ladu francesco

POESIA: TEMPORALE
Finalmente il temporale è arrivato
ci son stati tuoni e lampi
e tanta acqua per i campi
alle quattro del mattino mi ha svegliato.
Era da molto che non pioveva
l#039;acqua è scesa serena ed ordinata
nessuna cantina èstata allagat
Dio…quanta sete la terra aveva!
Più di un agricoltore si è rallegato
dovevo andare ad innaffiare
andrò al mare a nuotare
anch’io son rimasto soddisfatto.
– 23/01/2018

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Todesco Theva

POESIA: Il tempo sfuggente.

Non mi piace il tempo, é cattivo.
Va troppo veloce ed io non riesco a seguirlo.
Io non so correre, ma il tempo corre, corre insieme
alla felicità ed io sono incapace di correre.
Devi essere veloce per prendere tutti e due, ma io
come faccio a prenderli? Non prenderò mai il tempo
e mai la felicità. Però la felicità a volte si ferma,
si stanca, ma il tempo non si stanca mai.
Corre sempre, corre ogni giorno, corre più veloce.
Il tempo scorre troppo veloce. Tempo fermati anche tu.
| sorgente: https://www.google.it/ – 23/01/2018

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marino Gaetano

POESIA: Molti sono i ricordi che affiorano nella mia mente, gioie e delusioni in cui ho creduto veramente. Ricordo quando ero bambino e non avevo mai conosciuto l’amore, però sempre felice e non sapevo cos’era il dolore. Poi crescendo diventai    un’ adolescente, provai uno strano sentimento di cui non ne sapevo niente, sentii il mio cuore battere forte fino ad impazzire, mai poi tutto finì male facendomi soffrire! Che testardo che è il mio cuore, sempre pronto a trovarsi un nuovo amore..ma poi si accorge che facilmente si è illuso! Perché tutto era un equivoco e le speranze e i sogni muoiono..e mi rimane un cuore deluso! Ricordi che non sembrano neppure ricordi. Alcune volte ho l’ impressione di essere nel passato perché; provo una sensazione che già ho provato, quella di essere amato! | sorgente: http://m.facebook.com/ – 23/01/2018

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Polverino Patrizia

POESIA: Ti ho riservato un posto nascosto
Nel cantuccio del mio cuore
Per proteggerti dal male,
Dalle incertezze,
Dalle fragilità,
Dalle parole altrui.
Ti ho tenuto come si tiene un oggetto prezioso,
Quel che sei per me. | sorgente: https://www.google.it/ – 23/01/2018

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Quell’Oller Alessandro

POESIA: Chi ha amato…

“Tra le ombre del buio, dove una luce di candela muore
Risplendendo gli occhi di un dolce angelo,
O quelli di un demone senza cuore
Senza vangelo le parole fredde come il gelo;
Un bambino, forse un uomo, probabilmente un vecchio
Assapora un attimo fuori dal dominio del tempo, un sogno,
Un incubo o forse l’acqua del pozzo raccolta dal secchio
Che crea visioni, libere da qualsivoglia umano bisogno,

La persona scrive ciò che vede su un foglio
Perché la sua forma umana si è frantumata
Come una maestosa onda su di uno scoglio,
Parole che parlano di una donna amata
Di nemici odiati o di terre lontane;
Versi per una dama mai incontrata
Mostri stanati, dalle loro tane
Una Nemesi che mai verrà superata,

Ora si sente il caldo del loro rancore
Ma se quei mostri siamo noi
Vuol dire che siamo privi di amore?
Perché non si tratta di voi
Quando si vive non esiste “io” e “tu”
Esiste un’umanità anche se non lo si voglia
Dio disse Luce e la Luce fu;
Anche se l’uomo è ormai oltre quella soglia,
Non ha ancora spento quella luce
Perché c’è qualcosa di più grande,
E anche se la tenebra lo seduce
Non ha risposte alle sue domande;
E la sua luce artificiale lo acceca
Privo di emozioni e sentimenti
L’uomo è solo una bestia cieca
E perde il susseguire degli eventi,

Convinto di avere il mondo nella propria mano,
Solo un vuoto senso di estraniamento dalla storia
Niente passato, niente futuro, niente di umano,
Eliminazione di qualsiasi precedente memoria
Soffocamento di ogni pensiero
Annientamento e annichilimento
Iniezione a tutti di quel siero:
Chiamato ignoranza, nessun tormento,

L’unica guida fu l’egoismo
Ed ora che siamo davanti al niente finale
Vediamo il nostro sadismo,
E nei nostri occhi rispecchiamo il male;
Ed è appunto quello, solo che lo abbiamo sempre chiamato bene
La ricchezza, il successo, la nostra condanna all#039;inferno e le sue pene,

Mi chiamo uomo e sono come tutti quanti sono,
Sospeso tra il nulla e il forse, dell’esistenza
Pregando per il secondo, implorando perdono
Per ciò che ho fatto e tormenta la mia coscienza,
Ma bisogna anteporre la propria avidit
Ed inchinarsi davanti al dolore,
Per imparare che cos#039;è la libert
E rammentare almeno un colore,

Prima di affogare nel buio di un mondo spento
Bisogna imparare a vivere e ricordare
Apprezzare ogni nostro singolo momento
E prima di morire imparare ad amare,
Cosicché anche senza avere una sicurezza
Sapremo di non aver buttato via la nostra vita
Anche senza avere una minima certezza
Sapremo comunque di averla avuta vinta,
La morte non vincerà, chi ha amato si sopravvivrà.”

| sorgente: http://www.poetipoesia.com/ – 23/01/2018

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Bellu Giuseppe

POESIA: Rallento il passo
Vedo la vita
Mangio le pietre
Scopro gli anelli di congiunzione tra alberi che cercano il cielo e fiori che respirano acqua da vasi sospesi su muri che accolgono foto che nessuno vuole dimenticare
Rallento il passo
Vedo la luce
Mangio la luna
Ascolto il cantare di volatili che cercano il volto di chi li ha sospesi tra la pace di corpi distesi prima del tempo per la pace di un sapere senza il sostegno del ciclo terreno
Andare avanti sembra tornare indietro senza fermarsi a guardare il sentiero
Rallento il passo
Guardo le stelle
Vedo un unico sole
Cammino fra uomini tornati alla terra per rifiorire nella vita dell unico seme chiamato sopra il creato
compaiono stelle dentro un unico occhio tra ferro e fuoco del primo risorgere
Le foglie che cadono non sentono nessun distacco dal loro filo dell ultimo ramo a cui è mancata la luce
Sembra che un tempo non sia mai passato
Sembra che L acqua scorra per stare insieme al suo sole
Sembra che le pietre raccolgano forza dal suono di ogni campana
La bellezza è appena compiuta su petali che aspettano farfalle spinte a scappare dai confini socchiusi di una terra sconosciuta a chi non perde se stesso
Si muove un anima perché arrivi al Maestro senza che il Maestro arrivi all anima .
G.B. | sorgente: http://instagram.com/ – 23/01/2018

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Valeria Smaniotto

POESIA: Quel giorno

le forze venirono a mancare
I pensieri si fecero più nitidi
Sensazione di vuoto

stanca di lottare
stanca di difendermi
stanca di non essere accettata
stanca di non essere creduta
stanca di non essere amata

Ero tanto stanca

In silenzio e in segreto
Mi avviai verso il cielo

Camminai
Senza fatica
Senza tempo
Senza dolore

Mi avviai

Tutto attorno a me
Il cielo blu terso

Davanti a me
Sagome riconoscibili
Non distinte
Donne e uomini di spalle
con vesti bianche trasparenti
Un bimbo, una bambina accovacciati a terra

8 passi
Bastano 8 passi
E ci sono

1
2
3
4

Riesco quasi a toccarli

Il cielo si fa Tempio
Si fa casa

5

Serenit
Leggerezza
Fine del dolore
Sorriso
Risa
Amore
Dolcezza
Consapevolezza
Unione
Senza parlare
Calore
Tenerezza
Fiducia
Musica
Il mio corpo non esiste più
Sto diventando tutt#039;uno con il cielo

La porta non c#039;è più

6

Respiro
Sorrido
Leggerezza
Apertura
Saluto il passato
Ci sono quasi

7
….un Urlo…

Sparisce tutto

Mi riaddormento

Ricerco quel vivere
Non riesco più a trovarlo
Lo cerco
Non c#039;è più
Se n#039;è andato

Mi abbandono
all#039;impotenza
al disarmo

Mi risveglio
Tra lenzuola bianche
odoranti di soda
Dolore alla gola
Maschera dell#039;ossigeno
Aghi infilati nel braccio
Un uomo e una donna vestiti di bianco
mi guardano e dicono:

“Tutto a posto è tornata”

No non sono tornata
Sto ancora là

Quelle senzazione
Divenute il mio credo
Sulla terra

Ora tutto
Ritace
Lascio andare

VIVO…..

Valeria Smaniotto – 23/01/2018

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PECCARISI LUCIA

POESIA: VINCONO I SOGNI

Mi hai lasciato il giorno
rubandomi la notte.
E da silente come sei,
CANCRO,
non ti sei accorto che i miei sogni
sono ancora tutti qua.
Viaggia tu nel buio,
la mia strada illuminata resterà.

| sorgente: https://www.google.it/ – 23/01/2018

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Canini Gerardo

POESIA: Il fungo di Hiroshima

Quel sei di agosto
dell’anno quarantacinque
del secolo scorso
quaranta chili di morte
piovvero sulla citt
ch’era sveglia a metà:
trascorse erano le otto
quando un rombo sinistro
ammutolì il brusio
nelle piazze e nelle vie
della grande Hiroshima;
un’immane tragedia
stava per abbattersi
sulle teste innocenti
di milioni di genti.
Orrido spettacolo:
con bagliore accecante
in un solo istante
un fungo gigante
salì alto nel cielo
seminando fumo nero.
Fu padre Pedro Arrupe,
a cui si deve grande lode,
a prestar i primi soccorsi
e a narrar poi alle genti
le scene raccapriccianti
a cui assisté sgomento
quel tragico mattino
del mondiale conflitto. | sorgente: https://www.facebook.com/ – 23/01/2018

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Marozin Lara

POESIA: Risveglio
Non mi riconosco più
Sulle tue braccia
La mortalità si riposa tra gli aranci
E la mia mano e illuminata
Dalla sostanza del giorno.
I metalli vivono un febbrile rapidità.
Mi annuncerò col dolce profumo,
Sul tamburo della risata
Quando il ritmo concilier
Menzogne intime. | sorgente: http://m.facebook.com – 23/01/2018

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