Francesca Otupacca

POESIA: TU !

Tu , mare tempestoso in cui ho rischiato d’annegare / tu , fitto bosco da cui non filtrava raggio di sole !
Tu , sabbie mobili nelle quali senzaappiglio , annaspavo per non farmi inghiottire !
Tu , notte nera e buia stanza , senza finestra alcuna , che’ mi nascondesse anche un solo spiraglio di luna !
Tu , bugiardo arrogante che davanti al mondo , mi spacciavi per ,,,Regina ,,, !
Tu , grande assente , latitante mai pentito , tu , muro di cemento armato , su cui giorno per giorno , ho sbattuto !
Tu , carceriere spietato e giudice dal verdetto disumano , tu , boia incappucciato , con l’ascia sempre in mano !
Tu ,,, cavaliere dalla lucente armatura ,,, che con malefica arguzia ,
studiavi ogni mossa , per render la Guerra , piu’ cruenta , piu’ dura !
Tu , machiavellico stratega , che preparavi il Rogo , per l’inesistente ” Strega ” !
Tu , novello Caino , che pur di nascondere ,,, il tuo scheletro infedele ,,, invece dello scheletro , hai ucciso l’Amore !
Tu , fortezza di cartone traballante , crollata alfine miseramente !
Ma , chi sei tu che tutto hai preso , senza dar niente ?
Ora lo so ; tu , il mio ” Passato ” , finalmente !!! – 09/02/2017

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Silvia Gray

POESIA: La vita spintona

La vita ti spintona ..
più volte..
fino a quando cadi e rimani lì , con polvere in bocca, e grani negli occhi..
Tutto non è più niente per te .. e il niente non ti dà pace.
Il tempo non passa e ancora non sai come farai.
Ma fai.
Scorre la vita, pesante, sulle spalle.
Gli anni sorgono e tramontano.
Poi, un giorno, torni a vedere il cielo con l’azzurro di prima, e la luce della bellezza ti entra nel cuore…
…ma dura solo il tempo di capirla.

Perché la vita ti spintona. – 09/02/2017

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Silvia Gianfale

POESIA: E da lontano mi segue
una stella…
tenendomi compagnia
solitudine….
amica mia
portami via
dalla mia stella
voglio andare
per volare
non pensare
ricominciare
dolore
non provare

– 09/02/2017

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CARLA AUDAGNOTTO

POESIA: “L’amore che non c’è”

E’ come un battito d’ali che si è chiuso
E’come una tormenta di sabbia nel deserto
E’ come un gattino che si arrampica su di un muro e cade dall’alto
E’ come un sorriso senza gioia
E’ come il buio di una strada senza fari o lampioni accesi
E’ come entrare in una pozzanghera fredda e melmosa
E’ come degli occhi che ti guardano senza espressione
E’ come un dischiudersi di labbra che non possono dire “TI AMO”
– 09/02/2017

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Luciano Gentiletti

POESIA: RICORDO DI UN AMORE

Oggi è quel giorno, quello maledetto,
che avvolge il mio pensiero di tristezza:
mi manca tanto la tua tenerezza
che univa la passione con l’affetto.

Quante parole che non ti ho mai detto
rinchiuse in uno sguardo di dolcezza…
quante parole dentro una carezza…
rimaste imprigionate nel mio petto.

Spesso il tuo volto affiora dal mistero
quando invoco risposte dalle stelle
per un amore che non è più intero.

Un alito di vento ora mi sfiora
e un brivido percorre la mia pelle:
forse sei tu che mi accarezzi ancora.
– 09/02/2017

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Luca Tazzari

POESIA: Scusami tanto ma io non credo molto
E quindi mi rimane difficile parlare
Spero vivamente lo faccia tu

Io invece vorrei parlare con te ma mi hanno tolto la parola
E quindi il mio piano di comunicazione lo sento estremamente limitato
Facendo io uso spesso della parola
Se ti va posso abbaiare e rotolarmi
Ma non vorrei farti perdere la coscienza di cane
Che io non ho che tu non hai
– 08/02/2017

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Mariya Marinova

POESIA: Ti cerco…
Ma non ti trovo.
Ti chiamo…
Ma non rispondi.
Ti sogno…
Ma non ci sei.
Ti desidero…
Ma non ti raggiungo.
Mi cerchi…
Ma non mi trovi.
Mi chiami…
Ma non rispondo.
Mi desideri…
Ma non mi raggiungi.
Ci perdiamo…
E ci ritroviamo…
Ci lasciamo…
E ci risentiamo…
Cerco di dimenticarti!
Cerchi di dimenticarmi!
Ma ci ricordiamo sempre…
Rimani sempre parte…
Parte di me!
– 08/02/2017

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FRANCESCA OBBEDIO

POESIA: Ho udito i tuoi passi

Ho udito i tuoi passi un giorno e decisi di seguirti… Mi tenevi la mano, mi spalancavi i tuoi splendidi occhi neri in innocenti sorrisi, mi accarezzavi il cuore con le tue dolci parole, mi inebriavi col profumo della tua indicibile semplicità e mi illuminavi sui pensieri di un mondo a me sconosciuto. Ho udito i tuoi passi un giorno e decisi di continuare a seguirti… Ma lungo il tragitto verso casa mi resi conto che il tuo percorso era cambiato e che per quanto io mi sforzassi di rincorrerti, tu ormai eri lontano e poco interessato alla sintonia del nostro andare: insieme. Ho continuato ad udire quei passi giorno dopo giorno… ma decisi di non seguirti più, perché ad affrontare quel cammino duro e cosparso di ostacoli sarei stata da sola. Ancora oggi odo il rumore dei tuoi passi, ma per quanto spesso siano così distinti e vicini, mi accorgo che in realtà è solo l’eco dei miei ricordi che indissolubili nel cuore fanno ancora rumore. Ed è allora che il bagliore dell’Amore mi illumina e mi spinge a proseguire il mio cammino… finché un dì un rumore di passi spedito e deciso verso di me, incontrerà la direzione del mio andare… quando il rumore dei suoi passi coprirà quello dei miei, saprò che le migliaia di passi che ci hanno separato avranno avuto senso nell’attesa di quel che merita essere incontrato con ardore: l’Amore…puro!
– 08/02/2017

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marco morisi

POESIA: CASA MIA

Sono tornato a respirare le umide brume del ducato
antico, esse nascondono un’invernale e fumante luce
giallastra: delicato saluto al pellegrino dai lampioni
di questa languida città.
Essa sorge fra le gobbe radici d’un platano immenso
e le verdi tamerici affacciate sul mare.
Un tempo prigione dei vent’anni ora dolce e accogliente
grembo nel quale ritrovare il senso della fine.

Un canto sommesso di sconosciuti poeti, si leva soffuso
dal buio dei vecchi androni del centro, dai silenti chiostri
lastricati d’antica meraviglia e dalle usate strade
d’un tempo, quando la morosa e gli amici era gran parte
della dolce vita adolescente.

Dai lucenti casolari della campagna immota e rigogliosa,
nasce il profumo della vita vera, quella che nasce e muore.
Il canto dell’upupa e del beccafico giallo ricordano
al passante dove si trova, affinché non dimentichi
mai più dove sta la casa che la sera sempre ricordava.

Torno il bambino che sussurrava ad un tramonto dolce
tutto il timore di una solitudine antica e l’angosciante attesa
per la sua futura vita che immaginava un’ avventura senza
tregua e senza noia: sarebbe stato uno dai buoni sentimenti,
difensore del vero e di un’idea di nobiltà morale che non
faceva sconti.

Fuor dalle alte mura antiche le stalle e i magazzini dalla
grande mole riflettono, al di là della nebbia o nell’ombra
calda del meriggio estivo, un’ombra scura che sa di casa,
di muffa, di covo e di rifugio per ogni anima che cerchi
un po’ di pace là dove tutto è cominciato.

Strade, antichi volti di mattoni vecchi a cavallo sulla via,
balconi fioriti dai gerani rossi, le vecchie grate incatenate
sulle ammuffite cantine e carbonaie.
Persino il respiro fumoso dei passanti sorridenti, tutto è intriso
di una malinconia tiepida e discreta come la voce di un vecchio
amico o la pacatezza del suono di un musico di strada.

Mentre passeggio spiando ed annusando i miei ricordi
a sbucare dalla nebbia è sempre un volto amato,
un conto d’allora e in sospeso da saldare, l’ultima frase
prima dell’addio ad un precoce pentimento.
Giovane e bella come allora posso finalmente dirle quanto
l’amavo e quanto l’amo ancora, pure sul finire della vita.
Porterò con me il suo profumo intenso che ancora promette
ore appassionate di un amore primitivo.

Sono tornato a vedere le usate finestre, i vecchi
appuntamenti che per l’attesa toglievano il respiro,
i segreti nascondigli per quando le lacrime non davano
tregua ed il cuore arrancava ad inseguire un fuggitivo sogno.
Ed infine eccola li: la caverna dove il branco si riuniva,
dove nessuno poteva vantarsi di avere un soldo di credito
supposto.

Tutto andava ogni volta dimostrato a tutti i pari grado:
forza, coraggio,tenacia, abilità con l’auto e con le donne
per vivere notte e giorno da leoni, fino a che ci fosse stato
tempo per stordirsi con la vita, per non pensare alle lacrime
in agguato e a quel che per via s’è perso per la troppa furia.

Così ho fatto sempre ed allora cos’è ora tutto questo silenzio
nel quale solitaria si allontana quel poco che resta della vita
scuotendo una criniera bianca e pensando che ci vorrebbe davvero un
dio buono per consolarci del destino nostro che è così arcigno
e senza rimedio alcuno.
– 08/02/2017

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