POESIA: Solitario vento spifferante nel vuoto.
Sibili staccati in crude realtà.
Sorrisi sbiancati in grigie foto,
lacrime propedeutiche a ciò che sarà.
Intime regressioni di lembi temporali,
inerzia, invidia, ambiquità.
Sofisticata smascherazione dei mali,
illusioni, bugie, omertà.
Gli occhi chiusi dinanzi all’orrore,
crolli, urla, disperazione.
Omicida, suicida uomo-attore,
perfido scenario di bellico sudore….
Gente ai vertici che vive il suo reame,
ma qui si muore, si muore…
e all’anima fa male. – 06/02/2017
Autore: webadmin
Federico Ratano
POESIA: Tutto qui è cosi silenzioso.
Stai tranquilla mamma si sta bene.
Mi accorgo quando mi pensi.
Non sento sempre i tuoi pensieri ma sento quando mi cerchi.
Quando ti concentri per chiedermi di muovermi.
Non sono pensieri chiari ma so che è di me che pensi.
Mi piace.
Li riconosco è come un soffio che mi distrae e che mi tiene compagnia.
Chissà come sei bella
Mi piace quando pensi a cose belle.
Tutto qui formicola.
Sento cose che si appiccicano dentro di me, cose che mi fanno crescere e che vengono da te.
Sento che i miei pensieri cambiano giorno per giorno.
Sono le cose che saprò da grande, senza che nessuno me le abbia mai insegnate.
Si appiccica a me la tua vita mamma.
Sono già un po’ te, so di te, di quello che hai vissuto, delle tue esperienze, apprendo dalle sensazioni che provi e quelle che hai provato.
Certo le scorderò, ma nel mio profondo le avrò.
Torneranno solo quando serviranno.
Saprò reagire senza accorgermene.
Saprò comportarmi senza sapere.
Riconoscerò senza conoscere.
Sarò te senza saperlo.
Perché crescere dentro di te è questo, è scambiarsi segreti che solo una di noi due ricorderà.
Tra tutte le persone del mondo solo io e te mamma sappiamo, tu per conoscenza e ricordi io per inconscio.
Solo io e te mamma.
Sappiamo.
Sentiamo.
Le cose che ci siamo appiccicate, prima tu a me, e con molta più fatica in seguito io a te. – 06/02/2017
Simone Franceschetti
POESIA: Tumefatto il volto
Dalla vita stravolto
Distrutto dal nulla
L’esistenza fasulla
Mi levo al mattino
Con fare divino
Mi concedo alla notte
Con aria di morte
Abbandono sereno
La vita nel pieno
Accedo alla vita trista
Con fare d’artista – 06/02/2017
Italo Inglese
POESIA: Un viaggio
Sul sentiero che porta non so dove,
zoppico.
Mi fermo ogni tanto a contemplare il paesaggio.
Qui c’è un bosco che cinge una montagna
(che mi piacerebbe scalare
se avessi ancora l’energia dei miei vent’anni
e, soprattutto, se non fossi appesantito
da una strana stanchezza,
una malattia della psiche che mi prostra).
Il bosco è certo popolato da creature bizzarre.
Più avanti intravedo un lago.
S’incunea tra le montagne
e si allarga poi nella pianura,
silenzioso e immobile.
Procedo,
ed ecco comparire una ragazza.
Ha l’aspetto di una dea dell’Olimpo,
lo sguardo di una donna che ho amato disperatamente.
Quasi la sfioro,
ma ho paura di toccarla.
Riprendo il cammino
caracollando sul selciato sconnesso.
Ora si distende dinanzi ai miei occhi l’ampia pianura.
Il cielo è terso.
Scorgo all’orizzonte una terra rigogliosa
– realtà o miraggio? –
che promette dolci ebbrezze.
Il panorama è punteggiato
di grumi di case variopinte,
frammenti di villaggi che certo ospitano piccoli tesori,
fanciulle ingenue e appassionate,
pomeriggi infiniti nel torpore dell’estate.
Attratto da un profumo di salmastro,
m’incammino su una strada costeggiata da oleandri
che avanzando perde i suoi contorni
e, a un tratto, si dissolve nella sabbia.
C’è una spiaggia rosea nel tramonto,
il mare è calmo e sussurra pigramente.
Guardando queste cose, un giorno,
mi compenetrai nella natura
e pensai di avere il mondo in pugno.
Percorro la riva a piedi nudi,
come una nuvola vagante
giungo su un’aspra landa e triste.
Qui fa freddo, degradano i colori,
angoscia e tedio ammorbano la vita.
Baracche di lamiera danno asilo
a persone senza storia e senza volto.
Mi guardan di traverso,
hanno già espresso
sentenza di condanna
sol perché sono straniero.
Impossibile scappare.
Mi afferrano, reagisco,
ma mi mancano le forze.
Non so perché i miei pugni sono privi di potenza.
Adesso mi hanno fatto prigioniero.
Vengo rinchiuso in una cella oscura
dove a stento riesco a respirare.
Ogni giorno mi danno da mangiare.
Non mi hanno ucciso e, anche se recluso,
sono grato ai miei aguzzini.
Passano gli anni, passano decenni,
perdo il conto dei giorni e memoria d’altri tempi.
La mia pelle è avvizzita,
son diventato
un vecchio debole e sciancato.
D’improvviso odo un boato
e una luce mi percuote.
Per effetto di un evento sovrumano si è squarciato
il muro della mia prigione.
Vacillando esco allo scoperto.
Tutto è cambiato:
il sole ora splende,
l’aria è fragrante.
Intorno a me prati sconfinati
dove api innocue danzano inebriate
e la lepre trova sempre nutrimento.
Un’aura nuova mi accarezza e mi riscalda,
come un balsamo lenisce i miei tormenti.
Intorno a me, serena, scorre un’altra vita.
Rivedo il benevolo sorriso di un amico,
forse persona del mio stesso sangue.
Rivedo una bambina che – ricordo –
divideva con me la sua allegria.
C’è pace intorno a me e, finalmente,
anche nel mio cuore.
Il sogno si dissolve lentamente
e tenero è il commiato.
– 06/02/2017
Carlo Scala
POESIA: Così mi ospitò un vecchio “barone”.
Ti ospito giovane, entra.
Raccontami bevi;
il tram che ti ha portato
da dove arriva?
Pensaci, poi spiegami.
Sai, è da tempo che non esco
vivo di melograni, ho paura dell’aria
e di ciò che sento arrivare.
Un tempo il richiamo del mare
portava sulle spiagge donne briose,
modeste maestrine dal romanzo
d’amore;
così mi pareva che i figli dovessero
per solo contagio, essere allegri,
crescere sani, risultare i migliori;
dove tutto cambiava, dopo la guerra,
il sapore dei cibi rimaneva pulito,
l’odore dei panni del giallo sapone
era ancora un profumo,
e io ero già uno scrittore,
un vero scrittore.
Ho cercato nel cuore alcune risposte
e mi sono fermato dopo alcuni bagliori;
ho capito che il volo era dentro le ali,
ho capito che il servo muore senza ideali,
che la casa invecchiava, le pareti annerivano,
il mondo fluiva slavato,
come carta bagnata;
ma era solo il mio occhio,
che si era fermato, fisso sul mare.
Ora sono il maestro, tu mi chiami così
e mi stai ad ascoltare, hai letto i miei libri
e non ti basta capirli, vorresti vederli.
Povero giovane, per avere ricordi
basta solo invecchiare,
e chi ama la vita vende care illusioni,
non sa cancellare, non sa regalare
i suoi anni migliori.
Scusa se parlo, ti sarai annoiato
ma non c’è niente da fare,
proprio niente, da fare. – 06/02/2017
Silvia Spaventa Filippi
POESIA: Ti sto guardando
In silenzio ,attraverso il vetro
delle mie lacrime,…….
per un attimo sei stato
ombra,sospiro. …vana illusione – 06/02/2017
Giuseppe Sassanelli
POESIA: Stare all’erta,
tenere il passo
su strade che non c’appartengono,
imparare a navigare
nei territori dell’espediente,
osservare i propri piani
muoversi per l’elefante del bisogno,
rimbalzare in gomma contro il muro dei giorni,
accarezzare piante carnivore,
stringere patti con le tigri,
pagare il lauto banchetto del fuoco,
quando in realtà siamo lontani,
a meditare straniti il lume delle lucciole.
– 06/02/2017
Michele Città
POESIA: Anch’io esisto -shoah
Apri una pagina sul passato
e guarda e ascolta:
fievoli voci vengono da laggiù
dalle baracche che li imprigionano
e li rendono schiavi senza speranza.
È un coro unanime che grida sommessamente
la sofferenza e l’impotenza:
“ Oggi o forse domani non vedrò più la luce,
anche se fioca e incapace di illuminare
la mia attesa.
Riesumo, da quell’alito di vita
che ancora mi attraversa,
la forza di convivere con la morte:
è vicina, ne sento il fiato flatulento,
e sono destinato a sparire nel nulla
come gli altri che sono già andati
nel cunicolo del buio eterno.
Aspetto il mio boia e spengo definitivamente
i miei sogni.
In questo campo lascerò la mia vita,
ma non la dignità e l’orgoglio di essere ebreo.
Non dimenticarmi uomo del futuro,
io non ho nessuna colpa,
se non quella di esistere”. – 06/02/2017
ilaria maione
POESIA: La verità non è mai una sola
siamo piccoli universi fatti della propria verità,
quel che vedo è un posto magico
tutto si muove sincronicamente
ogni cosa e persona interferisce nell’universo dell’altra.
Sono piccola, schiacciata in un mondo fatto di rinunce
un mondo che pretende da me ciò che un padre non vorrebbe mai per i suoi figli.
Smetto. Cambio tutto.
Cambio visione, cambio vita, cambio il modo di creare il mio futuro.
Chiudo gli occhi, libero la mente e prego…
Accendo la scintilla divina che è in me,
creo la realtà che vorrei.
Siamo esseri fatti di coscienza
persa in questa fisicità limitante e autoritaria. – 06/02/2017
Daniela Volpi
POESIA: Mi connetto alla tua essenza che mi trascina nel profondo e divino oblio.
Un improvviso sussulto riaccende la fiamma della vita.
Un brivido percorre la mia essenza.
Acconsento al giubilo della ragione e mi faccio guidare dall’estasi. – 06/02/2017