Alexandra Burkovich

POESIA: Non ho paura di morire senza morte.
Restituiscimi ciò che è mio
Sei cosi vicina…
Un’altra onda e ti sarò addosso
Di noi due resterà una
Chi non è nata per sopravvivere. – 07/02/2017

Please follow and like us:

BEATRICE MARCHEGIANI

POESIA: LA BELLA ADDORMENTATA

dorme un sonno di millenni
la BELLA ADDORMENTATA
nel suo letto di terra scura
segna l’orizzonte pallido
della mia terra
il profilo di roccia dura
come un’antica scultura
appena abbozzata
da un antico maestro
che ha dimenticato il sogno
di un capolavoro eterno

LA BELLA ADDORMENTATA

dorme il suo sonno di millenni
la Bella Addormentata
nel suo letto di terra scura
segna l’orizzonte pallido
della mia terra
il profilo di roccia dura
come un’antica scultura
appena abbozzata
da un antico maestro
che ha dimenticato il sogno
di un capolavoro eterno
adagiato lassù,nell’incanto
di un rosso tramonto
tra lingue di fuoco acceso
e schegge di cielo violetto
cime protese all’infinito,
merletto di creste ineguali
delimitano lo spazio irraggiungibile
eppur quotidiano e vicino
scenario divino di una terra
addormentata
dimenticata
trasognata.

– 07/02/2017

Please follow and like us:

Gaetano Russo

POESIA: Nell’Ora Tetra si desta l’antico nemico.
Solleva il suo calice d’ossa e sangue.
Sopra la cupa mezzanotte allunga i suoi domini,
come un re incoronato dalle ombre.
Il reame di avvizziti fanciulli
si inchina al suo passaggio.
Striscia tra i sudditi ingobbiti
il Regnante decaduto, unico servo senza padrone.
Solleva il suo calice di ossa e sangue e beve
come un vecchio ubriacone.
Il vino e il sangue, Dio e il Regnante,
brindano alla mensa del Signore.
Non giunga l’alba, non sorga il sole.
La notte è una fiera nera con un nodoso bastone.
Il sole è la triste canzone di un uomo sepolto.
E giunge infine su ali di morte.
Le ombre si addensano,
tetri spettri sulla soglia del mondo.
Il vecchio Regnante consuma il suo pasto.
Reclina il capo sul ceppo scarlatto,
le labbra socchiuse, la lingua sul petto.
Il Re decaduto spalanca le membra e squarcia il torace del nascituro,
gli artigli di pietra,
il muso di fiera.
Il sangue e il vino diventano uno, fondendosi in un respiro,
come labbra unite in un bacio.
Il petto magro sussulta,
si gonfia, riposa come una fiera sul masso.
I servi stanno a guardare
come spettri ad un funerale,
gli occhi spenti come morte lanterne.
L’antica follia sul mondo si posa,
come il sudario di una morta sposa.
Gli uccelli son morti, i tronchi spezzati,
gli amanti sul ceppo decapitati.
Una vecchia canzone risuona lontana, come una nenia da voce di strega.
Il piccolo corpo giace supino.
I servi discinti bevono il vino.
Il nuovo Sovrano si erge maestoso,
il capo cinto d’alloro.
Una giovane voce piange lontana,
si strozza, si spegne.
Una corda pende dal ramo,
il cappio dondola irrequieto.
Una strega penzola,
il collo spezzato.
Un corvo si posa distratto sul capo della megera.
Il braccio si muove di scatto,
la mano si serra sul collo piumato;
lo schiocco sommesso di un ramo spezzato.
Il tetro pennuto si accascia,
scivola lento sul capo morente e piomba sul nero fogliame.
Due occhi come fornaci lo stanno a guardare.
La morte corre veloce.
La vecchia cappella si staglia sul ventre della collina.
Un magro becchino spala la terra fischiando un allegro motivo.
La lingua accarezza le labbra smunte e saggia la bruma,
come acqua di fonte.
L’uomo sogghigna beffardo,
la morte sul viso.
Si immerge nel freddo sepolcro.
La bara si staglia sul fondo,
logora e vecchia presenza,
neonato sepolto in un ventre di terra.
Il magro becchino leva la pala e spacca i sigilli con foga inumana.
Accorto, solleva il coperchio.
Sul letto di seta riposa la sposa,
pallida come la luna.
Una bruma sottile si spande sul ventre del mondo.
Le lapidi sono in rovina,
il tempo è un amante geloso.
Il magro becchino si stende con garbo,
la mano sul ventre contratto.
La sposa l’accoglie nel gelido talamo.
La sorda campana risuona blasfema come la voce di un folle profeta.
La carne corrotta vibra d’un tratto,
la sposa si desta.
Con mani forti e fredde di morte,
strangola il vecchio becchino.
L’uomo miagola un verso strozzato,
il corpo che anela un respiro.
La sposa sorride beffarda,
la bocca rigonfia di larve.
Una tetra canzone risuona lontana.
Fetore di morte, piscio e declino.
La sposa stringe il suo amante,
l’accoglie nel petto come un bambino.
Un riso diabolico risuona giulivo.
La bara sprofonda nel ventre del mondo.
Gli amanti si stringono, le dita intrecciate, le labbra serrate.
Un ragno tesse la tela, un rospo gracida affranto.
La lapide sorda si inclina, nell’aria s’ode il clangore di un maglio.
La morte è un vecchio orologio.
– 07/02/2017

Please follow and like us:

Matteo De Pascalis

POESIA: Vita breve

Cresciuto in una camera oscura,
accecante come un flash
e duraturo allo stesso modo,
lungo una sola direzione, purtroppo.
Riempie la bocca, gli occhi e la testa
perso in un bacio prima e
in una scopata poi, tristemente.
Una moneta con due facce uguali,
immaginando cosa sarebbe successo,
se fosse rimasta in piedi,
almeno una volta, avrei soffiato
per farla cadere dalla parte giusta, la tua.
Rubare una foto all’Amore e tenerla lì,
per non sgualcirla, rovinarla
o bagnarla con lacrime di miele,
inutili per far crescere il seme di un Noi
mai piantato, in primavera.
Un elastico che non si rompe
per quanto possa essere tirato,
che ritorna ogni volta e
lascia segni sulle dita,
indelebili, le stesse che hanno capito,
un giorno ormai lontano,
cosa vuol dire toccare,
dopo aver accarezzato il tuo volto,
le tue labbra appena schiuse
che chiedevano un bacio ancora,
per favore.
Ridotto, chissà come e con che meriti,
ad elemosinare un pó del tuo tempo,
un pó della tua attenzione, adesso di altri,
gli stessi che una volta “non avranno nemmeno un minuto di me”,
imparagonabili, dal verbo,
a quello che era nato e adesso morto,
prima dato e adesso tolto,
a due cuori spesso racchiusi uno nell’altro.
Emozioni che vivo per due, ora,
troppe per il mio petto,
che adesso è pesante e pieno
del più doloroso punto di domanda mai scritto dalla mia inutile testa pensante che, ancora, spinge via chiunque altra perché loro non sono te,
ancora una fottuta volta
governa una mano capace di scrivere solo di te,
e follemente,
continuo ad amarti,
ti amo ogni oggi più di ogni ieri. – 07/02/2017

Please follow and like us:

Elena Nen

POESIA: CON PASSI LUNGHI HO CAVALCATO IL TEMPO

Con passi lunghi ho cavalcato il tempo,
andando sempre contro il vento.
Con passi lunghi l’infanzia è andata,
scritta su foglio di carta, arrotolata.
Buttata poi nel angolo più buio, dimenticata.

Con passi lunghi ho cavalcato il tempo,
ho perso cose belle, cose vere.
L’adolescenza ti mette alla prova,
vince chi rallenta, chi la vita frena.
Il piede mio accelera, oltre confini vola.

Con passi lunghi ho cavalcato il tempo,
come una conchiglia senza il suo guscio.
E ho volato come un aquila, verso la liberta,
con il desiderio di un malato verso la vita.
Sprofondando nella vicissitudine tristezza.

Con passi lunghi ho cavalcato il tempo,
bruciando le più belle tappe della vita.
Come un libro che volto le pagine in fretta,
lasciandomi portare dall’euforia, via.
Pensando di conoscere il volere dell’anima.

Con passi lunghi ho cavalcato il tempo,
prendendo una strada senza ritorno.
Adesso ferma, su un letto, immobile io sento
Il tintinnio delle macchine che mi tiene in vita,
col desiderio di ritornare indietro e,
a passi corti, assaporare la mia vita.

Elena Nen – 07/02/2017

Please follow and like us:

GIUSEPPE ASARO

POESIA: AUTUNNO

Il tuo silenzio quieta il mare
E spoglia gli alberi.
No,non è muto, ma pieno di parole,
Che il vento non può trattenere.
Le foglie assecondano il tuo lamento
e cadono secche e inermi al calpestio
di chi rincorre la propria solitudine.
Lo so non ti piace essere quiete
tra la stagione del sole
e la fredda e umida nube.
Il ciclo delle stagioni ti
ha affidato tale ingrato compito,
come noi soffriamo la calda stagione
di una effimera gioventù
– 07/02/2017

Please follow and like us:

Giulia Scarpato

POESIA: Ho l’odore del pane alle olive

Quel giorno il pane appena sfornato perse il suo profumo; la gente non lo comprò più.
Ma, credetemi, se vi dico che quel pane odorava. Eccome se odorava!
Aveva il profumo dell’ultimo giorno di mare e del primo bacio che mia madre mi diede.
Erano le persone che non potevano più cogliere quel meraviglioso odore: avevano perso il loro Amore.
Avevano le mani per toccare, ma erano mani che toccano e non sentono più.
Anch’io, come loro, persi il tatto, l’identità.
Si guardavano allo specchio,
tutti allo stesso modo:
corpi.
Corpi che oscillano, che vagano vuoti.
Io persi gli abiti: ero nuda di fronte al mondo
e i miei difetti erano lì, sbattuti in faccia a tutti.
Persi tutto, tutta me,
persi gli altri, persi lui e persi di nuovo tutto.
Senza te ho perso il nord.
Avanzo, perché altro non so fare,
ma ignoro la strada,
mi inabisso nel vuoto
e cedo.
Fu così che mi arresi ed, ormai in ginocchio, piansi.
Parlai ai passanti e gli insegnai che,
solo perdendosi un po’, si riesce finalmente a trovarsi.
Io sapevo dov’ero:
quello era il posto in cui mi inginocchiai e piansi.
Non mi occorreva più alcun vestito
o una mano da stringere
o una bussola.
Quel giorno guardai avanti, toccai una vetrina che mi rifletteva
e sentii il calore del vetro, il rumore del vento
e sorrisi, perché sapevo cosa volevo.
Entrai in quella piccola bottega e comprai del pane alle olive.
Aveva il suo profumo, ma sembrava diverso…
come se lo conoscessi da una vita.
Forse odorava di me. – 07/02/2017

Please follow and like us:

Pietro Tafuto

POESIA: Serenamente percorro
la mia rovina.
Passa l’autunno
su tutto trionfa la terra.
Tornerà la primavera
per qualcun’altro.
Ma tu resta qui
che se è vivere
il volo di una foglia
tu sei vento. – 07/02/2017

Please follow and like us:

monique zou

POESIA: LA STANZA BUIA,

La stanza buia, vado a letto
Da molti anni, freddo e vuoto,
Mi manchi e accendo la luce,
Mi sdraio,mi segno della croce,
io sono a quattro passi da te,
Ma un’altra giace accanto a te…
Mi volto verso il comodino,
Il rosario, che fa da corona
Alla nostra foto, s’illumina
Per fluorescenza, è l’Amore:
Il mio, che mai non muore,
Cosi mi riscaldo lentamente,
E’ uno scherzo della mente?
Con tutti ricordi del passato,
Sento che mi sei accanto… – 07/02/2017

Please follow and like us: