Silvia de Privitellio

POESIA: Non ci siamo neanche accorti
Di perderci nella menzogna: mentire a sè
Forse ora so che puoi afferrarmi nelle fughe senza infangarti Senza ammettere che di te
Anche solo il pensiero liquefatto in quell’unico sorso
Mi rendeva davvero felice. – 18/04/2017

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ANGELA PANICO

POESIA: Colomba bianca

Per caso e non a caso
mi è capitato di vedere,
volare leggiadra sui tetti,
una colomba bianca.
Tra le sue ali nascondeva un dono prezioso,
non costoso e quindi non oneroso.
Un dono per tutti gli esseri umani,
speranza è il suo nome….
Sii per noi come il pane per gli affamati e cura per gli ammalati,
nel tuo nome invoco l’ amore che salvi questo mondo dall’ ombra della disperazione.
– 18/04/2017

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Pier Domenico Ciullini

POESIA: Queste quattro poesie le ho scritte a metà degli anni ’70, in un periodo in cui stavo malissimo!

L’ANSIA
L’ansia è come una schiacciasassi,
tutto stritola e schiaccia,
ed è sempre lì in agguato,
è sempre pronta a partire
sempre sicura di se, niente può
scalfirla o stritolarla.

LA GIOIA
Che terrore la vita
questa vita così triste,
così priva di gioia,
ma la gioia esiste?
Chi l’ha rubata?
Perché alcuni non possono averne
la sua piccola razione?
Altri invece soffocano
dall’abbondanza!

L’ATTESA
Che ansia il telefono
che non squilla!
Che tristezza la lettera
che non arriva!
Che assurdità la vita
che non da nulla!
Che angoscia l’attesa
per chi nulla attende!

LA VITA?
Chiuso in una gabbia
di occhi, il cui silenzio
fa assordire!
Fuori c’è la vita!

– 18/04/2017

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Pina Ardita

POESIA: Rintocco di campane…lontane.
Vorrei vivere su una terra senza nome
senza tempo
senza tocco di campane
senza credi
senza veli
senza incertezze
né bestemmie
senza infamie
o usurpazioni
senza divisioni
senza dolori
senza paure
vorrei vivere…
vorrei vivere domani. – 18/04/2017

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mariagnese ibba

POESIA: LA VITA è SOGNO

Nel tepido e latteo crepuscolo
risuonava il nostro ridere allegro,
si diffondeva nell’aria
come profumo di Primavera.
L’azzurro,
che cominciava a mutare,
dominava il mondo.
Gli odorosi assiemi di fieno,
sparsi nella distesa
di cui non si vedeva fine,
tra papaveri scarlati,
lasciavano immaginare
antichi amori, semplici
romantici,
capelli sciolti e lunghi
trecce annodate da nastri,
fili di fieno dorato
impigliati nei merletti
delle traboccanti sottane
tra giovani corpi.
Non era diverso
il nostro volersi,
di quando l’amore
mutava il fieno in seta
e i papaveri in rose.
Nulla cambia quando l’amore
imprigiona il cuore.
Le attese ombre,
che rivestono di mistero
ogni anfratto,calavano
con il permesso del sole
e univano in un unico disegno
i cuori.
Gli assiemi di fieno sparsi,
il bruire accorto
degli invisibili inquilini,
l’oscurarsi del cielo,
i sogni galleggianti nell’aria
e noi,amanti spauriti,
soli, padroni del mondo,
assisi all’ombra
di un assieme di fieno,
dove aleggiava l’amore,
come l’ossigeno nella vita,
a sentire la complicit
della natura oscurata dal sole,
ma inanellata da lucenti stelle.
– 18/04/2017

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Simone Russo

POESIA: La notte parla chiaro,
Pezzi d’immagine impressi sul suo manto scuro, soffochiamo guardando le stelle in mare aperto, in questo mare rosso porpora, combattiamo come dei soldatini di plastica mutilati da un bambino.
Danzavi un ballo spagnolo in questo caos, agitavi la tua lunga gonna e ti sbarazzavi dell’essere schiava in questo mondo.
Hai percorso il lungo corridoio della vanità, ci siamo persi nel labirinto dei gemiti.
Abbiamo la guerra dentro per sembrar uomini di fede. – 18/04/2017

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Maurizio Olla

POESIA: L’albero

Albero che proteggi il sentiero da sponda a sponda
estremità come robusti tendini di fionda.
Sei nato libero ma ora sei incatenato
da uomini crudeli a filo spinato.
Hai un muso curioso si può dire
della bella Gorgone ricorda le spire.
I tuoi rami lunghe dita di una mano,
la più piccola, là più in basso, la può stringere anche un nano.
Di ocra, grigio e cenere il tuo tronco è colorato,
solo di un lieve lembo verde adornato
Perché cadono lacere e pesanti le tue foglie?
Disperano forse oramai di abbracciare moglie?
Ma, ecco, vi giuro il vero,
se mi volgo al panorama intero
del castello al più alto torrione
fai da distinto anfitrione.
I suoi merli piccole chiome
avere il tempo per dare a ciascuna il nome!
Vedo dimore di elfi, orchi e mezzi uomini,
come il Maschio angioino tu le domini.
L’insolito rintocco delle sei e un quarto:
le mura di granito ammainano lo stendardo.
E di nuovo torno a te che sei molti e uno,
torno ai tuoi rami e vedo che non è contorto nessuno
li percorro sinuosi con un dito
paiono ora cavalli al galoppo all’infinito.
– 18/04/2017

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Patrizio Luciano Bianchini

POESIA: Immagini di guerra:
Fischia il cielo mentre la polvere copre l’orizzonte
Il fuoco è arrivato senza preavviso, prepotente
D’Improvviso il silenzio è gelato da un grido disumano
La paura come fumo penetra dappertutto
C’era un padre in quella stanza con il suo neonato…
Scoppiano i vetri, crolla il pavimento e tutto è distrutto
La terra trema e vorrebbe scappare anch’essa
L’edificio si frantuma sotto gli occhi innocenti e con lui l’Intera citt
In men che non si dica le macerie diventano tombe
L’unico riparo dai mitra sono le mani a tappar le orecchie
Poi tutto finisce, il fuoco fa ritorno portando con se i suoi trofei,
Un migliaio di anime in cambio della pace che prima aveva sottratto.
La paura si dissolve lasciando il suo posto al dolore
Anche le piccole anime innocenti sono coperte dal sangue
Le lacrime di una madre scendono giù fino al cuore
La guerra ha appena portato via la vita, i sogni e le speranze. – 18/04/2017

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Giuseppe Sciuto

POESIA: Adesso sei un androide immortale
e nell’anno 3025 hai già viaggiato
per tutto l’universo conosciuto,
hai visto questo e quello,
hai immagazzinati tutti quei dati
nel tuo elettronico cervello
geneticamente modificato,
ma ti manca qualcosa
che non hai più trovato…
chiudi le palpebre di titanio luccicanti
e ricordi il passato,
quando ancora avresti potuto
tenere – strette alle tue –
le sue mani delicate,
guardarla negli occhi suoi sognanti
e – in un tenero silenzio
di una calda notte estiva,
come il più felice naufrago del mare –
tra le sue braccia naufragare. – 18/04/2017

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Marco Quagliato

POESIA: Quando mi sento scarico
Della nausea ancora lo strascico
Non vorrei fermarmi a pensare
Cosa potrebbe farla terminare

Il tormento supera la vita
Ormai flebile, scondita
Senza più tanta profondit
Di spirito, sentimenti o semplicità

Leggera qualcuno questi versi
Prima o poi alla luce verranno
E per quanto sembrino maldestri
Qualche mio peccato espieranno

Il peccato di non saper più amare
O quella sensazione lì vicina
Avendo ormai altro a cui pensare
Non a questa cosa semplice, genuina

Complicare, se vuoi, è il mio mestiere
Oltre ad alzare un po’ il bicchiere
O con nessuna donna giacere
In questa notte scura, senza godere

E mi chiesi di spiegarti l’amore
A bocca aperta, con terrore
Mi lasciasti a recitar il sermone
Su come raccontar una passione

Con la tua bocca inerme, spalancata
Speravo d’aver la tua sete saziata
Lasciandoti qualche verit
Ma molti dubbi, senza pietà

Solo perché alla fine del tutto
Per quanto scontato e brutto
T’ho lasciata con l’amaro sul palato
Non sapendo se prima tu abbia amato

Scoprire d’averti lasciato un solco sulla pelle
Mi farebbe quanto mento toccar le stelle
E che vergogna provo guardandoti
Le gambe, il viso, bramandoti

Cerco di stare appollaiato
Come un avvoltoio in attesa
Aspettando il momento adatto
Potendo urlare “L’ho presa!”

Una domanda quasi spontanea
Fa capolino tra i miei pensieri
Per quanto tu sia un’estranea
Mi pensasti un giorno, ieri?

Oh, per fortuna esiste il sesso femminile
Riuscite a togliere da uno come me
Seppur fredda, scontata e sterile
Sorta di nuova poesia, ahimé!

Sai che da quando ti ho notata
La bussola guida della mia razionalit
Tra i sorrisi e le tue mani, ho smarrita?
Ora sto un po’ esagerando, per carità

Ma per me una cosa nuova
Ha sempre qualcosa di affascinante
Bisogna che qualcosa mi smuova
Anche se mi sento così impotente

Attendevo, fremendo d’impazienza
Quel fringuello di conoscenza
Denominato ispirazione

Sepolto nella mia magione
Sorpreso dall’aprirsi del portone
Entrò, bella, con veemenza.

“Mi perdoni, sua imminenza”
Esclamai, con fare gentil
Senza però risultar servile

“la sta stavo aspettando signora
Ma benchè tarda sia l’ora
Vorrei farle alcune domande”

Accavallando le scheletriche gambe
Riversò la sua bellezza, con fare sprezzante
Tra la poltrona e il letto

“Mio caro uomo di nobile intelletto
Io non appaio a chi mi prega come una divinit
Solo mi faccio veder da chi la belt
Conosce appieno, in tutte le sue forme
Seguendone passo passo le orme
Giunge a scoprirne il suo aspetto multiforme
Come una specie di gioco”

Capendoci in realtà ben poco
Decisi di sistemare le poesie
Stralci, eiaculazioni e mille frenesie

Racchiuse in misera, volgare cellulosa
Scritte in rima o forse in prosa
– 18/04/2017

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