Lapo Braschi

POESIA: Ormai ho capito che non tornerai
sei già troppo grande ché ti interessi
Son in una scatola che non guardi mai,
son mesi che aspetto, mi manchi, tra oggetti dismessi

Quanto tempo assieme, giochi e potere
tu urlante in battaglia ed io ligio al dovere
nelle retrovie e poi alla carica
Ed io cercavo il contatto, disertavo nella tua manica
T’ascoltavo piangere, parlare, ridere
E poi storie avvincenti di fantasia
mi facevi vivere!

io?: tuo, piccolo, in divisa, ti ho voluto più bene di quel che pensavi
nell’imprese più stoiche tu m’accompagnavi….

solo con gli altri
ora rimango in pace
lo so, non sei più un bambino
Ma resterò sempre il tuo soldatino
– 23/02/2017

Please follow and like us:

Sebastiano Carpinteri

POESIA: PER TE MAMMA

Sono stanco, assillato da mille pensieri
chiudo gli occhi e mi vedo con te
sono sogni che sembrano veri
e son cose, con senza un perchè.

Son lontano, ma perchè son lontano?
Illusioni, soltanto illusioni
io la pace la cerco ma invano
in un mondo assente di buoni.

Il pensiero corre via come il vento
nella lunga, tortuosa ed umida via
ed or quello che vorrei in questo momento
è il tuo dolce sorriso, o mamma mia. – 23/02/2017

Please follow and like us:

marco cimenti

POESIA: Denudai impetuoso la mia ragione
rapito dal suo regno dissestato
scorsi l’astratto e l’incanto,
la gioia e l’arcano.
Perduto tra le sue imbrogliate meraviglie
raccolsi scompiglio e sogni
li celai nel suo sguardo, conscio di vita,
ebbro di menzogna, schiavo del senso.
Sacrificai l’equilibrio, soffocai il reale.
Carezzai l’Intero ed in un instante svanì.
Resi l’attimo uno scrigno
per riporvi il Suo tempo che più mai
sarebbe trascorso.

’00 – 23/02/2017

Please follow and like us:

Manuel Marchetti

POESIA: Amami.

Cercami,
come se non mi avessi mai trovato,
anche se in realtà mi hai abbandonato.
Ascoltami,
come se non mi avessi mai ascoltato,
anche se a volte ti ho annoiato.
Guardami come se non avessi mai visto niente di più affine,
anche se la nostra storia ha già conosciuto una fine.
Toccami come se non potessi farne a meno,
anche se , una volta, non riuscivi a darti un freno.
Amami come ti amo,
anche se adesso di un altro albero d’amore sei il
ramo.
Oppure non amarmi, come se non mi avessi mai amato,
come se un tornado avesse spazzato via un malinconico ricordo velato.
Perdonami se io invece continuerò a farlo,
perché è la mia anima a bisbigliarlo. – 23/02/2017

Please follow and like us:

Carpinteri Frank

POESIA: MAMMA
All’orizzonte una figura m’appare
di una donna vestita di nero
guardo in cielo, nell’aria, nel mare
vedo un nome,soave ma vero

Questo nome ridesta nel cuore
i begli anni della mia gioventù
era lei che con immenso amore
guidava i miei anni che ormai non son più

Io l’amo ma ormai son lontano
ed io voglio lenir le sue pene
sospirando e piangendo le bacio la mano
sussurando commosso “Ti voglio bene ” – 23/02/2017

Please follow and like us:

Anna de Sanctis

POESIA: La Promessa

“Ascolta”, mi dicesti
con voce tremula per l’emozione;
“Quando sarò lontano,
suona per me,
e il tuo richiamo
mi porterà a vivere di nuovo
nelle dolci note che amo
e non mi perderai…”
Promisi.
e ti sento vicino
quando le note della “serenata”
vibrano nell’aria
profumata di rose
come in quel maggio lontano
che ti ha rapito a me. – 23/02/2017

Please follow and like us:

angela Demma

POESIA: IL BARBONE GIOCOLIERE
Ti guardo ,
spuntano come lumini i tuoi occhi e
il tuo naso arrossato
fra una sciarpa trovata in un cassonetto.

Per riempire una strada vuota di indifferenza la colori con i tuoi birilli.

Su panchine gelate ti inventi la vita
e con il sorriso del cuore
cerchi fra i manichini ben vestiti
un pezzo di cuore che fa rumore
ma è solo il rumore del silenzio
che ronza nelle tue orecchie.

Apparecchi la tua tavola su un marciapiede
con le mani imbrattate di odori confusi
dividendo con il tuo cane quel tozzo di pane.

Oh barbone giocoliere vorrei starti accanto come il tuo cane
per sentire nel mio gelo di manichino ben vestito
quell’alito caldo sul cuore
asciugandoci le nostre lacrime.

Mi osservo,
ho più freddo di te,
posso stare con te?
Angela Demma
– 23/02/2017

Please follow and like us:

Massimo Triolo

POESIA: Volti di pietra

Le ore si stanno ammutinando, grani di sale
discendono le mie tempie.
Ore aperte sui cardini delle pagine,
come un culmine di sole nel cielo ferrigno.
Tu eri una voce così sincera e compita,
tu eri l’arco della tua schiena
e la morbida, calda fragranza dei tuoi seni,
tu eri una pazza saggia,
ed io ti ho seguita fino alla foce del tuo delirio.
Siamo incatenati a un passato il cui tempo
era una lusinga,
ora sembra abbiano tolto il velo
dai nostri occhi di sognatori.
Le ore si stanno ammutinando,
il viaggio è un’altalena di visioni,
un cuore edace di vibrante fiamma.
Abbiamo barattato il pane dell’amore
con cibi squisiti e sofisticati –
una volta ci bastava spezzarlo
e prenderne un tozzo a testa…
Non dovemmo mai regalarci fiori,
facevamo l’amore su quelli di campo.
Ne coglievamo per la nostra stanza lunare
che spazzava il cammino da ogni ingombro:
quando l’abitavamo come una sentina di poesia,
vicino alla polveriera dell’arte spinta
e a qualche canzone folk come dio comanda.
C’erano candele e incenso,
c’erano latte e whisky, vecchi spartiti,
poesie di Eluard e Majakovskij,
pettini d’osso con ciuffi dei tuoi fulvi capelli,
qualche disco Jazz e la giusta penombra,
pesanti tende di velluto porpora
che cacciavano il sole in un buco lontano,
e affiochivano grida e stridori dalla strada.
Quando tutto divenne ciarpame,
le nostre anime erano immobili
in una canicola di esacerbata stanchezza,
e i sorrisi radi e rassegati,
fissi nei nostri volti di pietra grezza.
Stavamo perdendo il controllo,
e non era la droga,
non la traiettoria dei nostri voli spezzati,
non gli ossari delle parole corse,
né la nudità reciproca delle menti.
Erano fiori di campo falciati dall’inverno.
Erano le nostre stesse voci ripudiate ed odiate:
io la tua, tu la mia –
un tempo stellari trapezi e ora cenere bagnata.
Le ore si stanno ammutinando,
un mondo impazzito
mi ha messo collare e museruola,
ripenso i perfetti archi delle tue lunghe unghie
che percorrevo con l’indice,
ripenso la tua gioia simile a una primizia
in una tarda primavera di tante piaghe in meno.
Questo sogno da desto mi costerà caro.
Ho visto il tuo spettro ciondolare
vicino alla mia aspra disapprovazione,
la tua anodina indifferenza ai miei insistiti sguardi,
il corsetto rovesciato in un angolo
e nemico delle dita che il tuo corpo,
non più fresco,
guadagnava alle sue forme –
ancora, in qualche modo, appetitose.
La penombra divenne fitto buio,
il tuo angelo custode disertò questa guerra
e il tuo volto s’indurì in una maschera di diniego.
Le parole divennero lame mordaci
corse sul taglio,
cagliò il latte, e il whisky non bastò più.
Vedi come ciò che è fresco e chiaro
come un mattino,
non sia altro che una visione fugace,
un inciso nel linguaggio esploso del tempo,
uno strumento di tortura fatto di carezze?
Le ore si stanno ammutinando,
il nostro vascello d’argento vortica in basso
in un maelstrom di disgrazia e oblio.
Incistato nel mio cuore,
simile a un male oscuro inciprignito,
il cancro del ricordo,
che ogni cosa congiura a nutrire
come impazzita carne del mio stesso sentire.

– 23/02/2017

Please follow and like us:

Angela Collina

POESIA: Tre – Tre – Tre –
mamma mia sono Tre !!!
Tutti biondi
e per me
sono meravigliosi
sono Tre !!!
Spesso …..litigoni – chiassosi – scompiglioni –
A vole …. svogliati – dispettosi
Sempre …. affettuosi – teneri – premurosi –
Ma….
domani
quando saranno cresciuti
resteranno come sono ora ? –
Io …. diventerò
sempre più piccola e fragile
resterò per loro la …mamma…
…lo spero …. – 23/02/2017

Please follow and like us:

viviana scataretico

POESIA: Quel giorno

Un giorno si rapì e si nascose,
celò la luce dietro ad un portone e chiuse le persiane,
serrò le labbra alle parole e respirò piano per non farsi sentire.
Gli occhi,
nel buio di quell’ombra,
persero colore.
Quel giorno aveva deciso di sparire,
voleva esser dimenticato,
non vissuto ne ricordato.
Si vergognava d’esser nato,
non poteva morire,
non gli era dato,
ma scomparire lo voleva fare,
nascondersi,
silenziare.
Stette così,
immobile,
accoccolato,
rannicchiato in un cantuccio,
guardava le ore,
attraverso una fessura,
passare e cercarlo,
le sentiva chiamare,
piccole ed inutili senza la sua presenza,
sperse e spaventate che,
tutte insieme,
senza una guida,
non sapevano cosa fare,
dove andare,
a cosa potessero servire.
Ma si accorse,
quel piccolo,
sciocco,
giorno di non poterlo fare,
perchè anche nascosto lui esisteva e,
nel suo essere così vigliacco feriva.
Meglio un giorno che si senta inutile e sia depresso, meglio 24 ore in fila con gli occhi lucidi di pianto, meglio lo strazio del tempo doloroso che sembra non passi mai,
meglio la fatica di vivere quei minuti lasciando fluiscano,
meglio affrontare l’ostacolo di un tempo racchiuso fra le lancette di un orologio,
al quale abbiamo dato inizio e fine solo perchè è più facile vivere se non si pensa all’infinito,
meglio lasciarci travolgere che ignorare, g
iorno per giorno,
ogni giorno.
(Vì) – 23/02/2017

Please follow and like us: