ELISEA ALISEI

POESIA: I Figli del Vento … (16/12/2016)

Io ricordo
Io non dimentico
quei grandiosi Venti …
che quaggiù mi portarono
e al Padre mio mi strapparono…

Io ricordo
Io non dimentico
che un attimo prima
con tutta la mia forza
a Lui io gridai:

Fammi tornare indietro!
Fammi tornare indietro!

Non so se nel mio compito
io riuscirò …
Non so se tutto quel dolore
io sopporterò …
Non so se alla nobile Opera
io mai adempierò…

Trattienimi ancora un po’
perché ancora io non so
quando nella Luce tornerò …

Perché così a lungo
mi hai abbandonata …
se con l’antico Patto
a Te mi avevi consacrata…

Più non trattenermi qui
senza un perché
se scopo più non c’è …

Io ricordo
Io non dimentico

che ero Figlia del Vento
ed ora… sola quaggiù
io non ho trovato
che pena e spavento.

(elisea alisei)

– 18/04/2017

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Francesco Mariano Arbore

POESIA: Inconsistenza Fugace

Cosa rimane di un’estate illusoria? Occhi profondi che scavano lungo gli abissi dell’anima, che cercano di percepire un briciolo di candore da un panno unto di male, che ricercano uno spiraglio di luce, ormai offuscato, in una distesa di tenebre, che tentano di raggiungere la foce dalla fogna. Sei lo specchio che riflette la beltà che non pensavo di possedere, l’artista che scruta con attenta minuzia una moltitudine di variegati colori da una tela dipinta di nero, che restaura un’opera di un’epoca logorato, che si sente rinfrescata dalla sabbia del deserto, che si sente protetta in una casa senza tetto, che si ostina ad afferrare foglie che scorrono in una tormenta, che assapora la semplicità degli attimi trascorsi insieme. Io, profugo alla deriva, mi trascino alle spalle gli strascichi delle emozioni stagionate. È stata repentina la puntura di zanzara al cuore sonnambulo, rinchiuso in uno scrigno senza chiave. È stato tutto avventato. Quel cuore ostinato che incominciò a fervere di passioni, ignorando ingenuamente che era recluso dietro le sbarre. Ma la vita non è una fiaba…..non c’è mai un : ” è vissero tutti felici e contenti”. Ecco la dura realtà. Chi siamo ? La nostra immagine è l’ultimo vestito che indossiamo; il mio : intriso di toppe e strappi. Bisogna apprezzare ogni colore dell’arcobaleno, non solo il giallo, anche se è il più brillante. Fuggi dalla clessidra senza fondo, dove il tempo delle amarezze continua a scorrere inesorabilmente senza tregua. Scappa via dalla maschera che mi hanno impiantato addosso. Ora assapori i miei baci, sfiori il mio viso, ti perdi nel mio sguardo. Domani non sarò nient’altro che una fotografia sbiadita conservata in un armadio. Amerai un’altra immagine e , nella medesima maniera, penserai di stare meglio di prima, di aver toccato la cima di un grattacielo. Tu che raccogli in un diario le gioie e i dolori della Vita, lascia per me una pagina bianca che riassume il vano tentativo di poter “Amare”….ed intanto i poeti scrivono sulle loro condanne, i musicisti cantano sulla malinconia di un Amore irraggiungibile, i filosofi cercheranno di renderci un po’ più tristi, i pittori coloreranno di lacrime le immagini dei loro pensieri. E come un torrente senza freni, ci dimentichiamo che siamo il risultato del talento di molteplici individui, che non aspettano altro che siano riconosciuti i loro meriti. L’ empiria affettiva , vana ed endemica del passato, pone i ceppi ai miei piedi. Sabbie mobili ingoiano implacabili il mio corpo inerte. L’ Anima leggiadra scivola dalle dita. Solo grida strazianti, sgomenti indissolubili, sfiorano di sfuggita l’essenza del corpo, ma si dissolvono nell’aria, sfumando lentamente nella foschia dei ricordi. – 18/04/2017

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Simona Sgamma

POESIA: Ti ho amato di nascosto,
nei miei bui silenzi,
mi sono preso gli scarti,
i ritagli di vita.
Il tuo piatto freddo, di fronte al mio,
Il letto vuoto,
tu che fuggi come un ladro
nel cuore della notte,
io al telefono
aspettando una tua chiamata,
solo una tua ennesima scusa
sullo schermo mi é arrivata,
io alla finestra
aspettando il tuo ritorno,
consapevole che io per te
sia solo un contorno.
Si é fatto giorno…
la cittá si sveglia
ed io mi svesto di te,
indosso la mia maschera
e mi mischio con la folla,
la metro é calda
ma io mi avvolgo nel cappotto,
stringo le mie consapevoli paure,
una donna mi sorride,
un uomo strilla
che avrebbe tutte le cure…
Scendo in strada,
valigetta e cravatta…
voglia di urlare
in questo mondo d’ ovatta.
Entro in un bar,
una coppia si sfiora le labbra,
io e te neanche le mani…
Chissá se ci sará posto
anche per noi un domani,
un domani sperato
e non disperato.
(VIA LA MASCHERA ) – 18/04/2017

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Massimo Di Gorga

POESIA: Che estará di me…

Quand’é che si diventa adulti padre mio,
quando dividi il letto con l’amante
o quando la gente smette di chiederti cosa farai tu da grande?

Da giovin signore risposta mai seppi dare,
e ora che grande dicon che io sia,
non mi passa neppur lontano dalla mente che io vorria.

Oh! santa Lò, che pasa?
se son stato scapestrato, come dican i mia,
è fattibile, ma del mal mai feci alla mia persona o a chicchessia.

Cresciuto son col libero pensier,
che io avria a sceglier una sol cosa da fare mi è sembrato una pazzia,
decider poi a priori, ante de li fatti , quale che sia la vita mia…

…che miedo, padre mio,
che l’eterno riposo di consigliarmi vi tolse il pregio, suvvia!
dall’alto, de lo fato mio il vostro spirito possa anticipar chi io sia.

Sbrigatevi o padre!
perché, semmai del saper vorreste farmi parte,
nella mia vita dell’ultimo viaggio sento fischiare il tren che parte.

Che non si dica un dì nell’epitaffio della mia vita errante:
Grande uomo si ma che non seppe mai cosa far da grande.

Angel di la guardia ruega dios per me.

– 18/04/2017

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Tatiana Forgiarini

POESIA: Lei lo fissava
sempre,
lo guardava
con quei suoi occhi
da gufo,
come diceva lui.
Lui non sapeva
che lei lo guardava
perché era l’unica cosa
interessante per lei
al mondo,
ma quand’erano
in auto
e lui
le parlava,
lei si perdeva
tra le luci
della città,
fra case e lampioni
e allora lui la guardava,
la guardava,
la guardava. – 18/04/2017

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Antonio Pennuto

POESIA: I VECCHI

Un vecchio giace nel suo triste letto
la vita va e fermarla più non può
il suo cuore batte sempre lento e stretto
il suo respiro come un soffio lieve volò
la sua mente segue percorsi bui e strani
del suo corpo non sente più piedi e mani

Rimane però alla vita stretto, stretto, aggrappato
quell’ultimo soffio non può e non vuole buttar via
lo trattiene, lo coccola non gli può essere strappato
perché nel cuore gli resta ancora voglia e tanta nostalgia
perché anche il dolore che lo lacera preferisce e brama
perché la vita gli è tanto cara, la conosce e tanto l’ama

Da solo rimanere più non vuole, come un bambino
vuole una mano che lo tenga forte, lo stringa
vuole ascoltare parole dolci ed i suoi cari lì vicino
vuole qualcuno che dica a lui starai bene e finga
da soli e tristi non lasciate mai i vostri vecchi
siate per loro il loro futuro e i loro specchi.

– 18/04/2017

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Ilaria Della Queva

POESIA: Abbracciando il rumore della notte

Ed è così che mi ritrovo nel tempo:
con un fare gentile guardo il mondo
che senza purezza ha tradito se stesso;
volo nel cielo delle illusioni,
allontanando i pensieri più glaciali
e tramando contro il vento delle menzogne.
Oh, cosa sarà mai successo?
Cosa mai può aver spinto questi
sguardi limpidi ad accecarsi di odio?
Leggo nel volto di chi mi parla
il vuoto che solo nei crateri
più grandi puoi trovare…
Il mio appello gridato nell’oscuritÃ
non riesce a raggiungere il cuore della gente
o quel che ne rimane
Ed è così, che abbracciando il rumore della notte,
mi perdo nella mia malinconia
senza alcuna risposta.

– 18/04/2017

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Annalisa Fort

POESIA: Gli angeli del cielo sono dolci anime che cantano con in capo un velo.
Delicatezza e collaborazione…in azione su questa terra priva di certezze e verità.
Che sarà l’aldilà?
Domande, pensieri maestosi e fieri di esser vivi.
Lacrime,pacifiche e tormentate sui quanti “perché?”…
l’uomo, il più saggio, non trova significato adatto a colmare il vuoto di quel dolore che il corpo lascia alla terra.
L’anima in pace racconta e tace. – 18/04/2017

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