Alex Schillizzi



POESIA: LE ARTI DI DIO

Al concilio esprimevan vanto le Arti,
le sette sorelle maggiori, astanti
di fronte al trono di Dio, che silente
e austero li udiva, con tre spirti e una sol mente.

“Non fui la sola, ma io fui la prima
a rappresentar sua Altezza Divina”;
e cotanto si librò la Pittura,
con grazia, e sperò in Dio la sua candidatura.
Dio le rispose: “Come Zeusi ingannò gli uccelli,
tu ingannasti le tue sorelle con gli acquerelli,
ma Noi che ti creammo non puoi ingannar,
e le ostili sfumature dovrai abbandonar”

Avanzò con passo felino la Danza,
con candida veste e infinita eleganza.
“Vostra Maestà approdo al gran trono,
e con riverenza, chiedo il vostro perdono.
Son l’Arte più ribelle, ma vi porgo un giuramento,
che sol gli uccelli istruirò a danzar, nel firmamento”
E prona attese di Dio l’indulgenza,
che offrì lei il perdono, rinviando l’udienza.

Languiva immobile la madre di Vitruvio,
che con ansia attendeva il certo ripudio.
Ma lenì il divin Padre le sue preoccupazioni
accogliendola nelle sue man di pace.
“Tu sola, secondo le divin proporzioni
e le giuste misure, così come a Noi piace,
ci hai recato rispetto con quell’Architetto,
ch’è con noi quassù in cielo, Brunelleschi il tuo protetto”

E congedata l’Architettura, chiamò l’Eloquenza,
la più remota tra le Arti, e la più savia.
“Nel principio Dio era il Verbo, e il Verbo era con Eccellenza,
e il Verbo era con Voi, vostra Grazia immensa”
E la Parola alla Retorica rispose con fuoco:
“Non soggiaccio al tuo encomio, al tuo giogo,
sei l’Arte mendace, più biforca delle altre,
ed esule diverrai come un corpo esangue”

E col cuor come il marmo la Statuaria si prostrò
al trono di Dio, che compunto lo sollevò.
“Un palpito smarrì mio Figlio crocifisso,
e fu un tuo figlio a trafigger mio figlio il Cristo.
O umile Scultura, non biasimo le tue opere,
né il tuo amato Michelangelo dalle quali mani
l’unto re Davide vidi risorgere.
Mi compiacqui di lui, ma non dei Romani”

Il canoro canto degli uccelli quietò la sua ira,
e a sé chiamò la Musica, legittima figliola.
“Tu domi il silenzio, a te ogni cosa si ispira.
E quando imposi la luce, tu eri lì allora”
Una gatta nel mentre suonava un pianoforte,
e le Muse eccellevan nel canto con Orfeo.
La nobil Arte incantò la corte
di Dio, e i suoi figli l’angelico corteo.

La Musica consegnò a Dio le tre chiavi,
che infine invocò l’Arte sua prediletta.
La Poesia all’Immenso con parole soavi
disse: “Vegno a mirar la Vostra beltà eccelsa.
Vi laudano meco ogniuna etate,
e l’aere oh Etterno de la tua cittade
superna m’ispira, ch’eo narrar possa
de la tua paterna imagine o de l’oper vostra”

Terminò il concilio il Creatore,
e favorì la Poesia tra le sette sorelle.
E grata quella con soavi parole
compose un carme, ch’era prima un Poeta,
e ancor prima un germe.

– 15/03/2017

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