Giuseppe Visaggi

POESIA: TU SEI IL MIO GRANDE AMOR

Sei tu il mio grande Amore

Tu che mi fai battere a mille il cuore

Mi fai sentire dentro di me un brivido e tanto calore

Piccola stellina mia

Tu sei

la luce dei miei occhi

tu sei la stella del mio cuore

il pensiero fisso della mia mente

Ti amo come non ho mai amato nessuna

Ti amo perche’ tu sei la cosa piu’ importante

perche’ sei speciale

perche’ sei il mio amore

TI AMO CUCCIOLA MIA………
– 19/04/2017

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Dana Napolitano

POESIA: Mondo distrutto

Mi guardo intorno e vedo solo guerre, paura e morte,
mi chiedo perché il mondo meriti questa sorte,
ma non trovo una giustificazione abbastanza forte.
Vorrei vivere in un mondo dove regna la pace,
un mondo dove ogni bambino gioca e ride vivace,
dove non esista il terrore di una bomba
che trasformi la propria dimora in una tomba.
Vorrei che questo mio desiderato mondo fosse reale,
ma la verità è che ogni giorno la guerra ci assale,
non risparmiando nessun uomo, nessun animale.
Spero che sia solo un incubo e voglio svegliarmi presto
per liberarmi di questo male funesto.
Dove posso trovare una via d’uscita per fuggire da tutto questo?
Urlo no alla guerra, al terrorismo, al razzismo, alla povertà:
dove ci porterà tutta questa aggressività?
Chiedo aiuto, cerco solo un po’ di moralità!
Ogni giorno un bambino muore affamato,
un altro rimane senza genitori, morti in un attentato;
ogni giorno un bambino extracomunitario viene isolato
e un altro da mani infide viene abusato.
E noi cosa facciamo?
Rimaniamo impassibili e non combattiamo.
Provo a lottare contro tutto questo, ma da sola sono troppo fragile,
uniti sarebbe più facile.
Se ascoltassimo meglio, potremmo sentire le grida cristalline,
i rumori delle bombe assassine,
il pianto di tante bambine.
Potremmo sentire la disperazione che ha colpito il mondo
e tutto quest’orrore furibondo
che ci investe in questo eterno girotondo.
Facciamoci coraggio,
fermiamo questo linciaggio,
uniamo le mani e interrompiamo questo lutto
affinché il mondo non venga presto distrutto. – 19/04/2017

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Michele Alfano

POESIA: Mia madre

Così lontana e bella nella tua fragilità d’anemone “morente” avevi una rosa mà…
– una rosa bianca nei capelli!
E le tue corse per raggiungermi alla fine di quel “grande mare”, dove io
-Stagioni dopo-
…vidi solitudini danzarvi.

– 19/04/2017

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laura carmignotto

POESIA: La leggerezza di una piuma

Due occhi neri
si fissano
a guardare il vuoto,
inseguono
la ricerca di senso,
la ricerca
di un degno vivere.
Si dissangua
il tempo
che
non ha più dimensione
come
quel corpo che si dilata
raggiungendo
la leggerezza di una piuma.
vorrebbe volare via
lontano,
molto lontano
in cerca di sollievo
e
dove nessun dolore
la può raggiugere. – 19/04/2017

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Valentina Rovro

POESIA: Rondini,
senza meta,
senza età,
vivono di spirito.
La felicità.

Cos’è la felicità ?
È il sospiro di chi ancora non conosce la forma del suo domani, la libertà di chi sa reinventarsi sempre nuovo, simile a se stesso.

Una rondine vola tra l’oggi e il domani, tra il noto e l’ignoto. Vola nel vento. E si fida di lui.

(il tutto centrato) – 19/04/2017

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sebastiano seminara

POESIA: INSONNIA

Recluso nelle ventiquattro ore… crollo nella tregua della notte
Mi raggomitolo nel rituale del sonno che è magro, magro come un filo di ferro
Sonno sgusciante fammi varcare le fauci scheletriche del buio
Nel clangore remoto d’elmi di picche e di scudi di palafreniere dona a ciascuno la resa
Sonno dolcissimo, calmo di bonaccia, acquartierati nel crepuscolo della mia anima
Il tempo è un verso orrendo che non oso recitare
Vedo solo l’immagine della luna che reclama uno sciame di stelle
Dal biblico arcobaleno alle sfumature di sangue di una pergamena egizia,
La maschera solcata di lacrime ha denti cariati se la veglia sgozza il sonno
Dalla teca cranica flagellata. Quando il giorno monta la notte, puoi leggere la mia sconfitta
Se le nuvole sono brani di carne, non cercare nel mio occhio mortale la pagliuzza che lo inaridì
Così se il sonno è cieco, voglio percorrere i suoi oscuri sentieri per calcarne le impronte
È magia se dai tuoi capezzoli di spugna suggo in segreto il nettare del latte
Prima che muoia la stella nana non chiedermi chi sia stato giudice o imputato
Poiché sulla lana del tuo pallido cranio troverai rimosse ceneri nere di stelle cadenti
La mia gola ha sete di turbinanti notti. Sboccia l’ibrida rosa confitta dentro l’osso
Confitta come la mitica spada che Artù agguantò per l’elsa svellendola dal cuore di pietra
Penso alle sventranti aurore che bruciano gli occhi profondi di chi è insonne
Nel dedalo dei corridoi delle mie arterie, il sangue ha percorsi di fuoco
Così come si adorna Europa di fiori folgorando l’ardente estate
Similmente l’amore s’insinua nella carne e la sgrava da tutta la sua triste solitudine
Nel cerchio infuocato la fiera che dimora nell’anima è sposa che giunge alla stiva del mio cuore
Guarda la forca con il suo cappio d’artigli e di fili
Così il ragno attende pazientemente il passaggio degli insetti
Il giorno della battaglia con i suoi trucchi se vuoi potrai rimirarlo
Quando attraverserò le palpebre dello Stige, avrò un sonno di pietra inalterato
Nelle forre infernali s’inabissano la mandria d’uomini, l’ora e gli orrori dei ricordi
Potrò udire il canto strozzato dell’usignolo morto sul ruscello, ombra piumata appesa come spauracchio
Scolpisci nella tua memoria queste mie parole, poiché nell’ora inattesa berrò la morte
Indifferente come la trama del ragno smemorerò soffocato nella cieca terra

Morte, io ti sfido sprangato a ghirlanda sull’uncinato letto della mia agonia
Il mio arido sonno non è che oblio che disserrerà l’astratta porta del cielo
Nelle caverne cerebellari un nugolo di sogni-nemici m’invade selvaggiamente
Mi disseto alla fonte del cielo che è l’origine di tutte le acque
Ancorché la luna addomesticherà il mio sonno,
Osservo con sguardo di larva la guerra del ragno e della mosca
Prima che il mare, prima che l’orchestra del mare gioisca orante davanti al reliquiario del mondo
Dentro il ventre del mare,
Dentro il procelloso mare che molte generazioni di uomini ha visto e udito
Voci, voci di uomini balbettanti che ricordano il moto singhiozzante delle onde
Non come quando Eva con voce seducente destò Adamo dal sonno
Bensì come la gragnuola di vagiti che solo braccia materne sanno cullare
Creature le cui fantasie sono profuse dal Creatore
Possa Iddio estendere loro propaggini di fuoco del crepitante sole
Le labbra, le tue labbra palpitanti sono la quintessenza
Sono come la luce che squarcia l’ombra, che riempie il vuoto del mio bisogno d’amore inappagato
Gli occhi, i tuoi occhi sono diamanti di fuoco più taglienti della vitrea lacrima che bagna il mio cuore
Berrò mai alla fonte della tua stirpe prima che la terra mi cingerà nel suo recinto?
Giammai le stelle, giammai le umide stelle strizzeranno lacrime sul fradicio corallo del mio cuore
Quando la luce dell’alba rastrellerà la criniera dei sogni,
Un pigmento di stelle inzupperà l’onda carnauba del mio sonno
Ora che la luna, ora che la luna già si schianta ingoiata nel sepolcro del mare. Amen
– 19/04/2017

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Massimiliano Andrea Magri

POESIA: IO, BIMBO

Se qualche volta inciampo, non temere:
due coccole, e mi rialzo in fretta!
Ai miei capricci non devi dar retta:
a volte voglio farmi un po’ vedere!

Non dare per scontato ogni mio gesto,
e quando sbaglio dimmelo, ti prego!
Una cosa importante io ti spiego:
per crescer non esiste un tardi o un presto!

Anche se sono un bimbo, io comprendo
tutto l’amore che provi per me,
e amore è ció che voglio regalarti!

Abbracciami, e insegnami a cercarti,
e se una volta voglio far da me,
tu lanciami un appiglio, ed io lo prendo! – 19/04/2017

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manuela morini

POESIA: Occhi dal cielo

Silente è l’onda
che sfiora la vita……
…..lenta t’invade.
Un raggio di sole
illumina gli occhi.
Poi la luna, la notte
e poi le stelle……
riprendono il respiro di te…
….che mi guardi. – 19/04/2017

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francesco romeo

POESIA: Nascesti,dentro profumi lontani; piangesti,il primo giorno del mese di marzo. Le stelle furono liete, i cori degli amici gioirono del tuo appetito senza fine. Ora,immersa nel placido giardino di gerani, di ortensie, di quell’ulivo secolare,portatore d’oro, giacesti nel prato, in compagnia di betulle. Le api ti mirano e il sole ti asciuga l’umore di latte. Stringo il tuo cuore,malato di fame… Adesso,sorseggio il tuo corpo sinuoso; come uno scalatore, arrivo alla tua bocca mielosa, ti cingo la mente, scavo, nel gazebo del mare… Disteso,sulle tue membra di fata, origlio il tempo, perduto ad altri suoni confusi. Tu, bella, mia… – 19/04/2017

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