico.
Cosi prevarico il malessere psichico
di fronte alle emozioni nevrotico.
E’ la paura incontrollabile che compone questo mosaico.
Per poi precipitare nel profondo…
L’irreale mi perseguita,
guida il mio essere, pura nullità,
falsa vitalità.
Vorrei solo volare nell’aldilà,
o addirittura sprofondarci all’interno,
per poter cogliere ogni singolo elemento
come fosse unico.
Non più condizionato dalla realtà,
non più strumentalizzato dall’apparenza.
Tento di non essere,
respiro…
immobile,
rifletto. – 01/03/2017

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