POESIA: Il vento e la foglia cadente
Crucciata fra gemme e nugoli festanti, sciolta la nenia,
inebriata dai barlumi e gridolini e scuotimenti e ammicchi,
qualche cinguettio e, non troppo in là , uno sciabordio inneggiante,
una scarica fugace che pare baldoria. Volubile leggiadria
che agogna le lusinghe ed ignora l’improvviso distacco.
Ohibo!… In un eterno istante: che ne sarà di me?
Nel fondo d’assenza vibra, volteggia e zighizzaga irriverente
accarezzata e percossa di amabile sorpresa, di ignara attesa.
Finché non trascura la gramigna che avviluppa le radici.
Allora si scioglie fra i filamenti cristallo, senza smanie,
priva del turgido abbandono, non meno del terroso affanno.
Nel po’ che si volta, remissiva segretezza: che ne è di me?
Stagliato nel quadro celeste sta col suo maestoso abbraccio:
l’incanto cromatico graffia la corteccia, apre le chiome in un sorriso.
Fuggente imponenza sacrale incisa nei laceri secolari.
Colano inadeguate gocciole spontanee mentre laggiù si avvicina.
Inesprimibile casuale placidità . Inesorabile spinge e spinge,
spinge così lieve eppure dannatamente gonfio di amarezza.
Senza far caso, nel grugnito che precede: che ne fu di me?
– 04/03/2017
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