Alvaro Tanganelli

POESIA: AMICA MIA
Amo restare qui sulla collina
a rimirar nell’aria cristallina
nuvole bianche navigare il cielo
e spazi di infinito e di mistero.

Amo guardare da lontano I tetti
di case colorate di mattoni,
stanze piene di vita
di abbracci e di emozioni.

Quanti amori dentro quelle mura,
son nati, sono vissuti e persi,
consumati dal tempo e dagli affanni,
da poche verità e troppi inganni.

Dove sarai adesso amica mia!
tu che hai vissuto dentro quelle mura,
tu che sognavi tra la notte e il cielo
stelle cadenti e un solo desiderio :
” vivere un giorno senza troppi affanni “.
Ma sei volata via nel fiore dei tuoi anni. – 13/04/2017

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Candido Nastasi

POESIA: La pesca

Le barche si cullano oziosamente sul mare che lava ogni attimo gli scogli già lucidi.
Lontano un pescatore tira le reti e guarda il cielo scuotendo la testa
mentre con la mano cerca invano di asciugare il sudore sulla fronte.
Si ritorna a riva e tutti sono contenti, ricomincia il solito lavoro.
Il mare d’un tratto si fa improvvisamente più permaloso e, le tante barche
piene di vite si affrettano a rientrare
nel piccolo porto che da sempre le
accoglie e protegge. – 13/04/2017

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marusca paoloni

POESIA: ALLA DONNA CHE MI HA MESSA AL MONDO

MAMMA, E NO! NON TI MERITI UN TITOLO COSI GRANDE,
PERCHE’ IO ANCORA OGGI MI STO FACENDO TROPPE DOMANDE.
MI HAI PARTORITO E MAI ALLATTATO,
NON PERCHE’ NON L’AVESSI, TU AVEVI RIFIUTATO.
QUELLA PICCOLA CREATURA TRA LE TUE BRACCIA, CON TE CI STAVA BENE,
TU SEI SPARITA E LEI NON HA PIU VISTO LA TUA FACCIA.
UN DOLORE IMMENSO PER UN NEONATO…QUELLO DI ESSERE ABBANDONATO!!
CHE NESSUN ALTRO POTRA’ MAI CAPIRE.
PERCHE’ NON TI SEI PRESA CURA DI ME? TU MI DOVEVI PROTEGGERE, COCCOLARE E ACCUDIRE!
NO! NON POTRO’ MAI CHIAMARTI MAMMA,
TU SEI SOLO COLEI CHE MI HA PARTORITO!
E CON LA TUA INDIFFERENZA E ABBANDONO MI HAI FERITO!
QUESTE FERITE NON ANDRANNO PIU’ VIA, SONO TANTE E PROFONDE…
HO CHIESTO SPIEGAZIONE AL MIO CUORE…MA LUI NON RISPONDE.
NON DEVO TROVARE RISPOSTE DENTRO DI ME! IO NON C’ENTRO NIENTE,
HO SOLO LA COLPA DI ESSERE NATA..CRESCIUTA SENZA ESSERE AMATA.
9 MESI PER CREARE IL LEGAME TRA MAMMA E BAMBINO,
E CHE LA MAMMA AMA ANCOR PRIMA DI VEDERE QUEL FACCINO!!!
IN QUETI 9 MESI MA TU CHE COSA HAI PENSATO?
MA PERCHE’ MI HAI ABBANDONATO?

– 13/04/2017

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Francesco Magliocca

POESIA: Fiorisce il glicine instancabile
Il rumore delle bombe ouverture di miserere
Uomini e donne giganti e deformati dal tempo
Cambiano pelle
Anima
Affanni tossici incubatori d’@ria pura
Iris sorride tra la sabbia e le stelle – 13/04/2017

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Andrea Raffo

POESIA: IMPULSI CREATIVI

Quando non è la mano che scrive,
ma è la penna che conduce le dita.
Quando non è la testa che detta,
ma è la musica che butta parole.
Perché basta il corpo e l’atmosfera
per mettere lettere e in bello stile. – 13/04/2017

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riccardo nori

POESIA: Se il mio corpo langue
la mia mente vola.
Troppi ostacoli per il mio corpo
nessun recinto per la mia mente,
libera oltre i confini
del dolore e del dovere,
al di la del freddo vetro
dove tutto è così vicino
ma per me così lontano
…e la mia mente abbraccia
ciò che alle mie mani sfugge!
– 13/04/2017

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Gabriela Gurau

POESIA: Sogno di una notte d’estate
Mi tuffo nell’erba smeraldo
letto prezioso d’estate.
La luna come un corallo
sulle mie trecce disfatte.
Lucciole scintillanti,
gocce di brina come diamanti,
nella notte scura. Son piccoli brillanti.
Sogni d’argento tesse Morfeo
Col suo fusto secolare.
Mi guarda dall’alto e sorride, mi pare.
Io corro nel grano inseguita dal vento.
Che dolce tormento!
Mi disseto con l’acqua dal fiume della malinconia.
Che triste melodia!
Indosso poi il semplice abito della vita
candida, fresca, impreziosita
dai ricordi d’amore e di dolore;
da ostacoli alti come cime tempestose…
Mi guardano dall’alto due usignoli curiose.
Rimango rapita dalle note maestose…
Sogni d’argento tesseva Morfeo,
col suo fusto secolare.
Ahi! Che peccato! Ha rotto il filo!
Mi son dovuta svegliare
Gabriela Gurau
– 13/04/2017

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Angelo leo Rossi

POESIA: Sale dalla terra e arriva fino in alto
L’odore forte della paura
La puzza acre del dolore
L acqua delle lacrime torbide, unte
Si annida nel mio cuore, lo scava, lo sfregia
Mi graffia le braccia e il collo,
E io seduto in riva alla follia
mi cullo piano
E aspetto
– 13/04/2017

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Enrico Burini

POESIA: La bici di Viola

Sono stato marchiato una sera
Non c’era ragione ma scelsero me
Pedalavo veloce era poca la luce
La bici non era fumè
Era rosa di un rosa confetto
Un regalo prezioso gli ho detto
Ma nessuno mi stette a sentire
E tentar di fuggire accese il falò.
Non ho detto mai niente a mia madre
Creare problemi non era da me
Camminavo coi lividi addosso
Nel fosso tra i rovi al riparo dai tre
Era l’ultimo giorno di scuola
Come il giorno in cui Viola moriva
Non riuscivo nemmeno a parlare
Ma il branco mi prese a sassate e sfottò.

“Che bella bambina sei
Vieni dai tuoi pap
Ti mancan le trecce, due tette e un bel nome
Ma quel che ci serve ce l’ha…
Che bella bambina sei
Dov’è la tua met
Tu spaccagli i denti, due pugni negli occhi
Scommetti che non canterà?”

Sono stato additato, mal visto e lasciato
Per anni da solo con me
Se dormivo gridavo nel sonno
Mio nonno diceva “ragione non c’è…
È viziato non dategli retta
Due pedate nel culo e gli passa
Ha bisogno di fare la leva
Vedrete che torna più uomo di me”.
Ero nudo di fronte a un sergente
Si sente qualcuno che ride di me
“la regina è venuta di corsa
Ci vuole spiare e fare un bidè!
Questa notte le diamo una mano
La vestiamo di rosa e di nero
Se si muove noi lo sputtaniamo
Che qui le regine non son come i re”.

“Che bella bambina sei
Vieni dai tuoi pap
Ti mancan le trecce, due tette e un bel nome
Ma quel che ci serve ce l’ha…
Che bella bambina sei
Dov’è la tua met
Tu spaccagli i denti, due pugni negli occhi
Scommetti che non canterà?”

Non ho detto mai niente al sergente
Creare problemi non era da me
Sopportavo in silenzio e pensavo
Che Viola quel giorno era morta per me
Si era messa a tirare sassate
A quei tre lei le aveva suonate
E mi aveva gridato “Veloce
vai a chiedere aiuto
al primo che c’è”.
Sono stato marchiato una sera
E or la ragione sapete qual è
Pedalavo veloce era poca la luce
La bici non era fumè
Era rosa di un rosa confetto
Un regalo prezioso gli ho detto
Ma nessuno mi stette a sentire
E tentar di fuggire accese il falò. – 13/04/2017

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