Castagna Lorenzo

POESIA: DI NERO

sai quei fatti tuoi erano anche i fatti miei
un viaggio isterico di un corpo tacito
chiedilo a me, tu sai il perchè

non c#039;è stato tempo
non abbiamo avuto tempo
inabile ho assistito
al viaggio di un corpo passato
e nel voler perdermi in te

astinente per obbligo
cosciente di me
cerco un modo per non vestirmi di nero

ormai ne son fuori
ma comunque a testa in giù
incredulo ancora
per il tuo vestito nero.

Lorenzo Castagna | sorgente: https://www.google.it/ – 18/12/2017

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Standrock Ester

POESIA: Palpebre blu sul mio sentiero
rami potati dal vento
cuore inCHIODO;
colgo il fiore che sboccerÃ
all’ ombra sorriso LUCE | sorgente: http://m.facebook.com – 18/12/2017

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Agnese Daffara

POESIA:
Non sarò mai così triste e sola.
Sono un’avventuriera svagata.
Non conviene mai rinunciare alle certezze
ma sono un’avventuriera, anche svagata.
Lasciare chiuse le porte apribili
non mi è possibile:
questo il mio animo turbolento e curioso
che decise di affliggermi.
Davanti alle porte chiuse non so stare,
quando spuntano lingue di fiamma
dalle serrature vuote
indosso la mia faccia impersonale
l’unica che allo specchio mi renda lecita
e abbandono quello che ho raccolto
per buttarmi nel fuoco.
Questo momento è ciò per cui vivo:
oltrepassare uno stipite ricoperta di fuoco
come un pistillo che si erge tra i petali
di un rosso papavero infiammato
e rinascere fiore dal bocciolo.
Riuscirò mai a rinunciare alla scoperta
alla sempre rinnovata creazione
quando la creazione è la musica della vita
e tutto muore nella staticità,
riuscirò ad invecchiare finalmente
depositare i petali danzanti della giovinezza
lasciandomi addomesticare da una mano di vento adulto
da un’atmosfera finalmente ferma
riempibile di voci calme
come un battito costante
come un vuoto incastrabile di altri vuoti di Lego
a rendere l’ordine dinamico
la staticità vitale
senza ritrovarmi avvilita?
Serve colmare queste giornate universitarie di turbe inutili?
Quello che soffro è essere giovane
eppure senza, come farei?
Ho bisogno di correre ed essere nuda
e che gli altri siano nudi
e che nessuno sia consapevole
o non troppo
ho bisogno che non ci siano nozioni
e che il sapere venga da dentro
ho bisogno di correre e creare in corsa
stare ferma è ciò che faccio
per questo impazzisco
non ho bisogno di una corsa fisica
di una corsa sociale nemmeno
ho bisogno di una corsa alla creazione
di poiesi,
Venere generatrice
neanche straordinariamente bella:
più triste che bella
più bella che felice.
Dopo aver perso le piste per prendere il volo
non si vola senza la terra
e dopo aver perso quella luce di neon dove stavo accucciata
dolce profumata, sempre ad occhi chiusi
dopo aver disprezzato il dato e l#039;avuto
un orgoglio da ragazzina mi ha lasciata sola
questo è un lamento tragico
Sola dentro di me per non essermi curata
Sola nell’arte per esserci annegata
Sola nella poesia per non essere riuscita a capirci abbastanza
Sola nel fisico per aver idolatrato l#039;estetica
Sola nello studio per aver adorato l#039;intuito
Sola nella vita per aver allontanato gli altri
Sola negli altri per non aver voluto esistere in loro
Sempre scostante, riluttante,
essendomi sempre negata
e distruggendomi nella mia preservazione,
avendo amato il rischio
la dissolutezza suggerita non so più se
dalla liquidità contemporanea
o dall’ardore dei miei anni
o dall’effettiva velocità con cui il tempo passa e saluta l#039;uva e poi l#039;uva muore,
mi sono sempre confusa,
forse sanguino.
Nonostante la pressione
ancora mi ostino a voler inseguire questa me selvaggia
che si oppone ai detti, ai fatti, ai pensati, ai supposti, alle supposte di pensiero.
Sono un#039;avventuriera ribelle
ma ho una bella sciarpa comprata dal marocchino
davanti all’universitÃ
come altre centinaia di universitarie,
che nervoso questo vestire
comunque inevitabile
e le pronunce cadenzate che dissimulano l’imbarazzo per essere parlanti nativi standard
e dunque pronunciare le parole come vanno pronunciate
in cui anche io cado vittima
come un coniglio:
veleno allo zucchero nelle trappole
gusti buoni nel fumo elettronico
soldi e consumismo ovunque
mi fido del diverso, ormai
non mi fido del diffuso
che testarda che sono
non mi va mai bene niente,
anche questo sfogarsi scrivendo
alle lezioni di linguistica
è qualcosa di già fatto
potrei essere nella testa dei ragazzi della fila dietro
Hipster/Ribelle/Annoiata
Depressa/Scrittrice
Vogliosa di attenzioni/Piena di idee
e sarei comunque oggetto di uno schema mentale precostituito
non voglio rientrare negli schemi di nessuno
voglio che tutti siano cemento fresco
dove posso imprimere il mio schema
così non mi diranno più “anche io lo faccio”
oh, nemmeno lo dirò io,
al diavolo questo egocentrismo,
ma diranno, almeno
“Tu scrivi. Che bell’idea.”
Sindrome da novità: dovrei amare la ricerca scientifica, ma odio la competizione
è inutile
sono un paradosso!
lasciatemi il privilegio di essere indecifrabile
sì, ok, ma tutti lo sono
posso essere solo io qualcosa?
Come si può essere se stessi se essere se stessi significa essere un aggregato di altri? Voglio vomitare arte nuova, mai vista, creare capolavori in corsa.
Che scaturiscano tempeste di scoperta da questi nervi della mano destra!
Non m’importa niente delle lingue slave
m’importerebbe un dato non trecento
come alle trecento diviso due
facce distratte pronte al balzo
appollaiate sui banchi
perché hanno in mano
questa bella etÃ
o almeno i suoi frutti liofilizzati
e appena il professore poserà il microfono
potranno scattare
e pensare prima
a come arrotolarsi la sciarpa intorno al collo
poi a lanciare uno sguardo goloso ad una persona bella
più bella delle altre,
a sistemarsi i capelli e attivare quella modalità cordiale, amichevole, solidale disposta alla condivisione
tra persone che stanno imparando a stare uguale
e si fanno forza insieme
saziandosi di nascosto della vicendevole giovinezza,
mi irrita
che ognuno costituisca un microcosmo variabile sorridente e sfuggevole
basato su quello che altri hanno deciso
sulla bellezza che altri hanno impostato
entusiasti di pettegolezzi falsamente interessanti
come chi sguazza nelle canzoni che tutti ascoltano
perché parlano di cose che tutti provano
con un accento che tutti imitano,
ma forse non capirò mai che cosa c’è di veramente sbagliato in questo
a parte che la situazione
è troppo lontana dai film francesi
e la gente
è spersonalizzata,
e le persone a cui non mi sono avvicinata
non possono parlare neanche per gioco con me
se io scrivo con la testa bassa
o comunque continuo ad aleggiare
in questa malinconia distante dall’aula
questi sguardi curiosi
che appoggerei sui dettagli senza spostarli
fino a che non ho indagato a sufficienza,
con rischio di buco.
Quei due hanno capelli belli molto,
lei è abbastanza avventuriera da stare con me
lui ha un naso stupendo
se solo non fossi così oscura
così irrimediabilmente sola.
Anche la poesia mi abbandonerÃ
quando mi chiederanno di spiegarla
ma alla poesia non servono i perché e i percome
i perdove nemmeno
lasciatemela essere
senza doversi parafrasare
una tigre è un felino ma è una tigre
il percome della poesia sono io
e voi siete perché e cervelli di cemento fresco
ritmati non foderati di strati di intellettualismo.
Vivere nei perché costringe alla maturitÃ
che costringe alla staticitÃ
che costringe alla chiusura
che soffoca i fuochi
coperta [sostantivo] di pile [materiale]
dell#039;ammutolire nei propri convenienti sorrisi.
Non voglio perdere la capacità di proiettare balletti selvaggi nell’aria
di arrivare tardi per cercare un quadro
sono morta, morta di ingenuitÃ
nervosa, accecata per la troppa luce
ma la poesia almeno, lei non chiede mai perché. – 18/12/2017

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Marinella Pizzino

POESIA: Sogno che arrivo

È bello immaginarmi dondolante
come aquila tra i cirri
e su nel vento,
lontana dall#039;angoscia
e dal tormento
che angustiano quaggiù
mesto il viandante.

Son bella nel mio volto palpitante
mentre conquisto eccelsa
il firmamento,
mi perdo e poi le stelle
a cento a cento
mi fan corona, e rido luccicante.

Ma ti vorrei tra i rami dell#039;ulivo
immerso nella zagara posato
in attesa di me.

Sogno che arrivo
anch’io nel vento, dentro
la folata;
in te mi tuffo
e palpitante vivo
poiché tu accendi me:
tu che amo amato.

@Marinella Pizzino | sorgente: http://m.facebook.com – 18/12/2017

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Grolia Daniele

POESIA: Crescendo in attesa di un#039;alba
che estragga la luce dai tuoi occhi,
lotti per un sogno,
per la venuta al mondo,
ma ha la durata di un#039;inverno
una settimana,qualche giorno.
Ti distrai un secondo ed è già alle spalle.
Qui dove finisce il mare ed inizia l#039;oceano
stringi forte la bussola impazzita
mentre la corrente ti trascina sempre più al largo
il relitto di una melodia
ti da rifugio in quei giorni di immagini
guance rosse e il fiato nel freddo pungente
misteri irrisolti
calda tristezza
proiettata all’infinito
in un fatiscente cinema galleggiante
ai limiti estremi del mondo conosciuto. – 18/12/2017

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Fratini Paolo

POESIA: Sia per me
motivo di vanto
ogni goccia di pianto
che mi versi addosso
adesso
immersi in un letto di amanti
irradiati di luna
sussurro al tuo seno
tutte le speranze, le angosce
le distanze
si fanno dense
denso è l’amore
liquido, solo, fluido
acqua nelle notti aride
luce che ridesta l’iride
che si propaga
si espande
si fa diamante
e si infrange in mille frammenti
eterni
| sorgente: https://www.google.it/ – 18/12/2017

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Hofmann Barbara

POESIA: Carne

Carne viva
Carne fresca
Carne giovane

Da assaggiare
Da usare
Da godere
Da buttare

Carne giovane
Che diventa
Ossa vecchie

Gettate ai cani
Che divorano – godendo
Senza lasciare nulla
Per sempre | sorgente: https://l.facebook.com/ – 18/12/2017

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Accordino Alessandro

POESIA: 23. Due passi dal dolore

Vorrei soffrire un po’ perché da due anni non soffro più, e credevo che il dolore fosse la cosa peggiore, e non sapevo che l’avrei ricercato così tanto.
Allora torno indietro, corro, non sarà andato così lontano.
Dov’è? Lo cerco, lo imploro di raggiungermi.
Non lo trovo, non c’è.
Qual era la sua voce?
Qual era il suo odore?
Non ricordo più il suo respiro sulla mia pelle, e il suo braccio stretto attorno al collo, ché mi mancava il respiro, che mi faceva urlare, gridare, vivere fino a stare male.
Ma già mi mancava, non era qui, non mi apparteneva.
Il dolore non è il mio forte, mi sfugge, non mi guarda in faccia, ha paura di me.
Ma io mi sono perso, qual è la strada per tornare a casa?
Dove sono? Piango, fingo, corro finché non mi sento morire, ma non basta, non sono a casa, e non vi farò mai ritorno.
Ho scelto di scappare, ho scelto di chiudere gli occhi, ho sbagliato, ma era la cosa più giusta da fare. | sorgente: https://www.google.it/ – 18/12/2017

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Meli Gesualda

POESIA: Inebrianti momenti in questi viaggi interstellari che mi avvolgono in un caldo abbraccio ,nei nostri mille ricordi viventi, vivono dentro i nostri cuori battenti, dentro le nostre ossa , divorando le nostre anime per le quali non conoscono limiti. Viaggiando al di là dei sogni, sopra posti che non andremo mai, sopra l argentea curva dell amore, sento le nostre mani sostenersi tra il movimento, l#039;energia, ritmica, si come fusioni di suoni saffici senza matrice terrena. I tuoi capelli sono nastri che avvolgono tutti i più ammirevoli sentimenti verso te; i tuoi occhi sono torcie illuminanti, mostrandomi ciò che io povera mortale non riuscirei a sostenere, la tua pelle è il mio suolo, il mio terreno per la quale lotterò fino al mio ultimo calice di sangue e nessuna forza gravitazionale sarà in grado di rivoltarsi mia dolce musa interstellare. Il fato ci donerà il privilegio di amarci anche in un#039;altra vita, facendoci rinascere in suoni melodici , danzando invisibilmente sopra un telo stellato e odori psichedelici. Noi saremo li , ti dono me stessa in ogni forza e forma, che ti arrivi il mio bacio umano a te dea immortale. | sorgente: https://www.google.it/ – 18/12/2017

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D’Amico Monica

POESIA: Ali di Cartapesta
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Mi ha casualmente attraversato lo sguardo
delicata farfalla.
Ho teso la mano, ingenuamente
maldestra, per afferrarne i contorni.
L’ho sentita accartocciarsi
nel petto, asciutta e tagliente, mentre
polvere sabbiosa solleticava l#039;incauto
palmo, reo di ambiziose manie.

Ho continuato a camminare giorni vani,
sordi del ritmo distonico che fu
scandito da ali di cartapesta.
Ho cercato di accordarmi a brezze
e sinfonie, assorbendo frequenze
altrui, intrappolate, poi, in disordinate righe
storte. Finalmente liberate solamente liquefatte,
sciupate percorrendo solchi
pallidi e rotondi. Morendo precipitate
su inchiostri tiepidi e tremanti.

Se solo respirando potessi trapiantarmi
in corde tese e tessermi
in soavi soffi d’arte.
Inalerei profondi accordi;
ne intreccerei di nuovi.
Profumerei la vita con decorose onde,
deliziose trame di muse universali.
E invece intreccio i sensi,
perché contengano in un respiro
atomi rubati
a una sublime bellezza. | sorgente: https://l.facebook.com/ – 18/12/2017

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