Susanna Spennagallo



POESIA: AUTOBIOGRAFIA DI UN PARTO

Mi sorprende
Fra l’autunno e l’estate
La pace.

La luce.

Non ci sono più guerre nelle mie notti
Nè orme nei miei cammini.

Canto gli inni dell’amore alla vita
Nei miei respiri.

Ci sono arcobaleni nei miei sorrisi.

M’è cara la vita, mi è caro il mio viverla,
ho pagato caro il mio esserci.

Sono, per caso e per sforzo
L’anima che mi piace essere.
Lei che ho amato e invocato nei fossi più profondi.
Nei tornado miei più bui.

Ho pianto lacrime d’aceto e mangiato pezzi dell’anima più amara.
Son sazia, ormai, di morte.

Son nata, forse, o vivo e basta.
Non m’importa quel che è.
Non m’importa nemmeno ció che è stato.
M’è caro questo vivere,
qualunque ragione esso abbia non m’importa, d’improvviso io ci sono nel mio oggi
io ci sono e vivo il qui ed ora, mai più lì ed allora.

Son primavera, e fiori e frutti.
Sono un fiore.
Finora ero stata solo un bellissimo bulbo.

Un bellissimo bulbo che aspettava aria e libertà, aspettava solo un po’ di sole.
Sono una primavera nata tardi.

Ho aspettato la vita,
Le ho lasciato i suoi spazi,
i suoi tempi
I miei giorni.
Mi ha dato mè stessa, sè stessa, la vita. Di contraccambio.
Mi ha dato questi occhi.
Lacrime e rugiada.

Mi ha dato i suoi temporali e gli arcobaleni, come quella luce che tutto puó e che tutto fa. Dopo le tempeste, dannatamente bene.
Un blu nel cielo, solo per me.

Mi ha dato questi arcobaleni in cui avrei potuto amarmi così tanto solo dopo i tuoni più scuri
I giochi più amari.
Mi ha dato questa luce e questi occhi in cambio.

Ed io le sono grata, dopotutto.
M’è dono, la vita.

Le son grata, alla vita.
M’è cara la vita.

– 12/03/2017

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