raimondo preti



POESIA: Il vento e la foglia cadente

Crucciata fra gemme e nugoli festanti, sciolta la nenia,
inebriata dai barlumi e gridolini e scuotimenti e ammicchi,
qualche cinguettio e, non troppo in là, uno sciabordio inneggiante,
una scarica fugace che pare baldoria. Volubile leggiadria
che agogna le lusinghe ed ignora l’improvviso distacco.
Ohibo!… In un eterno istante: che ne sarà di me?

Nel fondo d’assenza vibra, volteggia e zighizzaga irriverente
accarezzata e percossa di amabile sorpresa, di ignara attesa.
Finché non trascura la gramigna che avviluppa le radici.
Allora si scioglie fra i filamenti cristallo, senza smanie,
priva del turgido abbandono, non meno del terroso affanno.
Nel po’ che si volta, remissiva segretezza: che ne è di me?

Stagliato nel quadro celeste sta col suo maestoso abbraccio:
l’incanto cromatico graffia la corteccia, apre le chiome in un sorriso.
Fuggente imponenza sacrale incisa nei laceri secolari.
Colano inadeguate gocciole spontanee mentre laggiù si avvicina.
Inesprimibile casuale placidità. Inesorabile spinge e spinge,
spinge così lieve eppure dannatamente gonfio di amarezza.
Senza far caso, nel grugnito che precede: che ne fu di me?
– 04/03/2017

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