Di Filippo Romano in arte Ludovici Barbara



POESIA: Giardino

Sconosciute per me sono le strade
della città. La casa al mare
è inconsapevole del volto di calce
e i vetri chiusi sono lenti opache.
Rimpiango gli anni dell’eremo serrato.
Qui tutto è insensato e vuoto e vano;
anche la buganvillea che brillava
ognora agli occhi dei passanti è quasi morta:
i rami, un tempo ribelli e ricchi di fiori vermigli,
sono ormai fermi, disadorni.
E questi anni,
questi anni che non torneranno
e che negli altri cuori, come mai giovani,
la primavera infondono,
noi li viviamo pallidi.
Sono giunta ora al colmo di un inganno,
sinceramente stanca di queste punte fitte di mistero,
di questi battiti e sommovimenti e affanni
che mi ridanno a una foschia d’identità e di memorie.
Dovrei cambiare sentimento
e strappare la matrice morbosa a profonda.
E forse anche questi veleni accesi
come l’amore
che consumano lenti
sollevano a un attimo isolato di pace.
Dovrei non più nutrire un’idea perplessa e vaga.
Dio mio, io sono quel rigoglio turgido di ortensia,
vivace e ricco,
che il ramo circonflesso del nespolo non tocca.
| sorgente: http://m.facebook.com – 09/02/2018

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