FEDERICO CALDERONE

POESIA:
L’ OROLOGIO DEL TEMPO

Scorrono lentamente
le lancette del tempo,
nel loro incedere
il tuo mutamento.
Nel tuo cuore,
orgoglio e turbamento,
a desiderare
il ristagnare del tempo.
Dal tuo vissuto,
esperienze, gioie, dolori
a raffigurare
l’uomo nei suoi valori.
Nel capire la fortuna
di viver il presente,
senza rimpianto,
nel passato tuffarsi con la mente.
Del futuro sol gioire,
pensando che il tuo orologio
a lungo il tempo possa scandire.
Poi in tarda età,
se una lacrima disegnerà il tuo viso,
nel Paradiso, la serenità del sorriso.

Autore: Federico Calderone
– 19/02/2017

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argiro’ paolo

POESIA: NEL BELO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA

L’amore e’ una sveglia
che inevitabilmente balza
e ti piglia per mano
per amare a distanza
amare l’umanita’
la natura e le stelle
gli animali la luna
e le tue cellule interne
ama con il cuore
e con il pensiero
non misurarlo
dallo in modo sincero
e’ una medicina
ma non ha effetto collaterale
donalo in maniera massiccia
e non ti girare.
– 19/02/2017

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Daniele La carbona

POESIA: LA MIA VITA

Ho scoperto la mia felicità attraverso la tristezza
ho capito ché non si compra e non ti verrà mai regalata…e una certezza
Non ricordo le lacrime versate nei momenti tristi
ma ho in mente solo i sorrisi nei momenti in cui ero felice
Questa e solo una parte della mia vita…bella o brutta che sia non è fantasia ma la vita mia – 19/02/2017

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Pietro Errante

POESIA: Attraversando il tempo della vita
t’accorgi che si può cambiare strada
trovare il dono della grazia infinita
l’amore della Madonna Immacolata.
Prostratomi ai piedi della croce
il Cristo insanguinato e dileggiato
ci appare uno spettacolo atroce
ci rende il cuore tanto amareggiato.
Quel Dio fatto uomo per salvarci
subì il supplizio della crocifissione
eppure disse sempre di amarci
e per i suoi aguzzini la compassione.
E’ solo lui il nostro vero Salvatore
colui che questo Mondo può aiutare
il solo che può renderlo migliore
ed al futuro farci almen sperare.
– 19/02/2017

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DINO ROVAI

POESIA: LACRIME

Lacrime che scendon nel buio
il corpo d’innanzi all’orrore si è giÃ
genuflesso, immagini nere a nessuno
lo specchio, di loro darà più il riflesso….
Migliaia le ombre ormai evanescenti con
l’acre odore del fumo salgono al cielo
a terra sol miseri resti coperti di
polvere che funge da velo…….
Le antiche vestigia di vita vigore e
sapienza, crollate giù al suolo
han perso la lor consistenza……
Suoni confusi di gemiti che il vento
trasmigra nel mondo, ben pochi
saran con il lor sensibile lobo
percependo quei suoni in mezzo
al rumore del globo………..
Ben altro frastuono ben altri
rumori di festa che incombe
luci colori, frenetica vita mondana
la festa che sacra non più ormai è
ridotta a un’orgia pagana……..
Si stanno perdendo principi e valori
quel seme d’amore e speranza
al quale anela la fede, di fronte a
quel mondo fatto di effimero, cede…..
E all’alba del prossimo giorno
dimentichi noi tutti saremo
di ciò che ci accade d’intorno.

Dino Rovai

– 19/02/2017

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Cinzia Masia

POESIA: E lei sarà cielo. Immagine di te che non tralascio nel risuonar della mia vita. Ora tu mia cara, amica di tempeste, albe e tramonti sei via per altro mondo a me lontano. Il vagheggiar di nuvole risuona nell’azzurro,leggero come piedi scalzi che danzano la musica gitana. Il cuore mio batte a quel sentire e nostalgica continua la memoria – 18/02/2017

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Rosalba P. Becchetti

POESIA: RINASCITA
Il vento gelido della falce
ci sfiorò i lembi delle vesti
Ci salvammo e rinascemmo
Ma in quel momento,
abbandonati dal mondo,
soli con le nostre paure,
ognuno diventò salvagente
E tutti aggrappati insieme
affrontammo la tempesta
E vista la luce in fondo al tunnel
ci amammo come non mai
Lasciandoci il gelido vento alle spalle.

– 18/02/2017

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antonello dessi

POESIA: Lascio che il vento corra

Quando il vento sferzerà ancora
le frontiere della mia isola
e la campagna, adesso arsa,
tornerà a colorarsi di muschi e di violette,
mi mancherà il tepore del tuo corpo,
I tuoi occhi colore mare estivo,
le ciocche gocciolanti dei tuoi capelli
morbidi sul petto;

e quando dai rami cadranno
le foglie secche sul selciato
e l’ultimo fenicottero
avrà lasciato il nido dal suo stagno,
sarà come se l’anima mia voli lontano,
trascinata dal vento;

un vento pazzo, un vento senza fine,
vento di mare,
vento fra cielo e mare,
vento di tempesta
che spinge la rotta del gabbiano;

e la mia anima in groppa a quel gabbiano,
al galoppo,
dentro quel vento pazzo;
davanti a me il tuo volto,
la tua ombra,
davanti a me il tuo corpo,
il tuo sorriso,
I tuoi capelli, la tua bocca carnosa
e tu vicina,
potrei allungare il braccio ed afferrarti,
vorrei!
Quanto vorrei raggiungerti e afferrarti!
Tenerti stretta,
legare per sempre I nostri corpi;

ma lascio che il vento corra
Sempre più pazzo
Sempre più impetuoso,
lascio che il vento corra
sempre più pazzo,
sempre più impetuoso,
lascio che il vento corra
arrotolandosi sul crinale dell’onda,
ingigantendola,
fino a farla scoppiare
in un’orgia di spuma
che mi avvolge;

ed io fra vento e spuma,
fra vento pazzo e spuma immacolata
in groppa ad un gabbiano;
vorrei raggiungerti e tenerti stretta,
vorrei…..

ma lascio che il vento corra
ammantato di spuma
ed il gabbiano, folle,
nel vento pazzo
sì immerga a capofitto
nel fondo dei tuoi chiari occhi di mare.

E lascio che il vento pazzo
diventi sogno
fra le morbide braccia
di spuma immacolata.
– 18/02/2017

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