POESIA: L’acqua si infrangeva sul muretto in minuscole onde, trascinando con se i detriti catturati al suo passaggio, riportandone una parte nel suo rientro al largo. Sfumature di arancio e giallo oro si stavano organizzando per offrire un tramonto dai colori spettacolari, pennellate di nuvole ornavano un cielo già scuro. Non mi mossi quando lo sentii arrivare, mi si fermò accanto, con delicatezza spostò una ciocca di capelli che mi ricadeva sul viso … strinsi la sua mano un pò prima di lasciarla ricadere nel vuoto. Nessuno si sarebbe avvicinato più così tanto al mio respiro … una nuvola rosa fece il suo ingresso in quel cielo cupo, quasi a voler prendere il posto di quel giorno qualunque che lasciava la scena … – 02/02/2017
Categoria: Poesie
sonia pirulli sonia
POESIA: L’onda del cancro
L’onda del cancro è l’onda
che il castello di sabbia spazza via
che le conchiglie multiformi chiama a sé
che i pesciolini lunghi in riva ingloba
che i gabbiani al tramonto sgomenta
mentre col becco allampanato
frugano la preda.
L’onda del cancro è l’onda
che il pallone spinge al largo
che la maschera subacquea adombra
che il braccialetto preferito sottrae
che il materassino capovolge
che il barcone degli innocenti affonda
durante il loro viaggio per la libertà.
L’onda del cancro è l’onda
che sei riuscita a cavalcare
con la tua tavola di audacia
pazienza e sopportazione
forgiata con l’aiuto di chi
ti ha insegnato ad amare.
Sonia Pirulli
– 02/02/2017
Eugenio La Sala
POESIA: LI FIORI
Li fiori son tanti e stanno nei campi a prender il sole e mille colori, essenze,profumi,ostili veleni, insetti fecondi fan loro la corte; ma quanti ne vengon di giusti principi poggiati a terra da gambi forzuti? I petali lievi non tutti li hanno, le tinte lucenti goderle non tutti, pistilli dolciastri di calde stagioni chi prende,chi giova,qual fiore riceve? Finisce dipinto un fiore leggiadro, oppure in mazzi per spose novelle; marmoree lodi di fiori compagne, ma molti vi sono che bocca si scioglie. Io vedo soltanto tantissimi fiori: effimeri sono fuggendo lontano. – 02/02/2017
mariano metelli
POESIA: quando la sera scende
quando la sera scende sopra i tetti
e sopra i pendii verdi di un estate
passata a vagabondare;
sono frammenti di parole
che passano fra le foglie degli alberi,
sono frammenti di pensieri
che passano sotto il naso dei passanti,
sono sguardi che passano alti sopra le nuvole
e si perdono per ritornare a terra,
sono i miei denti stretti che si scontrano con
il tuo sorriso che ha il potere di ridonarmi la pace
e sento che infondo può andare;
mentre mi accarezza il corpo
il vento del crepuscolo. – 02/02/2017
Niccolò Ceraolo
POESIA: Matilde
Di ritorno
Verso un sentiero
Che realizzo essere
Felice
Ti oscura
Un sole spento,
Stanco di splendere:
L’ora del sonno, dice.
Apri gli occhi, non temere
Nel buio puoi vedere
L’impossibile
Ti cerca
Su gradini consunti
Un povero mendicante
– Ti piacerebbe morire? –
La risposta è riflessa
In laghi ricolmi d’affetto. – 02/02/2017
STEFANO GIUSEPPE SCARCELLA
POESIA: Ordine nella vita
L’universo
mi aiuta a rialzarmi
di alloro
mi profuma questa quiete
e stelle, ogni notte,
mi ritornano per sorelle
sottobraccio le tengo
fino all’altare del giorno
– 02/02/2017
Agnese Naselli
POESIA: Passerai.
Sei la somma di parole non dette,
un sospiro lasciato al vento,
una foglia ormai morente.
Sei la corda rotta di una chitarra,
una bacchetta frantumata,
una nota stonata.
Scivoli via da qui,
da me.
Sei una lacrima abbandonata,
una giornata senza colore,
un temporale che alle prime luci dell’alba passerà.
E tu passerai,
andrai via.
Sparirai tra le onde di questo immenso oceano,
svanirai tra i ricordi di un passato mai vissuto. – 02/02/2017
patrizio domenicucci
POESIA:
ROTTE SPEZZATE
Minuti grani di sale,
emersi da gocce di mare disseccate,
si stendono sulla carta del mio capitano.
Al blando rollio della nave,
sincronici sfiorano, alternativamente,
i fuochi di un’isobata ellittica.
La linea della rotta s’è spezzata
in un incrocio di coordinate casuali.
A vista navighiamo, virando
all’arbitrio di un cuore misterioso.
Il sestante più non si drizza,
a misurare arditamente gli angoli nel cielo.
Da quanto non odo più il grido,
misto d’ansia eccitata, “Allo scandaglio!”
La chiglia, incanutita da annose concrezioni,
scivola sopra fondali sconosciuti.
“Capitano, quale è la rotta?”
implora il timoniere “Dicci in quale porto
Approderemo, e quando”.
Afferra il timone il capitano
E quando è solo – l’ho veduto – lascia che docile
assecondi l’allegro mutare delle correnti.
Sospiriamo un porto; eppure
questo navigare senza alcun costrutto,
vele tese a lacerare l’orizzonte
e sfiorire di rande in immobilità soffocanti,
ci fa fieri, nel nostro vagolare spaventati.
Dimentichiamo i porti e gli ancoraggi,
quando a notte si tende la coltre del cielo,
nel più nobile e carezzevole dei sogni;
e se, volgendo a meridione, nuove stelle
sfavillano a intrecciare forme inconsuete,
spavento non ci prende, ma infantile meraviglia.
Quando una balena sfiora il fianco della nave
e un occhio enorme
ci fissa a pelo d’acqua, ricerchiamo
gli angoli bui del ponte, per celare
gli uni agli altri la commozione del pianto.
Oh capitano, riprendi la tua carta,
nettala dal sale, traccia la rotta!
Sul palmo aperto del mare
prolunga la linea delle nostre vite.
Questo limbo di meraviglie l’anima ci sospende.
Ma il mare aperto continui a ricercare.
Ora, rorida si leva Venere ad Oriente.
Verso di lei drizzi la prora e quella terra,
dove la luna è tramontata, fuggi.
Sì, capitano, manovreremo ancora le vele al tuo comando,
finché ci regge il cuore.
– 02/02/2017
Davide Sierchio
POESIA: A te
Quando miro, dall’alto delle mie incertezze,
la quiete apparente che mi mostra il Mondo,
ricordo a quanto ardire avevo, in fanciullezza,
manifestare l’essere mai cessato in me.
E sovente riserbo una malinconia,
che consola ogni frequente paura, e
fortificando, come in un istante,
la mia incessante forza d’animo,
rimetto al tempo, ogni possibile,
saggia risoluzione.
Ma è ad egli stesso che con rabbia,
e con dolore, dovrei volgermi.
Non curante della grande Odissea …
Ove noi di questo tempo presente,
siamo corteggiati e puniti,
nello stesso istante.
Ragione volge l’umano ad incolpar,
famose divinità, sovrani celesti, e,
natura creatrice e dissolutrice, della,
recondita ma indifferente storia,
di tutto ciò che vi dimora,
fin dagli albori.
E da secoli il mortale ed incosciente,
umano! che limitandosi ad ogni,
convenevole vittimismo, aggira,
pianifica, raccoglie, sconvolge …
incurante del suo vero animo,
cosciente animale, consapevole,
dei propri limiti.
Ed io che per natura, o per fortuna,
ho scelto di non attendere la morte,
di non trascinarmi nell’istinto, di far,
spegnere l’ansia che affligge il mio simile,
di convergere i miei sentimenti …
Sono così potente agli occhi di chi mi adula,
così fiero di realizzare i sogni di ogni afflitto.
Resto inerme, al ciclo spensierato dell’infinito,
piango al vaneggiare inquieto delle volte celesti,
nei miei sogni …
Eppur non basterebbe tutto il tempo,
a manifestar con quanta fede,
e quanto orgoglio, guardo il tuo essere;
sogno il calore del tuo abbraccio,
inebrio i sensi con il tuo odore,
purifico il mio cuore di una sana felicità,
soltanto pensando al tuo sorriso,
che con tanto fascino e sicurezza,
mi fa sentir un uomo, che desidera,
soltanto stringersi al tuo fianco,
per sempre.
– 02/02/2017
antonella maddaluni
POESIA: Tu ed io mare in tempesta
Tu ed io forti come la roccia
Tu ed io una giornata di festa
Un bellissimo fiore che sboccia
Tu ed io un raggio di sole
Che ti avvolge in un giorno invernale
Tu ed io due fini parole
In un discorso altrimenti banale.
Tu ed io della stessa materia
In un tutt’uno con l’universo
Tu ed io una storia seria
Iniziata una sera per scherzo. – 02/02/2017