POESIA: L’ALTRO MONDO
Vola pensiero
più in alto di questo cielo
più in alto di questi muri
che impediscono di immaginare.
Aldilà di questo mondo
oltre questa mia vita
c’è un qualcosa di più vero.
Lo so non potrò mai afferrare l’infinito
ma potrò avere la libert
come un uccello colorato
ti fa volare oltre questi muri
ti fa credere negli uomini
Finché non avremmo afferrato l’infinito
l’arcano non si sveler
dovremmo far volare ancora il pensiero
librarlo nei cieli della fantasia. – 18/04/2017
Autore: webadmin
Anna Avelli
POESIA: PER LE STRADE DEL MONDO
Senza te, solo desolazione.
No, non si può aspettare!
Tu ci hai insegnato,
ma noi non abbiamo imparato,
non abbiamo voluto,
non abbiamo saputo? E ora…
Il sapore di polvere dentro la bocca,
l’odore di sangue s’infiltra,
nelle narici permane…
Quando l’hai vista una volta, la morte
é giá troppo,
se ingiusta, é giá troppo…
Braccati, gli infelici, vagano
attendendo la tua discesa.
Aspettare, questo solo rimane!
Come un pendolo tic tac, tic tac,
tac, tac, tac..
I secondi eterni,
si specchiano
nelle orbite vuote di chi
non può più
attendere…
Ma chi arriverá,
lo farà anche per loro…
Anche per
loro.
Anna Avelli. – 18/04/2017
FRANCESCO LAMARRA FRANCESCO
POESIA: IL RITORNO
Tanti anni sono passati
da quel giorno che decisi di andare via
troppi-troppo tempo lontano dai miei cari e dai posti dove ho passato la mia fanciullezza.
Adesso sento tanta amarezza,
sento la mancanza più di tutto
della mia Mamma
ed è a lei che rivolgo queste mie parole che il cuore mi detta.
Ti chiedo perdono per averti sottratto
la possibilità di prenderti cura di me,
con i tuoi piccoli gesti “come rincalzarmi il letto ,oppure prepararmi da mangiare con le tue mani d’oro, la possibilità di curarmi quando stavo male”.
MAMMA…….
Perdonami per tutto il male che ti ho fatto: Emigrando, ma sappi che quando sarà, che il Signore mi chiamerà,
RITORNERO’ ,
e mi rifuggirò fra le tue braccia
fino alla fine dei giorni . – 18/04/2017
GIANCARLO ROSATI (poeta dell’amiata)
POESIA: ANNI DI FELICE POVERTA’
I ricordi vanno e vengono, direzione infinita,
quegli anni eran belli e verdi della mia vita,
quando il divertimento non era il telefonino,
un semplice gioco tra ragazzini, nascondino.
O giocare nella piazzetta di erba e di terra fatta,
due sassi per porta un pallone rotto pieno di carta,
sudati fradici correndo per quella piazza,
esultando ad ogni goal come giocatori di razza.
Poi le corse su quelle strade sterrate o imbrecciate,
ogni caduta sbucciature e degli amici le risate,
si vince, si perde, a volte si piange di dolore,
vorresti esser uomo ma ancora non è pronto il cuore.
Figlio di brava gente che puzzava di sudore, contadini,
sveglia presto il mattino tanto lavoro pochi quattrini,
con pioggia o neve andavo a piedi a scuola, niente bici,
solo la domenica pomeriggio andavo con gli amici.
Tanti ricordi, tanti sogni sfumati, qualche amore passato,
tanta voglia di esser qualcuno, per esser ricordato,
poi succede che la vita ti porta dove il destino vuole,
dei miei tanti sbagli e imposizioni tuttora mi duole.
– 18/04/2017
Patrizia Angelozzi
POESIA: Parte da un’intuizione, da un pensiero traverso,
a volte molesto. Esulta, fuoriesce, scomposta e dannata, mesta e silenziosa, urla e distesa regala.Sui fianchi e nei resti di cibo masticato in fretta, per non perdere una briciola di fame.
L’eccezione è animale e selvaggia, casta, nuda e pura. E’ ardente mentre si attarda nel consumare l’ultimo carbone acceso, il residuo di fresco legno che un po’ resiste al fuoco mentre si lascia bruciare.
E’ il salto ad occhi chiusi, dentro, in fondo, in superficie, sullo strato erboso, dentro una nube di neve, ad occhi aperti dentro un’onda che arriva .. – 18/04/2017
Fabio Stancari
POESIA: L’ombra galleggiante
Colori brillanti
L’ombra dei giganti
L’attesa che dura
Spaventa e fa paura
Nel mare galleggio
Sfuggo dal disprezzo
Di chi sogghigna
A deliranti spalle
Piccine come in un infante.
Solo ora riesco a dire:
“Lo scemo del villaggio
Non esiste
E se mai è esistito
Vi ha insegnato solo
Ad essere meno egoisti
E a non aspettarvi
Mai niente da nessuno”.
Germogli piantati in acqua
Non son cresciuti
Le lacrime da noi uscite
Han formato quel mare.
Ho trovato terra ferma
Sull’isola li a fianco
Non son più stanco.
E voi accogliete la zattera
Che mi ha trasportato
Or vivo da approdato
Piangete lacrime che
Vi appartengono
E nei cieli si spengono
Ma salite su essa
Comandero’ al vento
Di asciugare i vostri corpi
E i vostri capelli.
Il tempo è ante stante
Son diventato un gigante
L’ombra galleggiante
Ricordo ancora
Non è più qui
Nemmeno ora – 18/04/2017
rosetta irenze
POESIA: La sostanza ..el’apparenza….!!!!Cos’è la sostanza…un folle pensiero a distanza chiuso in una stanza…senza nessuna alleanza,non ti fa sentire..non ti fa vedere..tutto fa temere senza dare piacere e tutto mette a tacere…A differenza dell’apparenza che ha tutta un’altra essenza…con tanta strafottenza..anche se è tutto in decadenza è sempre un’eccellenza…Si guarda avanti con indifferenza.Mondo artificiale dove va tutto male…ma piace guardare criticare…senza congretizzare magari sfruttare e ingannare perchè,l’abbuso è subdolo e non lo puoi smascherare!..Tu accontentati di piacere a tutti con l’apparenza..Io voglio pochi veri per la mia sostanza…Rosetta Irenze. – 18/04/2017
vittorio di domenico
POESIA: Autunno
una foglia che cade,
non fa alcun rumore…….
cosi i silenzi carichi di parole non espresse……
non fanno male,
anzi con un soffio giocano come fanciulle
in un prato di fiori
vittorio di domenico – 18/04/2017
Carmen De Matteis
POESIA: Sosterem sempre legati con
l’ amica Speranza noi
felici della vita, innamorati
di ogni istante perduto e da venire,
intenso talmente
da approntare lungo la strada
dell’ esistente
solchi di passione
nuova
a mutare il momento in eternità;
a dettare ancora all’essere il
vecchio andante: ama l’ essere,
tutto ciò senziente,
e l’ universo, le sue stelle…
non indugiare, per stanchezza o debolezza,
di vedere, intravedendo, i
sentimenti tristi e quelli buoni,
di mirare e apprezzare,
anche oltre un qualsiasi orizzonte,
quello spirito fugace ma immanente
che fa disperder l’ ombra
e di morte più nulla percepire
– 18/04/2017
Samuele Portera
POESIA: “Il Bacio nella Casa dei Sogni”
Nel respiro morto/muto
della ragazza lucente:
barcollo tra le antiche mura di camera,
attorno ad un letto incompreso.
Sogni chiusi in una stanza senza
colori di verità tra verità,
barcollo.
Ricordi diventano falene
rabbia e rabbia nella riposata ombra
della mia anima,
ho amato il dipinto di come ti mostravi
solo specchi frammentati ora
(mi ami?).
Barcollo tra le mura di camera
attorno ad un letto incompreso,
ho odiato il tuo sangue
che scende tra le tue gambe così dolcemente
perché mai è stato mio.
Occhi rossi e artigli scheggiati
nel mio armadio,
alcuni sguardi che salvano le mie notti.
Il mostro dei sogni mi ha
sorriso e carezzato,
quella notte mentre dormivo.
Suona la parata delle bestie notturne
là fuori,
i battiti dei cuori innamorati fuori dalle citt
le luci fievoli agli orizzonti dei mari.
Gli angeli piangono
con i suicidi nel loro salto,
le civiltà antiche emergono
dalle memorie dei vecchi lunatici,
i cani sono affamati d’amore
come me.
Quando arrivò la tempesta
tu arrivasti con la pioggia
ti nascondesti nei giardini blu:
i tuoi occhi tra gli iris,
anemoni,
echium,
la rugiada accarezzava la tua bocca rosea.
Odore di fresca erba bagnata.
La tempesta è finita,
tu sei scomparsa e
non tornerai.
La pioggia non cadrà mai più,
rimane solo una nebbia blu.
Ora non ho più nessuno
da abbracciare,
annusare,
sfiorare…
Barcollo tra le antiche mura di camera,
attorno ad un letto incompreso,
sono solo ancora,
non sarà mai più caldo
non sarà mai più freddo
(mi ami?).
La Banshee mi ricorda
la cascata di decenni sulla mia pelle e
sulle antiche mura che
sono nate e cresciute attorno a me.
I pesi sulle mie palpebre,
il tuo sangue sul mio letto,
gli artigli scheggiati nel mio armadio,
le stelle morte alla mia nascita
mi aiutano a sognare.
Amo ancora la polvere del tuo amore
nascosta nei cassetti,
memorie su memorie di sogni poveri
e morti sui cigli delle strade.
“Tra albero e albero ho viaggiato e,
mai prima d’ora/millenni fa
ho sentito tale respiro affannato.
Il tuo immortale amore
è già morto”.
Dice lo spettro mentre stringe al suo seno
lembi rossi.
I muri della camera sono dipinti col mio sangue,
le luci si spengono
c’è delle nebbia fredda.
Finalmente tutto questo ora finisce:
Il mio sangue scivolerà col fiume notturno
degli incubi,
angeli scolpiranno il mio nome
su una pietra nascosta
(mi ami?).
“Mi ami ?”
Sì, ti amo
sei meravigliosa mia Regina.
Sogni in questa stanza
tra verità e verità.
Ricordi che diventano mostruose bugie,
falene,
spettri,
mostri,
nel tuo respiro morto/muto.
Nel buio e nel vento
mi abbraccio tra le mie braccia.
– 18/04/2017