POESIA: Antonio Antonio.. espressioni di volto, mimica di viso. Tu parli con la bocca e con gli occhi, la bocca la muovi ma nn esce suono, le parole ti escono dagli occhi dalle mani dal sorriso.
Mi piaci, per ora, è certo, ma non ho ancora capito se mi sconvolgi o mi plachi…
Al meglio sei quando mi plachi… ed entro nella tua testa… ma non la scruto.. spiego.. le tue storie sono solo tue…
Quando ti guardo negli occhi cerco solo sensazioni e le trovo – 17/02/2017
Autore: webadmin
pietro dainesi
POESIA: Al vuoto che improvviso mi pervade
e mi coglie ogni volta impreparato
figlio dei mie troppi rifiuti alla vita
non più nostalgia
nessuno spiraglio di luce
solo l’impellenza dell’oggi
ho da offrire. – 17/02/2017
Barbara Montini
POESIA: Forse e’ stato un sorriso
ad inventare la nostra bocca…
Ed inventare le orecchie
un fruscio di vento…
Qualcuno ha detto,
ma non bisognerebbe prenderlo troppo sul serio,
che sia stato poi uno sguardo ad inventare la nostra mente…
pero’ tutti sappiamo con certezza che fu il soggetto di quello sguardo
ad inventare il nostro cuore.
– 17/02/2017
rocco berloco rocco
POESIA: Liberaci dal Nostro Pane Quotidiano
Padre nostro
Che sei nei Cieli
Mentre noi
Siamo qui in Terra
Su questa Terra
Offesa, abbruttita
E avvelenata da chi
Non santifica il Tuo nome…
Padre nostro,
Tu che sei il padre
Di chi lavora in una fabbrica
Che avvelena il mare e i bambini
E di chi, con gli occhi di mare,
Regala caramelle per adescare bambini;
Di chi passa la notte a cucire la testa
Di chi si diverte ubriacandosi,
E di chi ubriaco si diverte
A romper la testa, a chi passa di notte….
Tu che sei il padre dei giusti e dei peccatori,
Dei bianchi e dei neri,
Di quelli che passano la vita a pensare
Che c’è una barca che gli può cambiare la vita,
E di quelli che per una barca affollata
Che affonda, hanno perso la vita…
Tu che sei il padre delle suore e delle prostitute,
Delle massaie e delle femministe,
Di quelle giovani madri che vogliono un figlio
Anche col seme di un altro
E di quei figli che hanno una madre
Ma dall’altra parte del mondo,
Tu che sei il padre dei poliziotti delle scorte,
Dei kamikaze che si danno fuoco,
Degli assassini che non ascoltano,
Dei mendicanti che non mangiano,
Tu che sei il padre degli agnellini che
A Pasqua vivono il loro Venerdì Santo,
Dei vitelli che diventano hamburger
In quei lager chiamati allevamenti,
Dei maiali, dei polli e di tutti quegli esseri
Su cui abbiamo diritto di vita e di morte.
Padre nostro
Che sei nei Cieli
Venga il Tuo regno
Su questa Terra
Dove ai bambini irrequieti
Si danno i tranquillanti,
Dove alle donne che non vogliono
Si taglia la gola,
Dove nei giocattoli abbandonati
Si installano mine
Per ferire ragazzi che saranno
Per sempre, degli storpi di guerra
Di una guerra non loro,
Che non hanno voluto,
Che non sanno a che serve,
Che chiunque avrà vinto
Per loro sarà indifferente!
Padre nostro
Che sei nei Cieli,
Sia fatta la Tua volont
Nei lager, nelle foibe,
Nei campi profughi,
E in quelli di concentramento
Di ogni parte del mondo,
Dove un Hitler, uno Stalin
O un Pol Plot decidono un massacro
Di una razza, di un’etnia, di un qualsiasi
Credo religioso.
E cadano tutti i muri che dividono
Le nazioni, le città, le persone,
E quelli dell’est vadano ad ovest
E quelli neri vadano dai bianchi,
E quelli poveri vadano dai ricchi,
Come in Cielo così in Terra
Su questa Terra
Offesa, abbruttita
E avvelenata da chi
Non santifica il Tuo nome…
Padre nostro
Che sei nei Cieli
Dacci oggi un lavoro,
La dignità di guardare un figlio negli occhi,
Senza vergognarci di non poterlo sfamare,
Senza costringerci ad elemosinare il nostro pane quotidiano.
Dacci oggi una terra senza guerra,
Da cui non dover scappare per poter vivere,
Per non essere chiamati profughi,
Per non essere definiti immigrati,
Senza diritti, senza dignità, senza nome.
Dacci oggi un futuro, ma non solo a Londra
O Berlino, ma anche a Bombay, anche a Kampala,
Dacci una terra da coltivare con sangue e sudore
Ma che non sia radioattiva. Dacci un letto
Dove dormire senza bombe che squarcino
Sogni e domani. Dacci una donna da rispettare
Non stupri di massa per abortire un’etnia.
Padre nostro che sei nei Cieli,
Rimetti a noi i nostri debiti, di quando abbiamo
Sparato sapendo di uccidere, sapendo
Che dall’altra parte c’era qualcuno
Di cui non sapevamo né il nome né il viso
Eppure abbiamo lo stesso sparato.
Di quando abbiamo colpito sapendo
Che di fronte avevamo qualcuno
Che aveva un bambino che l’aspettava
Per tirare insieme dei calci ad una palla
Fatta di stracci e speranze,
Eppure abbiamo lo stesso colpito.
Di quando abbiamo umiliato sapendo
Che eravamo più forti, che una ragazza down
Non può far altro che piangere se le sputi
Sul viso la tua ignobile rabbia,
Eppure l’abbiamo lo stesso umiliata.
Di quando abbiamo picchiato sapendo
Che un vecchio clochard non può che scappare
Ma i gesti ormai lenti lo rendono debole
Ed è vincere facile se noi siamo in due,
Eppure l’abbiamo lo stesso picchiato.
Padre nostro
Che sei nei Cieli
Non ci indurre in tentazione,
Perché non sappiamo resistere,
Perché anche se lo spirito è forte
La carne è debole e se non siamo riusciti
A vegliare con Tuo Figlio una notte,
Non riusciremo a dire No a chi ci offre
Denaro per essere diversi da come siamo,
Da chi offre potere, per comandare
Dove ora non siamo poco più che servi,
Da chi ci offre amore, incartato
In lenzuola di seta e biancheria di pizzo
Padre nostro
Che sei nei Cieli
Mentre noi
Siamo qui in Terra
Su questa Terra
Offesa, abbruttita
E avvelenata da chi
Ci porta sul monte più alto
E dice: “Vedi laggiù tutto è mio,
Se vuoi domani sarà tutto tuo…”.
Padre, liberaci dal male,
Liberaci da tutti i mali,
Liberaci da chi in giacca e cravatta
Ci offre il Capitale davanti al quale
Inginocchiarci umili e ossequiosi,
Liberaci da tutti i socialismi, quelli con
La falce e il martello e dai lager, e da quelli
Che ti promettono di essere uguale
Soltanto nella povertà e nell’obbedienza,
Liberaci da tutte le ideologie, da quelle a misura d’uomo
A quelle fatte sullo Stato centrale,
Liberaci dai dogmi, dai tanti “Io Devo”
Dai mille dubbi e dalle angosciose incertezze,
Liberaci dalla tristezza, dalle malattie malgrado
Quella mela l’abbiamo mangiata e ci è piaciuta,
Dalla schiavitù delle idee, dal ricatto del dovere,
E lasciaci i tanti “Io Posso”, lasciaci le notti di luna piena
Con le stelle che cadono e un desiderio in cui sognare,
Lasciaci una donna con cui far l’amore per amore
E magari con cui sbagliare, disubbidire, anche
Tradirsi ma con la speranza di ricominciare
Lasciaci i semi del Giardino dell’Eden per seminarli ovunque,
Da Gerusalemme a Gaza, da Parigi a Teheran, da Roma a Kabul,
E lasciaci la voglia di un altro passo di valzer,
Di un ultimo giro di giostra, di un altro giorno che nasce,
Lasciaci il dilemma di un uomo e una donna,
Lasciaci l’albero del Bene e del Male
Su cui innestare una bandiera di pace
E lasciaci la speranza di ricominciare ancora,
Un’altra volta, e un’altra ancora… ogni volta che sarà necessario
Padre nostro
Che sei nei Cieli
Mentre noi
Siamo qui in Terra
Se tutto questo non è nel Tuo volere
Di una cosa ti preghiamo,
La più importante:
Liberaci dal nostro pane quotidiano,
E solo allora,
Solo allora saremo liberi per davvero!
Amen
– 17/02/2017
Renato Alesio
POESIA: …Riportare alla luce la propria origine…
imbocco strade che si biforcano,scavalcar muri e siepi, saltar fossi, subire torti, accumulare rabbia, trascinare pesi inutili, tutto per un sogno:
diventare a qualsiasi costo se stessi. – 17/02/2017
Roberto Tomaghelli
POESIA: Pastore di nubi
Perdonate se rifuggo
assolati lidi e quiete forme
prediligendo ottenebrati colli
paludi e nebbie…
Io qui lenisco il mio dolore…
E presso il rio morto
sotto la quercia secca
volgo lo sguardo al cielo
alle pecorelle che al crepuscolo
seguono il loro amato pastore. – 17/02/2017
Amedeo Di Maio
POESIA: Indizi
Rividi
gli inizi timidi
gli impliciti inviti
i simili istinti.
Rivissi
gli indicibili brividi
gli intimi bisbigli
i visi vicini.
Ridipinsi
gli intrighi stinti
gli intrichi fisici
gli spiriti indivisibili.
– 17/02/2017
GIANCARLO CHIOSSONE
POESIA: ” FIDEL LA SPERANZA”
Quando si perde la speranza , la vita non ha più ragione di esistere , se muoiono gli uomini , non deve mai morire l’idea ! Bisogna creare le condizioni nuove perché la vita sia giusta , e non rendere vana la speranza .
Tu Fidel , come un macigno hai lottato l’ingiustizia sociale , dimenticandoti che il capitalismo è sempre esistito e si cela in rivoli , nascosti , tra il male , a volte il bene , scordandosi del vicino che non sa cosa fare se non può mangiare . La morte deve sempre lasciare spazio alla vita , e vedere come le società possono trovare le vie migliori per ridimensionare la miseria e la povertà . Il mondo ha bisogno di pace sociale e l’abbattimento di tutte le barriere esistenti .
nessuno (giancarlo.chiossone ) pseudonimo – 17/02/2017
Stefano Furlanetto
POESIA: Sconforto, sconforto!
Sconforto imperterrito ,
diniego dell’anima,
tu, tu,
che sovrasti regale
di maestose nefandezze
le anime perse.
Sei forse il mio aguzzino?
No!..
Non sono il tuo recondito schiavo per virtu`,
non sono colui,
che soggiogato,
dal tuo “fatal esistere,
tisegue.
Non sono la dimora
dei tuoi nefasti
preludi,
non m’appartieni,
non m’appaghi.
Tu,
tu mi logori!
Mi schiacci,
mi snervi, mi deprimi.
Sei nato
per denigrare le anime
ed il loro gioire.
Con te
tutto viene meno;
sei potenziale di eutanasie
recidivanti.
Entri di sobbalzo
nelle menti logore e sofferte;
non ti voglio
nello spoglio
denudato
del mio conscio.
Sei tempesta nera
di nefasti preludi
che
devastano
la mia mente…
– 16/02/2017
Claudia Sabatino
POESIA:
Ecco la poesia.
Uomini
E poi ci sono uomini,
Che sono lì
ad aspettarti,
Sempre.
Che quando li vedi,
Dici:
“No, non è possibile,
sia qui solo per me”
Che proprio
non riesci a crederci,
tanto li vedi rari.
Che nonostante i dolori
E le tue ferite aperte, Riescono ancora
a farti aprire il cuore.
Parlo degli uomini,
Quelli che sanno.
Dei tuoi dubbi,
delle tue paure
A lasciarti andare.
Di quelli
che sanno
quanto sei terrorizzata
ad affidargli l’anima.
E vanno piano,
Tocchi leggeri,
Appena accennati.
Sono quelli
Che vogliono te,
Così come sei,
Che non devi cambiare,
Vai bene cosi.
Parlo di uomini,
Di quelli,
che se ti vedono piangere, piangono con te,
E non fanno domande.
Ti stanno ad ascoltare,
e s’innamorano
delle tue parole.
Parlo degli uomini,
Quelli che gridano
in silenzio
“Ci sono sempre per te.”
Sono uomini rari,
Li incontri alle volte.
E non è’ mai per caso.
Li incontri,
Nelle sere d’Inverno.
Sotto la pioggia,
Quando hai freddo nel cuore.
Sono uomini,
Che ti sbocciano accanto.
Che li ritrovi all’improvviso,
Quando meno
Te l’aspetti.
Claudia Saba – 16/02/2017