Laura Spampinato

POESIA: Tu

“Segno di contraddizione
tu sei
e vivi nascosta, alla vista di tutti,
stimata – e odiata parimenti.
Vesti i tuoi panni
e le tue bugie
che graffiano te sola.
Eppure, i tuoi silenzi dolgono
più del caos altrui.
Il mondo apprezza
l’apparire sboccato.
Che tu non sei.” – 21/03/2017

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Maria Nunzia Barile

POESIA: Carcasse di sogni

Brina indomabile sulle orme
di un futuro reticente.
Il fato impetuoso beffeggia
carcasse di sogni.
Emozioni,
si divincolano in acque
brulicanti di vita ed avide di morte.
Volontà logorate,
trascinano membra spossate.
Voglia Eolo, impertinente,
spiegare le vele alla volta di sponde vergini.
– 21/03/2017

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Sonia Sachar

POESIA: “Silenzio”
C’è silenzio nel mio cuore che non vuole soffrire
nel mio futuro che non posso scoprire
nel ricordo che non voglio vedere
Silenzio
solo silenzio, null’altro ed oltre. – 21/03/2017

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ENZO QUARANTA

POESIA:
DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO

Nel silenzio della notte
aspettando il domani
viaggio nell’oblio
alla ricerca del mio Io!

Staccato dal mio essere
veleggio nel mio buio
sperando nel domani!
ma domani è un altro giorno!

Se il giorno è una speranza
ed essa non è un sogno,
a lei io mi aggrappo,
aspettando quel domani!

Domani è un altro giorno,
torna la speranza…di essa io mi nutro!
ma come spesso accade…!
“Quella” sempre mi delude. – 21/03/2017

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Giovanni Efisio Allegria

POESIA: INEZIE
Componenti del caos,
illusi di essere Dei.
Lievi brezze di vento
che non sollevano polvere.
Orgogliosi, pieni di boria,
aspiranti all’eternità.
Chi siamo? Siamo figli di Dio?
Siamo piccole storie,
parentesi troppo brevi
di un libro che non ha fine.
Pagine macchiate
da una goccia di inchiostro.
A ognuno, la sua fiaba
sembra importante.
La realtà, è che ognuno di noi,
è un granello di sabbia
su una spiaggia infinita,
teatro di gioco,
di forze che non possiamo capire.
Efisio Allegria
– 21/03/2017

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Simone Turri

POESIA: Il tuo respiro

Tutto ha inizio con un soffio che plasma il cuore
di attimi unici che scandiscono il ritmo
di un tempo che non ha fretta
Per riuscire ad innestare in noi il tuo respiro, Amore

Tutto prosegue con una brezza frizzante e leggera
che allieta i cuori e rende uniche le emozioni
di un tempo che saltella gioioso
Per cercare di infondere in noi la tua passione, Amore

Tutto giunge con un potente vento di maestrale
che agita le menti e scuote i cuori indeboliti
riportandoli verso la giusta rotta
Per sperare di risvegliare in noi la tua dignità, Amore

Tutto ha fine con una folata di vento gelido
che fa rabbrividire l’anima e dà sete di rimpianti
di un tempo che non si guarda più indietro
Per cadere e spegnersi lentamente nell’eterna pace, Amore
– 21/03/2017

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Anna Lucia de Marco

POESIA: Se chiudo gli occhi
e ho paura,
tu per me sei la casa.
Quando ti incontro,
nel pensiero,
io ti abbraccio
con gli occhi.

Se gli occhi tuoi
ridessero,
freddi,
di fronte ai miei sbagli.
Lo so, nulla
sarebbe più.

E se tu,
esplorandomi,
non trovassi niente?

La differenza tra noi due:
io bevo
quell’ultimo,
fatale bicchiere.
Tu no, mi pare.
Superare il limite,
questo il mio limite.
– 21/03/2017

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Luigi Cornacchia

POESIA: Hom viator

Compagni, la ragione del viaggio non è questa galera:
non è la notte imbalsamata, non il ricordo rotto:
non è quest’inverno brullo dentro scatole cinesi:
chi ci condusse a stento fino all’isola dei Feaci
chi ci indusse a gettare a mare quasi zavorra il senno
chi ci spinse, amici, a ripartire insoddisfatti
oggi ci inchioda a ogni vuota immagine in cui stolti
crediamo illusi di veder svelati i nostri volti.

Ma che cercavamo allora riottosi a ogni bussola
a curare le ferite atroci del morso di tarantola
nelle nebbie fameliche stese all’alba dei sogni?
Noi fummo a celebrare l’antico mito del ritorno
viandanti sulla strada già percorsa mille volte:
attività di bande criminali noi mastini
braccati braccavamo, rifiutati rinnegammo:
perseguivamo il losco fine di trovare noi stessi.

Imparai a disprezzare. Vomitai il mio disgusto.
Furono i colpi della sorte i miei maestri di ventura.
Ho aborrito l’altrui fragilità per ogni volta
in cui a ragione o a torto mi uccise il malinteso.
Poi però, le luci su di me ogni sera spente,
nel buio rincorrevo la mia ombra invisibile:
cercava i compagni di odissee immaginarie
questa cosa indecifrabile e sola che chiamiamo uomo.

Alle porte dell’inferno, che al paradiso sembrano prossime
stupiti ci giurammo “Amici, ce l’abbiamo fatta
per una combinazione gratuita proprio all’ultimo treno!”
credendo la salvezza una solenne congettura
le quaglie annunziarono festose il lieto evento
tra il formicolare di violenti, assassini e depravati
“Ci siamo anche noi”, arguimmo, “la fila è quella giusta!
A ogni buon conto con merito noi saremo i più redenti.”

Così scegliemmo i posti dei santi, in mezzo a quello schifo
stretti nell’estrema certezza andammo incontro al nuovo mondo
giustificandoci da soli di fronte a tanto strazio
allegammo il dolore come scriminante
noi abbiamo sofferto, l’inferno c’è già stato
allora ci cascò addosso ladra come una presa in giro
roboante per vincere la durezza delle nostre cervici
la sentenza dello “stolti fino all’ultimo non capite?”

Ma ancora la nave ripartiva animata dal buon vino
e noi giare svuotate a galleggiare nella risacca.
“Fate cristallo di ogni rigurgito di vento
che abbatte la cima delle prore adornate!
Una finestra sul mare infinito si spalanchi
e inghiotta questa trasfigurazione capovolta!”
Intanto il contorno rosa di rotte senza meta
disegnava messaggi indecifrabili tra le acque.

Attorno a linee immaginarie, segmenti di procelle
noi, deportati dalla fuga verso un placido ignoto
una teoria di perdenti fitta nell’antimateria
denudati dei cilici accettati per scommessa
notti vitree rassegnate gettammo tra le onde
“Che nessuno osi ancorare il proprio cupo destino
alle boe di questo oceano salato di vendetta
la verità vi farà schiavi di domini irreversibili!”

E quanto amore cantarono le frasi nostre randagie
dentro a basiliche giallastre a scorticare la dolcezza,
con quanto eros e insolenza furono vivaci cortigiane
di scherno a ricolmarci le comari di emozioni.
Partorivano tra lacrime di strazi le assonanze
delle note strappate dalle nostre cetre rotte:
ora restano soltanto cenotafi senza nome
lemmi controfattuali a negare la memoria.

Giunse pacata la notte di fuoco inestinguibile
Con il suo colore fosco di foreste adiacenti
Creò abissi incolmabili e regioni d’ombra
Rese fragili i colossi confutando le ragioni
“Salva, o Signore, ogni cosa a sua maniera
Il vascello invecchiato sulle secche della vita
La mantide affranta dai suoi cupi talami
Ed il principe eburneo, il più innocente di tutti”

Or dunque asseveriamo che la notte sta finendo,
sia la vostra fede salda fino al sorgere del sole:
testimoni dell’oscurità che si veste a poco a poco
dei colori profumati, sulla scena addormentata
lei ha iniziato la sua danza per ubriacarci il cuore,
infranto il guscio di paura si sta aprendo la crisalide:
chi si spegne in quella pena? chi è autore di quei gemiti?
chi travasa in quelle anfore il suo dolore innominato?

Una misura incandescente e senza tempo
risolleva i naufraghi umiliando la morte
perché grembo infinito capace di ogni vita
gli oceani si prostrano a riflettere il suo volto
esplodono gli orizzonti, brindano arcobaleni
guardate laggiù, non è frutto di miraggio
c’è un faro oscurato brilla ancora in lontananza:
un faro, una luce spenta illumina l’assenza.

– 21/03/2017

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fosca creola

POESIA: A MIO PADRE

IMPRIGIONATO IN UN CORPO CHE TI UMILIA
SCHIACCIATO DA UNA MALATTIA CHE TI HA FATTO PERDERE RIFERIMENTI E CAPACITA’ COGNITIVE
IL TUO MONDO SI E’ RISTRETTO
IL MIO AMORE PER TE MOLTIPLICATO. – 21/03/2017

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Rita Mastrocinque

POESIA: Edolo gioca con la luna nel cielo fino a farla diventare un pallone leggero, bianca, trasparente, irridescente. Poi la puntina di una stellina… Ed è subito mattina. – 21/03/2017

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