POESIA: Raccontami la tua giornata
Raccontami la vita
Anche il piu noioso dettaglio
Che tanto ti ascolterei per ore
Che quando parli è come stare a casa
È come se abitassi tra una tua parola
E una tua risata
Ed è bellissimo – 20/01/2017
POESIA: Raccontami la tua giornata
Raccontami la vita
Anche il piu noioso dettaglio
Che tanto ti ascolterei per ore
Che quando parli è come stare a casa
È come se abitassi tra una tua parola
E una tua risata
Ed è bellissimo – 20/01/2017
POESIA: Il buio Chiudo gli occhi!Penso alla tenebre oscure!Alla luce del là di là! La luce mi offusca la vista !Il battito cardiaco, mi aumenta !Corro,corro,la luce si allontana !Il mio battito sta diminuendo!Il mio ultimo respiro! E poi,….Il buio , la morte . – 20/01/2017
POESIA: Dovrebbe, ma non è.
Eccola, l’unica vera condanna.
Sotterrata in cieche fessure
marcisce la paura
e fermenta il consueto.
Muore la poesia
e muoio anch’io
nel silenzio dei rumori di fondo
con le dita scorticate
le labbra screpolate
e la mente vuota.
Così sparisce
un altro vano testimone
di questo celere sfrigolare nello strutto,
dove tutto ha lo stesso sapore
e galleggia
tra nausea e appagamento,
alcool e caffè,
oppio e fluoxetina. – 20/01/2017
POESIA: La rabbia
La mia rabbia sorda
ulula muta,dentro,
nell’antro dell’anima,
inesprimibile
inascoltata.
E’ difficile
accettare
che può anche
morire,
soffocata
dalle spesse
mura
dell’indifferenza.
Ho imparato
a gestirla
a convivere,
ma si agita,
poi s’assopisce
e si risveglia
dannata…
Elena Opromolla – 20/01/2017
POESIA: Aspettai il
sorgere del sole
disteso
a rimirar
le stelle.
Dio, ricordo
quella notte,
piovean
sogni
a catinelle.
L’attesa
terminò
al suo far
capolino,
stagliandosi
nel cielo
prepotente.
Bruciò
col suo
calor
l’incanto,
l’illusione,
lasciando
alla realt
ben poco
più di niente…
– 20/01/2017
POESIA: Balconi
Ci stringevamo vicini vicini sul balcone dei lamenti
(piano terra, senza ascensore)
dopo aver scosso la tovaglia della cena
ci lagnavamo piano guardandoci negli occhi
la sera finiva, come d’abitudine
noi ce ne lamentavamo invece di dispiacercene
poi chiudevamo la portafinestra in coro
perché non fosse solo uno di noi due
a rinunciare al giorno.
L’indomani sarebbe venuto, probabilmente
noi senza dircelo ci speravamo
e sognavamo insieme questo sogno
e se funzionava, al mattino
correvamo fuori sul balcone dei lamenti
(piano terra senza ascensore)
guardavamo il rosmarino che cresceva,
malgrado noi.
– 20/01/2017
POESIA: La solitudine
Mi abbracciano nuvole fosche,
sospinte da un vento di solitudine,
mentre nel sogno della sera racchiuso,
l’orizzonte non si distrae:
attente.
***
Ho perso il cuore
Nel piacere cancellato dall’amor deluso,
spiego le vele al vento della malinconia,
navigando nel buio duro d’un confine senz’armonia,
dove ho perso il cuore.
***
Si fa giorno
Nelle ombre dei ricordi sospesi,
l’anima s’inaridisce alcune sere,
vaga nel bambino innocente che fu ferito,
ritma silenziosa sentimenti ormai traditi,
e io vegliando in quel sogno,
mentre già: si fa giorno. – 20/01/2017
POESIA: Cosa prova un cuore
Cosa prova il sole quando bacia la sua terra,
si rotola sui fiori, spezza i suoi colori.
Cosa prova il vento quando va salendo,
si incolonna lento e vola su nel cielo.
Se non si è spezzati non si può sapere,
se non si è feriti non immaginare.
Se una lepre corre verso l’orizzonte,
occhio non riesce e va via lontano.
Se una stella sale quando si fa notte,
non si può capire il suo brillantare…
Cosa prova il mare….
quando si distende e abbraccia la sua terra
e giù in riva lento si scioglie a dondolare….
cosa prova un fiore, via nel suo sbocciare.
Cosa inebria il gelo e dà frescura al sole…
non si può capire….. con le mie parole…..
non si può spiegare…..
cosa prova un cuore.
Nicoletta Brundu. Cagliari, 29 luglio 2013. – 20/01/2017
POESIA: “Il barbone”
La chiesa è piena,
son tutti presi dalla preghiera.
Quasi non avvertono,
l’ingresso di questo uomo,
mal ridotto a dir poco,
maleodorante,
avanza lentamente,
incurante della gente.
Accenna un enigmatico sorriso,
chi incrocia il suo sguardo resta impietrito.
Giunto davanti all’altare,
si prostra giù con devozione.
Il prete dall’altare non sa che fare,
continua a pregare.
Signore ti ringrazio,
gli si sente dire,
di che ringraziare potrà costui,
così mal ridotto,
ringraziare di che?
Una pronta risposta,
arriva dall’uomo,
il barbone si alza e
chiedendo scusa,
per l’introduzione.
Sembra voler rispondere,
a quel perché che aleggia.
Vedete fratelli,
di certo io nulla ho,
ma al mattino se c’è il sole,
io so di poter vivere un giorno ancora,
il sole mi riscalda il corpo e l’anima.
Se piove posso un po lavarmi e bere.
Se fa freddo potrò accendere un fuoco,
se fa caldo prender il sole e
respirare aria fresca.
Un pezzo di pane,
una mela questo basta.
Io lo ringrazio ogni giorno e sai perché?
Perché ogni giorno ricevo,
dal buon Dio,
il mio pezzo di pane
e la mia mela.
Questo basta a me e lo ringrazio.
Tu perché lo ringrazi?
Mario Paolillo
– 20/01/2017
POESIA: Brezza notturna che le acque increspa
accogli l’anime al ritorno in festa.
Nei passi oscuri del breve sentiero
poniamo il cuore in questo mistero.
Dolce signora che celi il tuo sguardo
giochi fra nuvole e campi di stelle,
giunti alla via del sentito traguardo
scagli l’argento sulla nostra pelle.
Letto di sassi ciglio d’un fiume
dona riposo alle nostre membra.
Pioggia di mani che come piume
sfiorano i sensi al di là dell’ombra.
Anime esplodono in attimi eterni
guidando i corpi in una sola danza,
fuoco divampa da quegli occhi inermi
e riempie il cielo con la pura essenza.
– 20/01/2017