Domenico Falino

POESIA: Stare credendo
di poter pensare
di fare
e non agire
rispondendo a radicali liberi
impulsi sottesi e mai resi
bisogni di contatti
di parole e sguardi
comunità di affetti
intima
serena
quieta e tempestosa
quotidiana
abbastanza superficiale
mai banale
credere infine trovare
quel contatto legittimo
sacro desiderio alla base
di amare riamato e donare. – 27/01/2017

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Antonio Pellegrino

POESIA: CREDEVO CHE CI FOSSE

Credevo che ci fosse un mondo intorno a me,
credevo che ci fossero le stelle nel firmamento,
il sole a dar calore e la luna a illuminar le ombre,
le albe ad aprire il giorno e i tramonti a preparar la notte,
i mari ondosi, i laghi placidi e i fiumi impetuosi,
credevo che ci fossero floride valli e pianure,
colline verdeggianti e montagne innevate,
credevo che ci fossero prati punteggiati di papaveri,
savane assolate, deserti solitari, giungle intricate,
credevo che ci fossero muse e ninfe danzanti.

Credevo…, credevo che ci fossero…,
credevo che ci fosse tutto questo:

Credevo che il mondo fosse una tavolozza dai mille colori,
credevo che il cielo fosse un’astronave verso l’eternità,
credevo che l’arcobaleno fosse il faro delle speranze,
credevo nelle stelle comete, sibilanti viaggiatrici dell’universo,
credevo nei voli alati, trampolini dei sogni più alti,
credevo nella Befana sovrana di camini affumicati,
credevo in Babbo Natale e nel suo calesse volante.

Credevo che tutto questo credere potesse essere tutto il credibile,
ma, intorno a me, ora, vedo solo il mondo dei SI e dei NO:

Un mondo ossessivo,
un mondo lacerato e diviso,
un mondo ferito e smarrito,
un mondo che usa le “urne” come kalashnikov
un mondo che ingoia gommoni tra gli abissi,
un mondo che inalbera muri,
un mondo del prima io e poi tu,
un mondo incolore,
un mondo dalle parole sventrate,
private del loro cuore incompreso,
parole lacrimanti sogni perduti,
un mare limaccioso,
un cielo ingrigito,
fiumi in rivolta,
boschi squarciati dalle fiamme,
montagne frananti,
la Terra, traballante nemica dell’uomo, in subbuglio.
E, poi, per non morire, cambio prospettiva,
volgo lo sguardo verso me e mi vedo:
Mi vedo, assorto, nella bottega del mio cuore,
mi vedo trasparente,
mi vedo smaterializzato di me stesso,
mi vedo, finalmente, fabbro della mia vita,
mi vedo nel sito della mia anima,
mi vedo come mia unica realtà possibile
al cospetto della realtà virtuale che, oltre di me,
gioca a nascondino con se stessa,
mimetizzata in mille anonimi volti.
E, poi, mi dico:
«Non temere, se qualcosa del mondo di fuori ti delude,
nulla ti manca se possiedi te stesso».
– 27/01/2017

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antonio imparato

POESIA: crepa tra il sorriso scorgo luce di occhi
intrisi di pavido cristallo che trema
senza gravità che sferza pigmenti di brace

stellare.
ammutolisce l universo dentro la risacca del mio cuore
nero
chiodi
inchiodato.
– 27/01/2017

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Giulia Parachini

POESIA: UNA GABBIA
Una gabbia è l’anima
Quando chiude dentro di sé
A doppia mandata
I sentimenti
quei sentimenti non detti
soffocati
che aspettano di essere liberati
Come una farfalla chiusa
tra le mani di una bimbarcazione
anche lei capisce
dopo la gioia della cattura
che ancor più grande è la gioia
di vederla volare via
leggera
in un prato con mille colori.

I – 27/01/2017

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Francesco Gentile

POESIA: Fuoco

Io Sono fuoco… la libertà!
mai la mia rabbia si fermerà!,
Dentro la stufa vivo bruciando
Però Di star qui io mi sto stufando

Voglio uscire! ..esser libero ..bruciare !
libero di divampare,
libero di ardere ,
Voglio con il calore tutto mordere !

Rit .Ehi sono stanco di pensare
Sono libero ..libero di potermi ribellare !

Voglio divorare La tua esistenza ,
si ,spegnmi ma con prudenza
se uscirò non ti lascerò domare
La mia onda rabbiosa ..voglio urlare!

Vieni qui! tu !,pompiere !
con le tue parole fiere
Vuoi impormi la bont
Ma io vivo per la libertà

Ehi sono stanco di pensare
Sono libero ..libero di poter bruciare !

Sono il re della devastazione!,
Io non ascolto la presunzione
Di chi crede nella verità!,
Io non ho per me l’ aldilà!! – 27/01/2017

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DOMENICO MARINO

POESIA: La Malinconoia dell’emigrante Senisese

Non pensavo fosse così difficile.
Quando sono andato via
avevo tanta rabbia in corpo
che non mi sono girato neanche una volta.
Eppure, nonostante la grande voglia di ricominciare e dimenticare,
sentivo sempre dentro di me un grande vuoto.
Il ricordo dell’aria fine della campagna,
i giochi con i compagni,
le urla nei vicoletti,
la mamma che mi chiamava
perché era pronto a tavola,
il papà che tornava dal lavoro
le storie dei nonni.
Sono ricordi di un passato
che non tornerà mai più,
che solo l’amore
e la famiglia possono trasformare
in leggeri pensieri da prendere
nel cassetto della memoria
quando devi colmare
i momenti di malinconoia. – 27/01/2017

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Marco Lolli

POESIA: «Scrivi poesie?» mi chiedi.
«A chi?» mi indico.
«A te» mi dici.
«Scrivo poesie?» mi chiedo.
«Prova» mi suggerisci.
«Provo» ti rispondo.
«E ora» concludo.
– 27/01/2017

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Andreia Camargo

POESIA: Apro miei occhi nella mia finestra
Quella finestra
Dove vedo un mondo dove non mi trovo
Guardo gente onde non vedo nessuno
Apro mia mente per capire cosa succede
A cada instante il mondo è diverso
Persona vuota che passeggiano nella strada del vento
Onde il vento non ferma mai
Onde le parole si perdono nel nuvoloso giorni
Tutto che vedo è illusioni
Ma tutto che tocco è sogno
Mia anima ferita
Mio corpo dolente
Mia voce che sussurra
Mia pelle ardente
Miei occhi che non vedi
Ma senti o calore di tue parole in miei orecchi
Ancora sento il tremore
Anche il brividi di tuoi gesti
Niente si perde quando due mondo si trovano
Questo mondo che è mio corpo sostenendo tuo
Dammi tua speranza i guarda comò sono felice
In vivere nel braccio della illusione.

– 27/01/2017

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Corrado Bartolomei

POESIA: Guardo quel piccolo uomo vestito con abiti da lavoro,
arrampicato sopra a una spoglia scala metallica,
intento con la sua cazzuola a fissare e ricoprire i mattoni serviti a chiudere l’ultima casa di un caro amico,
fa male e ti lascia un senso di vuoto.
Mi guardo attorno e vedo gente elegante,
c’è chi piange disperatamente e chi ha finito le lacrime,
altri cercano tra le lapidi vicine qualcosa, una foto, un nome,
un gesto utile per distrarsi e non pensare a quello che sta succedendo.
Ripenso a poco fa, fuori dalla chiesa quando attendevo il feretro,
un’atmosfera quasi irreale, tante persone presenti,
alcune parlavano tra loro, altre si guardavano attorno cercando volti noti,
altre ancora scambiavano saluti con persone sconosciute e si raccontavano
quanto bravo, onesto e giovane fosse l’amico scomparso e quanto fosse ingiusta la vita.
Poi ecco l’arrivo del piccolo corteo,
sbucano gli addetti delle pompe funebri,
che rapidamente posano la bara di legno scuro sopra a un carrello metallico,
portando il feretro dentro la chiesa.
Una volta dentro la piccola chiesa, mi accorgo di quanta gente potesse contenere,
non pensavo che potesse avere tanti amici e parenti,
mi sono sentito quasi tradito, pensavo di essere uno dei pochi e invece ero uno dei tanti.
In mezzo alla moltitudine alcuni facendosi largo tra la gente,
cercavano di avvicinarsi alle prime panche, , sforzandosi di vedere chi erano i famigliari più stretti, immaginandoli in prima fila e sicuramente, quelli con i volti distrutti dal pianto.
Poi la funzione.
Tante le parole per descrivere il mio amico come il migliore del mondo,
per raccontarci che di lui è morto solo il corpo,
ma la sua anima vivrà per sempre e forse i più sfortunati siamo noi che restiamo.
Io però stavo meglio quando eravamo assieme per bere una birra scherzando di tutto,
e parlando di progetti futuri, della sua ricerca di una casa per sua moglie e sua figlia.
Dolci figure che ora resteranno sole.

– 27/01/2017

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