Luigi Violano

POESIA: Ti pago pure questa colpa, dio!

Tu chiamalo peccato, uomo giudice,
saccente, illusa botte colma d’ignoranza
e perbenista contraffatto su, chiamalo peccato
quel sentire intimo dell’anima
che rasenta il nodo in gola
e spezza quasi il respiro a metà di noi due.
Chiamalo peccato quell’amore proibito per lei, amata
ch’ogni istante mi sale su piano
per le vie finite della carne mortale
colma di desiderio risvegliandomi
passioni istintive, primordiali grida
di piacere nate da lancette
di tempi atei, irriverenti
e poi s’accasa nel cuore per
possedermi l’essere tutto intero.
Tu chiamalo peccato, Onnipotente, Messia
quel comandamento infranto
sopra un Sinai di frasi fatte e divieti imposti
al sentire dell’umana natura.
Chiamalo peccato, cosa importa!
Giudicami male essere umano, altro, mio simile
e tienilo lontano il mio spirito da Dio
per questa colpa d’oro
che macchia di fiele il mio semplice agire.
Chiamalo peccato il mio sentirla donna,
amore della mente,
il mio gridare in lacrime il suo eletto nome
e non trovare cielo sopra ed oltre il mondo
ch’assolva questi versi cantati in onor suo
vaganti sul sentiero dell’errore.
Condannami Divino Tribunale per questa colpa amara
per cui moristi flagellato in croce,
pena ch’ora mi macchierà a morte la carne
e la coscienza.
E brucerà la pelle questa fiamma
viva in sempiterno, figlia di quel
guardare femminile amato e santo.
Condannami, dai!
Chiamala peccato, sì, chiamala peccato
la voce dell’amore vestito a macchia d’olio
che torna come musica soave
fino alle origini del miocardio
e brilla come sole eletto
sulle celesti corde fragili del mio dire in poesia.
Chiamala peccato, dio, pecca pure con me!
Sporchiamoci di quella colpa
che sboccia dai suoi occhi benedetti
ed i miei contagia, incrociandoli
con sua beata luce.
Pagherei, sì!
Ti pago pure questa colpa, dio!
Lo pagherei quello sguardo di roseo domani
che profuma di pace
e vive in me, acceso come
un’eterna primavera.
Lo pagherei ad ogni prezzo quello sguardo
perché mai nessun mercante, in terra o in cielo,
vende quelle pupille umili ed alte
color di carbon quieto
dopo aver arso fuoco di passione
cullandoci piano sulle sue ginocchia,
donandoci per sonno una diabolica salvezza.
Occhi benedetti, i suoi, impareggiabili creature
che mi ridanno vita
ad ogni loro casuale incrociare
la mia vita.
Pagherei, ma Tu strappa il mio debito
se sei davvero il Redentore che dici.
Sì, ecco, ti pago pure questa colpa, dio.
Ti pago come chiunque, umano,
infranta la Tua Saggia Legge, errando,
ti rende il denaro dovuto per
essere inciampato nell’errore.
Ti pagherei al cielo anche in sovrappiù,
Amore erroneo, umano, sovraumano ma sempre
vivo nelle stanze segrete
della mia povera, carnale concupiscenza.
Ti pagherei, mia vita.
Ti pagherei ancora, sempre, amata dolce,
sposa consacrata nel tempio
su pelle del mio vivere.
Ti pagherei, mia maledetta sete
delle membra che più ci sei
e più rinnovi sete.
Ti pagherei, anche al prezzo
della mia stessa vita. – 26/01/2017

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Sergio Figlioli

POESIA: Che cosa c’è oltre quel muro che ferma il tuo sguardo, tra le macerie di giorni sommersi , intorno alle lnee che ti segnano il viso. Che cosa c’è dentro un passato che brucia le vene , accanto al presente alzato a guardare. C’è forse l’inerzia di un immobile corpo? oppure l’inganno di un più vicino traguardo? C’è la tua forza e la tua debolezza, ci sono sorrisi che restano in bocca , c’è quel tramonto lasciato scappare. Sergio Figlioli – 26/01/2017

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massimo castelli

POESIA: La mente chiede il sapere
indaga l’Universo
ma non conosce se stesso

La falce miete il frumento.

Tra un bosone e un neutrone
verso l’eterno ruota attorno all’asse
legato a una palla di fuoco
lanciato verso l’Ignoto
ma non è un videogioco !

Un boccale di birra cheta l’arsura

Azzuro Visccc Scrasccc Boom
azzurro e poi un lampo

un sorso ancora
oblio tecnologico,
bevanda fresca
cheta la burrasca
cessa il frastuono

la trebbia batte le spighe,
disperde la pula
fischia sull’olmo un uccello nero
lontano il pensiero annega
oblio nella sera

spunta un fiore bianco
in mezzo alla neve
ed è primavera

– 26/01/2017

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Christian Bellagamba

POESIA: Ho pensato il tuo nome per millenni
Riverso in questo pagliaio di aghi
Un tempo il mio cuore disarmava le spine
Oggi non più.
Oggi le spine si portan via il
dolore, la speranza e l’amore
Rimpiazzano la sostanza dei miei
Sogni con fiele stillata
da un’arida realtÃ
Secca come le ossa
Del mio spirito.

Eppure nulla spegne mai del tutto
L’inestinguibile barlume d’umanitÃ
Infiammato dal tuo nome pensato
Perfino a distanze siderali
Il tuo richiamo m’attrae
E ci lega indissolubile.

Su questo filo teso
Riposa la sinfonia dell’universo – 26/01/2017

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silvana zerilli

POESIA: Senza parole

Indugi in sguardi
che tramutano da soli
in discorsi
privi di significato.
Senza parole
facciamo finta che
tutto resta uguale
anche in mancanza di un senso.
Respiriamo un filo
di complicità quando
siamo assieme ad amici,
poi tutto torna come prima.
Ricordo il tuo corpo
come fosse ieri, eppure,
è quasi un secolo che
non ti tengo tra le mie braccia.
Privato ormai di ciò che avevo,
mi sento quasi al rogo …
l’unica cosa che mi tengono vivo
sono i ricordi di noi.
L’amore che provo per te
non trova ancora un motivo
per lasciarti andare via
dal mio cuore …
Senza parole dette al vento
scriverò per te,
ciò che ancora
è questo sentimento …
Ti regalerò tutto quello che vorrai
purché tra le tue braccia mi terrai,
tra il silenzio che grida
io ti voglio ancora nella mia vita.
Ricorderò, per non dimenticare,
di quando al buio
io ti potevo baciare
e chiamare ancora amore.
– 26/01/2017

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Eleonora Giaquinto

POESIA: Giustizia

Dove sei?
Sono in un arido abisso,
invisibile nella caligine,
senza ali in questa melma.

Sono un uomo?
Difforme nell’anima,
dissonante nel fango,
schiavo di questo trito mondo omicida.

Son reo rivelato,
fuggo la Mediocrità.
– 26/01/2017

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Eleonora Favetti

POESIA: Serra i miei occhi
velo di tenebre che nascondi il mondo
a chi fragile si piega alla vita.
E quando scenderai eterno su di me
Innalzami a quel cielo
A cui sono stato strappato.
Crudo è stato il severo eremo,
angusto il tempo, solitario il passo,
ma nel mio sentire la vita pulsante

ho avuto vertigine di quell’infinito
che mi era stato promesso.
– 26/01/2017

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Massimiliano D’Agostino

POESIA: La sua simmetria combaciava perfettamente nelle sue ali colorate formando una maschera carnevalesca.
Miss Butterfly, rara creatura volante, era visibile nell’azzurro al pari dell’unica stella diurna.
La sua orbita poteva durare solo giorno… La sua meta era donare l’importanza dell’esistenza.
Il vento la trasportava serenamente sia verso l’ignoto sia verso il traguardo.
Ombre oscure cancellavano la sua figura, frutto del sole che vedeva le sue ali specchio di un silenzioso coraggio; nubi e vento ostacolavano il suo leggero volo.
L’orizzonte era colmo di solitudine, ma comunque si intravedeva la luce.
Le forze sulla natura oscura fecero abbandonare la vista della trebisonda, le ali si chiusero e la sua caduta andò verso l’oblio.
Un angelo bianco, un gabbiano perduto la vide arrestando, come una mano divina, la sua discesa senza ritorno.
La potenza dell’energia bianca dominò la natura inversa, trasformando in aiuto le correnti nefaste.
Miss Butterfly venne risvegliata dal calore del sole, rumore di onde e profumo di sale riattivavano il suo bioritmo.
Il movimento riprese salutando la figura silenziosa donatrice di salvezza…
Si posò sulla mia spalla, la guardai i compresi il valore della vita!!
– 26/01/2017

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Concetta sorvillo

POESIA: Canto migrante

Sabbia è il mio cuore gettato nella notte senza stelle,
mare e sale la mia prigione senza pareti.
La mia anima s’innalza verso il cielo,
si unisce ai canti dei tanti volti senza nome.
Cantiamo insieme una litania antica,
si propaga per la terra senza padroni,
quando l’ultimo dei muri cadrà, sconfitto,
ci uniremo ai tanti cuori senza più bandiera.
– 26/01/2017

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Maurizio Picca

POESIA: Carezza

E’ l’alba mentre una improvvisa mestizia avvampa nel mio cuore come un freddo dardo infuocato avvolge un albero

Il freddo calore della tristezza si intreccia ad un caldo dolore che avvighia il mio animo come la tela di ragno in un bianco sudario può nasconde un albero

Ma in quello stesso attimo arriva il ricordo della tua mano che scorre dolcemente sul mio viso come un rassicurante ruscello scorre tra montagne aspre e scoscese

Quel carezza solo immaginata ma profondamente reale scaccia la notte e fa sorgere in me un nuovo giorno

Sicuramente più dolce – 26/01/2017

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